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AZIENDE

AERtetto per l’ex Ospedale Psichiatrico di Udine

02/09/2020 - Un grande complesso testimone di un periodo difficile per la storia della città e del nostro paese, una vera e propria cittadella che in passato aveva ospitato malati psichiatrici e che dopo un articolato intervento di recupero rinasce a nuova vita per accogliere funzioni diverse: culturali, terziarie, amministrative. AERtetto ha contribuito al recupero di uno dei fabbricati dell’ex Manicomio provinciale Sant’Osvaldo, oggi adibito a uffici dell’Azienda Sanitaria Universitaria di Udine.

Il complesso
Era uno degli ospedali psichiatrici più grandi d’Italia, con trentatré edifici, nei quali, in tutto il suo periodo di attività ha ospitato oltre centomila pazienti. All’interno del suo perimetro, immersi in ampie zone verdi, si trovavano diciassette padiglioni indipendenti di diversa forma e tipologia. Strutture a pianta rettangolare, quadrata, a U, a T, a L e molto altro; volumi non altissimi, massimo uno o due piani fuori terra, costruiti con tecnologie diverse e materiali differenti. Insomma c’era un po’ di tutto nell’ex Ospedale Psichiatrico di Udine, conosciuto anche come Manicomio Provinciale Sant’Osvaldo o ancora come “Città dei Matti”, inaugurato nel 1904 seguendo i principi psichiatrici di Giuseppe Antonini, allievo di Cesare Lombroso, tradotti in manufatti edilizi dall’ingegner Gian Battista Cantarutti, allora Capo dell’Ufficio Tecnico Provinciale.  Il progetto del 1902 prevedeva un impianto planimetrico dall’impostazione simmetrica, con la suddivisione netta tra ospiti maschili e femminili e l’identificazione di tre macroaree funzionali, separate da ampi viali alberati e spazi verdi, frammisti ad aree a specifica funzionalità medico-sanitaria, la cui sequenza coincideva con i differenti stadi della malattia: tranquilli, furiosi e dozzinanti.

Quello di Udine era poi il primo manicomio italiano a essere privo di alte mura perimetrali di contenimento, sostituite da una cancellata continua, per cui lo scarso impatto percettivo era ulteriormente affievolito dalla presenza in posizione avanzata di alberi ad alto fusto. Al manicomio si accedeva attraverso una strada carrabile, collocata a nord-ovest, grazie alla quale la struttura immersa nel verde risultava quasi occultata alla vista delle persone dirette in città. Una struttura che venne rapidamente ampliata negli anni immediatamente successivi alla sua edificazione per far fronte alla crescente richiesta di posti con la realizzazione di nuovi padiglioni, alcuni dei quali dedicati ai malati infettivi.

Gli anni della deistituzionalizzazione sono stati particolarmente critici e ricchi di incertezze. Per risolvere il problema della gestione degli ammalati e del riutilizzo delle architetture, la Regione Friuli-Venezia Giulia predispose una delibera di “superamento” dell’ospedale psichiatrico connotandolo come residenza sanitaria, ma senza predisporre un vero piano di trasformazione. A seguito degli interventi legislativi del 1996, la struttura udinese diviene oggetto di una sperimentazione significativa, promossa dall’Azienda per i Servizi Sanitari, finalizzata alla riconversione della spesa per l’assistenza sanitaria residenziale in progetti di salute personalizzati. Parallelamente venne avviato un processo di riqualificazione architettonica, paesaggistica e botanica e di valorizzazione delle cooperative sociali, situate anche all’interno delle strutture ex-manicomiali. Nel 2006, in seguito a questo, l’architetto Massimo Asquini pianifica un programma per il recupero e la valorizzazione paesaggistica del sito dell’ex Ospedale Psichiatrico provinciale. Oggi Sant’Osvaldo si propone come una vera e propria Cittadella della Salute, anche grazie alle azioni di diversi enti che hanno contribuito alla sua riqualificazione. Nell’ex struttura psichiatrica attualmente vengono organizzate mostre ed eventi culturali, sono ospitate le sedi di diverse associazioni come Itaca, Futura, la comunità del Sert, Centri Diurni e uffici del CSM oltre agli uffici dell’Azienda Sanitaria Universitaria di Udine, ricavati nel padiglione oggetto della nostra indagine.

