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Cappotto termico, come valutare il rispetto delle distanze

di Paola Mammarella

Una sentenza della Cassazione fornisce spiegazioni di estrema attualità per l’accesso al Superbonus 110%

Vedi Aggiornamento del 06/08/2020
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Foto: Rudmer Zwerver ©123RF.com
30/07/2020 – La realizzazione del cappotto termico potrebbe scontrarsi con le norme sulle distanze tra edifici. La Cassazione, con la sentenza 15698/2020, ha spiegato come valutare se l’intervento provoca un danno ai vicini. Una pronuncia molto attuale, soprattutto per i contribuenti interessati ad avviare i lavori agevolati con il Superbonus 110%.
 

Cappotto termico, il caso

La Cassazione ha esaminato il contenzioso sorto tra i proprietari di un terrazzo e il condominio adiacente, su cui si stavano svolgendo i lavori per la realizzazione del cappotto termico sull’involucro dell’edificio.
 
Secondo i proprietari del terrazzo, l’opera, che aveva uno spessore di 10 centimetri, aveva causato uno sconfinamento nella loro proprietà.
 
Il rappresentante del condominio aveva invece sottolineato che il cappotto termico si trovasse ad un metro di altezza dal piano di calpestio del terrazzo, che rimaneva quindi libero. Sulla facciata del condominio era inoltre presente, in precedenza, una tubazione, quindi la nuova sporgenza non avrebbe procurato alcun danno ai proprietari del terrazzo.
 

Cassazione: cappotto termico e distanze

I giudici hanno spiegato che, in base all’articolo 840 del Codice Civile, "il proprietario del suolo non può opporsi ad attività di terzi che si svolgano a tale profondità nel sottosuolo o a tale altezza nello spazio sovrastante, che egli non abbia interesse ad escluderle”. Trasferendo questo principio al caso esaminato, questo significa che, se il cappotto termico è realizzato ad una altezza tale da non provocare danno o disturbo ai proprietari del terrazzo, i lavori devono essere considerati regolari.
 
È onere dei proprietari del terrazzo, hanno aggiunto i giudici, dimostrare la presenza di un eventuale danno causato dall’intervento. Danno che può essere immediato o futuro, perché ad esempio la sporgenza del cappotto potrebbe precludere ai proprietari la possibilità di realizzare, in un secondo momento, una sopraelevazione.
 
Dato che il cappotto, secondo le valutazioni dei giudici, non avrebbe arrecato alcun danno ai proprietari del terrazzo, la Cassazione ha dato ragione al condominio e respinto le richieste dei proprietari del terrazzo vicino.
 

Cappotto termico, Superbonus 110% e distanze

Il caso esaminato dalla Cassazione è di estrema attualità perché, con l’arrivo del Superbonus 110%, saranno in molti a valutare la realizzazione di un cappotto termico. Per ottenere l’incentivo è necessario dimostrare che l’intervento ha prodotto un miglioramento di due classi della prestazione energetica dell’edificio.
 
Lo spessore del cappotto termico potrebbe quindi essere notevole e, forse, creare problemi con le norme in materia di distanze tra edifici. Questo dubbio è stato espresso ieri dal Ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Patuanelli, intervenuto in Commissione parlamentare di vigilanza sull’anagrafe tributaria, sulle disposizioni attuative delle misure di efficientamento energetico previste dal Decreto Rilancio.
 
Ricordiamo che, per facilitare la realizzazione degli interventi di efficientamento energetico, il Decreto Efficienza Energetica (Dlgs 73/2020), entrato in vigore ieri, prevede che, negli interventi di manutenzione straordinaria, restauro e ristrutturazione edilizia, il maggior spessore delle murature esterne e degli elementi di chiusura superiori ed inferiori, necessario ad ottenere una riduzione minima del 10% dei limiti di trasmittanza, non deve essere considerato nel computo dei volumi, delle altezze, delle superfici e dei rapporti di copertura.


Per ottenere una riduzione minima del 10% dei limiti di trasmittanza si può inoltre derogare alle norme nazionali, regionali o dei regolamenti edilizi comunali in materia di distanze minime tra edifici, dai confini di proprietà, di protezione dal nastro stradale e ferroviario e in materia di altezze massime degli edifici. Non si può invece derogare alle distanze minime riportate nel Codice Civile.
 
Per massimizzare il ricorso al Superbonus ed evitare che il contribuente venga coinvolto in un contenzioso con i vicini, o con il Comune, il Governo potrebbe decidere di fornire una bussola normativa per coordinare le diverse disposizioni. In alternativa, si procederà caso per caso analizzando le norme del Comune in cui si trova l'edificio su cui intervenire e, in presenza delle condizioni previste dal Decreto Efficienza Energetica, dovrebbero essere consentite le deroghe necessarie alla realizzazione delle opere. Un'altra ipotesi ancora è che il Governo, dopo il periodo di sperimentazione, in cui valuterà l'impatto del Superbonus, si accorga che le norme in materia di distanze rappresentano un ostacolo alla realizzazione del cappotto termico nei centri urbani e decida di introdurre misure ad hoc.
 

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