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URBANISTICA

Coronavirus, come ripensare le città post pandemia?

di Alessandra Marra

Il Professor Alessandro Balducci al 28° Forum di Scenari Immobiliari: ‘serve una nuova forma di pianificazione non dirigista e integrata con il digitale’

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Fonte foto: forumscenari.it
17/09/2020 – La pandemia da Covid-19 ha costretto molte città a sperimentare adattamenti e misure di emergenza per consentire distanziamento e sopravvivenza della vita urbana. È necessario, però, modificare alla base il modello di sviluppo, puntando ad una nuova forma di pianificazione non dirigista e integrata con il digitale.
 
Queste alcune delle considerazioni del professor Alessandro Balducci del Politecnico di Milano intervenuto al 28mo Forum “Après le déluge” organizzato da Scenari Immobiliari e tenutosi l’11 e il 12 settembre a Santa Margherita Ligure.
 
 

Coronavirus: il ruolo delle città durante la pandemia

Secondo Balducci “le città sono state in prima linea nel far fronte alla crisi, come soggetti più vicini al cittadino, che hanno dovuto rispondere ai bisogni della popolazione, far rispettare le drammatiche chiusure imposte dal lockdown, promuovere la riapertura ed il rilancio della vita economica e sociale. In un momento in cui il dibattito sembra polarizzato fra catastrofisti e negazionisti gli esperti convergono sul fatto che un cambiamento profondo è avvenuto, che questo cambiamento produrrà a lungo effetti e che le città sono la risposta al problema, non sono il problema”.
 
La pandemia ha anche modificato il sistema dei trasporti, grazie al telelavoro abbiamo assistito alla riduzione della mobilità obbligata e alla crescita di forme di mobilità individuale potenzialmente più sostenibili.
 
“Ci vorranno 2-3 anni per uscire dalla crisi – ha proseguito Balducci - ma altre minacce possono incombere per i legami delle questioni legate alla pandemia con quelle legate al cambiamento climatico ed alla crisi ambientale. Alcuni grandi fenomeni sembrano del tutto evidenti, come il crescente ruolo del pubblico, dopo una lunga fase di sua riduzione, la nuova integrazione fra fenomeno urbano e mondo digitale in una ricombinazione che ha subito una straordinaria accelerazione. Sono cambiamenti che richiedono alle città di rafforzare la propria resilienza, la preparedness di fronte all’imprevedibilità degli eventi. Le città rimarranno attrattive, ma dovranno ridefinire l’alleanza tra luogo e rete, dimensione fisica e digitale delle relazioni, spazio urbano ed infrastrutture”.
 
 

Progettazione urbanistica: come cambiano le città post pandemia

La crisi dovuta alla pandemia, quindi, non vedrà “una crisi delle città ma offrirà la necessità/opportunità di ristrutturare le città per quartieri, di portare urbanità in aree suburbane o interne, di affrontare i problemi della riqualificazione negli insediamenti informali dei paesi più poveri dove il distanziamento fisico è difficile con situazioni di estremo pericolo”.
 
Balducci ha anche spiegato come le città sono “attori capaci di muovere le leve necessarie ad uscire dalla crisi legata al COVID-19 non soltanto tamponando le ferite, ma anche costruendo le condizioni per un miglioramento delle condizioni di vita nelle città. Una strategia che deve essere basata su un maggiore orientamento verso i mercati interni e la risposta ai bisogni dei cittadini, su un uso della tecnologia al di là della retorica della smart city”.
 
È necessario, quindi, puntare ad una “nuova forma di pianificazione non dirigista, capace di far lavorare assieme istituzioni, università, imprese con le organizzazioni della società civile, e che deve essere in grado di esplorare modelli di governance che uniscono le spinte provenienti dal basso integrandole in un quadro più generale”.
 
“Si tratta di uno scenario ricco di spunti per definire  una ‘avenue of escape’  dalla crisi attuale fondata su città più abitabili, più locali che globali, meno diseguali, più flessibili, più capaci di adattamento, con un uso migliore dello spazio pubblico, con una riscoperta della prossimità ed una piena scoperta di tutto quanto può essere fatto in rete  dal telelavoro al rafforzamento di comunità a distanza,  con una grande attenzione alla qualità ambientale. Sono temi che potrebbero riguardare da vicino i grandi investimenti anticiclici che vedranno impegnati i diversi paesi nei prossimi anni” ha concluso Balducci.
 

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