L’intervento sul fabbricato a “T”
All’interno di un piano così complesso di recupero dell’intera struttura immersa nell’area verde, occorreva poi lavorare puntualmente su ciascun edificio che come abbiamo visto dalla sequenza storica sopradescritta aveva in sé caratteristiche molto diverse dovute all’epoca di costruzione e alle differenti tecnologie utilizzate. Così il Geom. Roberto Dereani dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, nonché R.U.P. del progetto, descrive gli obiettivi dell’intervento “Obiettivo del progetto è il recupero di un patrimonio edilizio il cui pregio attiene alla testimonianza della storia del luogo nonché alla collocazione all’interno di un parco vincolato. Un progetto complesso articolato attorno ad alcuni grandi temi: la riqualificazione energetica dell’edificio, l’adeguamento sismico-strutturale, il risanamento igienico-sanitario, l’adeguamento funzionale degli ambienti interni, il rifacimento e ammodernamento energetico degli impianti, il superamento delle barriere architettoniche. All’interno dell’edificio, che potrà ospitare fino a un massimo di 30 posti di lavoro, gli uffici saranno definiti secondo le esigenze Aziendali”.

Molti edifici erano già stati recuperati quando abbiamo iniziato i lavori su questo fabbricato” – prosegue l’Arch. Maurizio Brufatto, Progettista e Direttore dei Lavori – “Si trattava di un volume completamente dismesso e in parte vandalizzato dopo molti anni di abbandono. Un edificio dall’impianto a T, dallo sviluppo compatto che negli obiettivi del progetto andava riqualificato per trasformarsi in sede di uffici dell’Azienda Sanitaria Universitaria di Udine”. Un lavoro complesso, considerando le condizioni dell’edificio, un intervento articolato attorno ad alcuni temi principali che ne hanno guidato l’intero sviluppo. In primis l’intervento sulle strutture e il rinforzo delle masse murarie con sistemi a rete per rendere l’edificio staticamente sicuro; contemporaneamente il progetto della parte impiantistica che doveva essere rifatta e, in ogni caso, adeguata per la nuova destinazione funzionale. Infine l’attenzione all’efficienza energetica complessiva e di conseguenza l’impiego di tecniche e soluzioni che permettessero anche un significativo miglioramento delle performance dell’involucro.  

Prosegue l’Arch. Brufatto :“Molte parti dell’edificio erano in condizioni pessime, abbiamo quindi ragionato su un intervento organico che potesse soddisfare le richieste andando a risolvere ogni criticità. Dopo aver messo in sicurezza le pareti perimetrali volevamo completare un involucro efficiente e performante sotto tutti i punti di vista. La nostra attenzione si è pertanto concentrata sulla copertura, che visto lo stato di abbandono del bene e i numerosi danni dovuti alle intemperie risultava davvero in un pessimo stato. Abbiamo lavorato sulla struttura esistente, una capriata lignea classica, andando a intervenire puntualmente laddove necessario. Abbiamo sostituito capriate intere o parti di esse, abbiamo rinforzato le travi laddove necessario con piastre metalliche, abbiamo ricostruito in molti casi le teste per permettere un corretto incastro di ogni elemento”.

Non si è trattato di un lavoro semplice come conferma il Geom. Felice Spampinato dell’Impresa Spampinato s.a.s. che ha seguito i lavori: “Gli interventi sulla copertura lignea sono stati rilevanti. Abbiamo rivisto gli ancoraggi, saldato le connessioni grazie a piastre di diversa geometria, sostituito puntoni laddove necessario, insomma ricostruito la perfetta efficienza della struttura portante”. Ancora Spampinato: “Sopra le travi abbiamo scelto un tavolato ligneo da 40mm che ci consentisse una base solida e continua su cui lavorare. Abbiamo poi posato la guaina ardesiata come impermeabilizzante mentre la coibentazione della copertura abbiamo lavorato sul controsolaio interno calpestabile nel quale sono stati alloggiati anche tutti gli impianti”. Una volta ricostruita la struttura lignea e definito un corretto pacchetto di copertura si è trattato poi di decidere in merito all’applicazione del manto in coppi per completare il tetto. 

