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FOCUS

Qual è il pavimento giusto per un sistema radiante?

di Rosa di Gregorio

Che sia in ceramica, legno, pietra, vinile, laminato o resina, con massetto umido o secco, la conducibilità, la resistenza termica e lo spessore saranno i fattori determinanti nella scelta del pavimento

Vedi Aggiornamento del 11/11/2020
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Foto: Olena Kachmar©123RF
16/10/2020 - Le pavimentazioni da abbinare ai sistemi radianti possono essere varie: ceramica, marmo, legno, moquette, pavimenti continui, pavimenti resilienti, ecc. La scelta del materiale idoneo da utilizzare come pavimento sarà il frutto di una progettazione integrata che prenderà in considerazione molteplici fattori come: il tipo di appartamento, la superficie, l’altezza, l’esposizione, la temperatura degli ambienti, la posizione geografica e il fabbisogno di calore.

Oltre a prendere in considerazione tutti questi aspetti bisognerà conoscere le peculiarità e proprietà fisiche, come la conducibilità termica, del rivestimento.

Un sistema radiante a pavimento è formato da una serie di corpi solidi sovrapposti e a contatto tra di loro. Quando è in funzione il calore si trasmette dal corpo più caldo verso quello più freddo, questo si chiama conduzione termica.

La velocità con cui il calore viene trasmesso dipenderà dalla tipologia di supporto, infatti un massetto tradizionale a motivo dello spessore considerevole ha alti valori di inerzia termica (il calore si trasmetterà lentamente) viceversa un massetto autolivellante così come un massetto secco avranno una bassa inerzia termica e il calore si trasmetterà molto più velocemente.

Lo scambio termico può essere contrastato dalla resistenza termica, che varia a seconda del materiale del rivestimento.
La resistenza termica R è pari a S/λ, dove “S” è lo spessore del materiale e λ è il coefficiente di conducibilità termica, ossia la capacità del materiale di trasmettere il calore. La resistenza termica è direttamente proporzionale allo spessore, ossia cresce o decresce all’aumentare o al diminuire dello spessore, al contrario è inversamente proporzionale alla conducibilità termica, maggiore è il valore di λ maggiore sarà il calore trasferito.

Pertanto, la scelta del pavimento per sistema radiante oltre a basarsi sul gusto dovrà prendere in considerazione questi due elementi, S e λ: la conoscenza della resistenza termica del rivestimento finale permette un ottimale dimensionamento già durante la progettazione garantendo così un alto rendimento del sistema.

In generale si può affermare che più è basso lo spessore del pavimento e più è alta la conducibilità termica, migliore sarà il potere di trasmettere il calore proveniente dal sistema radiante.

Al contrario maggiore è la resistenza termica, maggiore dovrà essere la temperatura di mandata dell’acqua, per compensare la resa finale, quindi ci saranno maggiori consumi.

Ad esempio, le pietre naturali come il marmo e il granito hanno un'ottima conducibilità termica, ma presentano spessori maggiori (circa 3cm), inficiando quindi parte della prestazione di conducibilità.

La ceramica e il gres in particolar modo hanno valori di conducibilità termica più bassi della pietra naturale ma avendo spessori più bassi, al massimo 1 cm, risultano essere più performanti.

Il legno, noto per essere un materiale isolante, ha valori di conducibilità termica molto bassi, circa 1/4 rispetto a quelli delle piastrelle a parità di spessore, quindi la tendenza del materiale è quella di opporsi con una maggiore resistenza termica al passaggio del calore.

Resine, vinilici e pavimenti resilienti in genere hanno spessori ridotti e valori di conducibilità variabile.

Sembrerebbe che la pavimentazione in piastrelle sia quella che trasmette meglio il calore. La realtà è questa ma va puntualizzato nuovamente che se il sistema radiante e tutta la stratigrafia sono ben progettati, allora qualsiasi pavimentazione può essere posata su un impianto di riscaldamento e raffrescamento radiante. Come ausilio alla progettazione ci sono i riferimenti normativi, le UNI, ma anche la consulenza tecnica che le stesse case produttrici mettono a disposizione.

Altro elemento importantissimo da prendere in considerazione è che qualsiasi pavimentazione venga posata su un impianto radiante, che sia incollata o posata a secco, sarà soggetta a variazioni termoigrometriche.

Nel caso del pavimento in legno bisognerà scegliere un’essenza che abbia il più alto valore di conducibilità termica e uno spessore ridotto, che abbia un’elevata stabilità dimensionale come il doussiè, iroko o teak stratificati e bisognerà prevedere la posa di una barriera al vapore.

Nel caso dei pavimenti in pietra naturale lo spessore è molto incidente, pertanto bisognerà puntare sulla conducibilità termica, sono più conducibili le pietre compatte a grana fine piuttosto che quelle porose a grana grossa.

I rivestimenti resilienti e i laminati hanno una resistenza termica molto bassa ma bisognerà prevedere la posa di uno strato separatore in materiale plastico con funzione di barriera al vapore.

I rivestimenti realizzati con resine hanno uno spessore medio è di circa 3mm. Il basso spessore e l'alta conducibilità termica rendono la resistenza termica di questi materiali quasi trascurabile rendendoli di fatto pienamente compatibili con i sistemi radianti a pavimento. Inoltre, l’elasticità del materiale non genera fessurazioni a causa delle variazioni termoigrometriche

Infine, nel caso dei pavimenti ceramici, abbiamo visto che sono dei buoni conduttori, ma va evidenziata l’importanza del collante. La norma di riferimento riporta che ai fini della durabilità e della funzionalità del sistema, lo strato adesivo deve essere compatto.
 

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Altri commenti
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Andrea

Qualcuno mi può spiegare come si usa la barriera al vapore a protezione del pavimento in legno o laintato, come descritta nel testo?