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RISTRUTTURAZIONE Superbonus, quando è agevolabile il consolidamento di opere esterne al sedime dell’edificio
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Umidità di risalita, contrastarla con la barriera chimica

di Rosa di Gregorio

In soluzione acquosa o con solventi, posata con tecnica a lenta diffusione o a pressione, la barriera chimica abbinata a trattamenti antisale e intonaci deumidificanti crea un efficace ciclo di risanamento

Vedi Aggiornamento del 08/03/2021
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Foto: ©Volteco
31/08/2020 - Tra i diversi cicli di risanamento delle murature colpite da umidità di risalita vi è quello realizzato mediante i sistemi antiumidità a barriera chimica.

La barriera chimica è un trattamento che prevede l’immissione di prodotti idrofobizzanti all’interno di opportuni fori realizzati alla base della muratura da risanare. Tali composti, a seguito di una reazione chimica, polimerizzano, come se si vetrificassero, impedendo così la risalita dell’umidità. Le miscele di barriera chimica possono essere a base di silani o siliconi, siliconati, silossani, microemulsioni di siliconi.

La barriera chimica può essere applicata su murature umide realizzate in mattoni, pietra naturale, tufo, miste, cemento, ecc. Ma, affinché l’intervento sia efficace è indispensabile che le murature siano omogenee (non devono presentare numerose fessure o crepe), compatte, stabili e non eccessivamente umide.

Per questo motivo, sarebbe auspicabile fare delle indagini preliminari e di monitoraggio, per conoscere l’effettivo contenuto di acqua nella muratura e lo stato fessurativo. Il riferimento normativo per queste indagini strumentali è la UNI1121.
 
Una barriera chimica deve avere bassa viscosità e lenta velocità di polimerizzazione, in modo che il fluido possa penetrare correttamente e distribuirsi in modo omogeneo. Le barriere chimiche possono essere in soluzione acquosa o disciolte in solventi.

La barriera chimica ad acqua è un prodotto ecologico e non tossico utilizzabile anche all'interno, penetra più facilmente diffondendosi per capillarità, questo consente un’ottima impermeabilizzazione dei pori; di contro non permette di ripetere il trattamento più volte sulla stessa superficie, poiché l'acqua una volta asciutta andrebbe a respingere tutto ciò che contiene acqua.

La barriera chimica con solventi è un prodotto con bassa viscosità, ma i solventi accelerano la velocità di polimerizzazione con il rischio di ridurre l’efficacia della barriera, rischio che può essere superato se venisse adottato il giusto metodo di iniezione, inoltre questa tipologia di barriera impedisce il trasporto dei sali igroscopici.

Umidità di risalita, contrastarla con la barriera chimica  Foto: ©PETER COX


Barriera chimica, tecniche di iniezione

Le tecniche di iniezione possono essere realizzate secondo un sistema a:
- caduta, detto anche a gravità o lenta diffusione;
- pressione.

Il sistema a lenta diffusione è generalmente usato con miscele di barriera chimica in soluzione acquosa che avendo lunghi periodi di polimerizzazione richiedono una lenta diffusione del prodotto.

Il sistema si riconosce dal fatto che sono utilizzati dei recipienti graduati associati a dei tubi iniettori che immettono il fluido molto lentamente, tale spostamento avviene per gravità. Con questo sistema tutti i pori saranno idrorepellenti perché la diffusione avviene per capillarità. Tempo di posa e tempo di asciugatura saranno ovviamente maggiori rispetto al sistema a pressione.

Bisogna sottolineare che si può ricorrere a questa soluzione quando la muratura non è eccessivamente umida poiché, l’eccessiva presenza di acqua e/o di sali potrebbero bloccare la polimerizzazione.

Il sistema a pressione è generalmente usato in abbinamento alle miscele con solvente che avendo tempi di polimerizzazione più rapidi necessitano di una velocità di iniezione anch’essa più elevata.

Il sistema a pressione è realizzato generalmente con pompe calibrate con pochi bar pressione o anche direttamente con pistole erogatrici per sigillanti. La pressione espelle l'acqua presente nei pori e fa penetrare il liquido. Tempo di posa e di asciugatura sono molto ridotti. La buona riuscita di questa tecnica dipende dalla compattezza della parete; più compatta è la parete tanto più il fluido penetra in modo regolare ed omogeneo, al contrario adottare questo sistema in murature non compatte e caratterizzate da numerose fessure e lesioni, vanificherebbe la riuscita dell’intervento poiché a motivo della pressione il fluido “cercherebbe” la strada più facile in cui infiltrarsi, come la fessura, e questo potrebbe anche comportare ulteriori danni alla struttura.

Si deduce chiaramente che la scelta della tipologia di miscela e della tecnica di iniezione devono derivare da un’attenta verifica dello stato di fatto della muratura su cui si deve intervenire; pertanto, anche se il sistema “appare di facile applicazione” è consigliabile sempre affidarsi a professionisti specializzati.

In ultimo, la sola applicazione della barriera chimica non risolve definitivamente il problema, bloccherà dal momento della posa in poi la risalita dell’umidità, ma sarà necessario completare il ciclo di risanamento per ottenere ottimi risultati. I muri saranno colmi di sali che provocheranno rigonfiamento qualsiasi prodotto verrà posto in seguito. Quindi bisognerà procedere, dopo la barriera chimica, dapprima con un trattamento antisale per eliminare le efflorescenze e sub-efflorescenze e poi alla posa di un intonaco deumidificante macroporoso.


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