AERcoppo®, una soluzione migliorativa e vincente
La scelta del sistema da utilizzare ha trovato d’accordo progettista e impresa anche se le premesse iniziali indicavano una soluzione diversa. Si era pensato infatti di optare a listelli in alluminio per posare la copertura ma alcune caratteristiche non convincevano come sottolinea il Geom. Spampinato: “Avevamo più volte utilizzato i listelli in alluminio con medi risultati, ma questa volta volevamo qualcosa di diverso. Siamo entrati in contatto con AERtetto e abbiamo approfondito con i tecnici dell’azienda il sistema AERcoppo®. Non l’avevamo mai usato ma ci sembrava perfetto per questo progetto tenendo conto delle caratteristiche della copertura”. 

Gli fa eco l’Arch. Brufatto: “Avevamo un obiettivo ben chiaro e cercavamo una soluzione per raggiungerlo. Non volevamo in alcun modo forare la guaina impermeabilizzante per evitare qualsiasi tipo di interruzione delle sue proprietà. Quando abbiamo approfondito la conoscenza del sistema AERcoppo® ci siamo subito organizzati per poterlo utilizzare. La possibilità di raggiungere il nostro obiettivo primario è stata fondamentale nella scelta ma non dobbiamo trascurare altri due elementi altrettanto decisivi. Da un lato la leggerezza del sistema che per una copertura con una struttura come quella sopradescritta è condizione indispensabile per non caricare eccessivamente gli elementi. Dall’altro la possibilità di creare una ventilazione della copertura, non tanto e non solo per le condizioni di chi occupa questi ambienti, è presente infatti un controsoffitto con gli impianti, ma perché la ventilazione garantisce il mantenimento delle prestazioni e una maggiore durata del tetto”.

La copertura si sviluppa con una geometria piuttosto semplice, con l’intersezione della T e un solo piccolo lucernario a complicare leggermente le cose. Dopo un’iniziale fase di studio del sistema non ci sono stati particolari problemi sull’attività di posa come confermano gli interlocutori che l’hanno seguita “In qualità di Direttore lavori, ho seguito il cantiere e la posa della copertura” – ricorda l’Arch. Brufatto – “Posso affermare che dopo una fase iniziale nella quale ci siamo dovuti abituare al sistema le operazioni si sono svolte con facilità e velocità, nonostante si trattasse di un manufatto datato per il quale la pendenza non era sempre perfettamente regolare. Abbiamo risolto anche i tradizionali punti critici come l’attacco al canale di gronda e la linea di colmo grazie agli elementi messi a disposizione da AERtetto”. Sulla stessa lunghezza d’onda il titolare dell’impresa, Geom. Spampinato: “Nonostante fosse la prima volta non abbiamo avuto particolari problemi con il sistema AERcoppo® e in caso di dubbi e perplessità l’azienda ci è stata di supporto. Abbiamo posato il sistema abbastanza agevolmente, cercando di mantenere degli allineamenti ottimali. Come spesso accade in questi casi le difficoltà maggiori derivano dalla disomogeneità nel formato dei coppi. Nell’Ex Ospedale Psichiatrico di Udine abbiamo deciso infatti di recuperare in parte i coppi esistenti, sistemandoli laddove possibile e integrandoli con elementi nuovi. Come sempre in questi contesti storici nei quali viene effettuato un intervento di recupero che deve tener conto anche delle caratteristiche estetiche originali della copertura, le lunghezze sono molto diverse e occorre uniformarle per procedere correttamente. Al di là di questo aspetto non abbiamo riscontrato particolari difficoltà e il lavoro è proseguito rispettando le tabelle di marcia previste”.

La conclusione spetta all’Arch. Brufatto: “Complessivamente siamo molto soddisfatti della scelta effettuata. Stiamo completando la realizzazione degli interni della struttura ma la copertura è completa e funzionale sotto tutti gli aspetti. Abbiamo provveduto anche all’installazione delle linee salvavita grazie ai componenti speciali forniti da AERtetto. Possiamo dire che il sistema AERcoppo® ha risposto al meglio alle nostre richieste e soddisfatto i requisiti che ritenevamo necessari per dare alla nuova struttura una copertura adeguata. Più in generale ritengo che sia particolarmente indicato per questo tipo di interventi nei quali ci si confronta con strutture datate e con pacchetti di copertura che devono necessariamente tener conto dell’esistente”.

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