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NORMATIVA Addio al Testo Unico Edilizia, prende forma la ‘Disciplina delle costruzioni’
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DL Semplificazioni, Anac: ‘le deroghe negli appalti non sono obbligatorie’

di Paola Mammarella

L’Anticorruzione spiega: oltre a norme Ue e penali, le stazioni appaltanti rispettino le regole su cause di esclusione, qualificazione e lavori di importo oltre 150mila euro

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Foto: Claudio Ventrella©123RF.com
17/11/2020 – Le deroghe introdotte nell’ambito degli appalti pubblici dal DL Semplificazioni (L 120/2020) non sono obbligatorie per le stazioni appaltanti. Lo ha affermato l’Autorità nazionale anticorruzione in un parere sulla normativa in cui ha specificato quali norme del Codice Appalti bisognerebbe applicare sempre, anche se aggirabili nel periodo emergenziale di crisi.
 

Appalti, le deroghe del DL Semplificazioni

Il DL Semplificazioni ha previsto che, fino al 31 dicembre 2021, si debbano rispettare solo le norme penali, le leggi antimafia e i princìpi inderogabili derivanti dall’appartenenza all’Unione europea:
- per l'affidamento di lavori, servizi, forniture, servizi di ingegneria e architettura, attività di progettazione relativi ad opere di importo pari o superiore alle soglie comunitarie;
- nei settori dell'edilizia scolastica, universitaria, sanitaria, giudiziaria e penitenziaria, delle attività di ricerca scientifica e per la sicurezza pubblica, dei trasporti e delle infrastrutture stradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali, lacuali e idriche, compresi gli interventi inseriti nei contratti di programma ANAS-Mit 2016-2020 e RFI-Mit 2017 - 2021 e relativi aggiornamenti e gli interventi funzionali alla realizzazione del Piano nazionale integrato per l'energia e il clima (PNIEC).
 
In questi ambiti, tutte le altre norme possono essere derogate.
 

DL Semplificazioni e appalti, dubbi sulle deroghe

La normativa non sembra però essere formulata in modo chiaro, tanto che una stazione appaltante si è rivolta all’Anac per capire con certezza quali siano le norme inderogabili, se le norme derogabili debbano sempre essere disapplicate e se gli schemi di disciplinare di gara verranno aggiornati.
 
L’Anac ha spiegato che l’interpretazione non è agevole per le Stazioni Appaltanti perché, accanto ai princìpi inderogabili, fissati dall’Unione Europea, ci sono altri aspetti che sono rimessi alla discrezionalità degli Stati membri. In questi casi, spiega l’Anac, il diritto nazionale ha previsto una disciplina particolare che non trova riscontro nella direttiva. Queste norme dovrebbero essere disapplicate, ma, sottolinea l’Anac, si rischierebbero comportamenti disomogenei da parte delle stazioni appaltanti e occasioni di contenzioso.
 
Una soluzione, prospetta l’Anac, potrebbe essere una attenta redazione dei bandi di gara, che dovrebbero contenere tutte le norme considerate inderogabili, ma si tratterebbe di un aggravio piuttosto che di una semplificazione.
 
Dall’analisi della normativa, l’Anac conclude che la deroga non è obbligatoria e raccomanda di non disapplicare, in regime di deroga, le seguenti norme del Codice Appalti che non derivano da princìpi dettati dall’Ue, ma dall’iniziativa del legislatore italiano:
- la disciplina delle cause di esclusione previste dall’articolo 80 del Codice (divieti di contrarre con la pubblica amministrazione, annotazioni nel casellario, violazione del divieto di intestazione fiduciaria, violazione delle norme sul lavoro dei disabili o in materia di salute e sicurezza sul lavoro, condanna per i reati di cui al comma 5, lett. l), situazioni di controllo tra partecipanti alla medesima gara, pantouflage);
- la disciplina relativa al sistema di qualificazione degli operatori economici per i lavori di importi superiori a 150mila euro;
- la materia della risoluzione del contratto.
 
L’Anac ha aggiunto infine che le continue modifiche del Codice Appalti e la mancata approvazione del Regolamento attuativo “rendono particolarmente ardua la predisposizione del nuovo bando tipo e/o la revisione di quelli già esistenti”.
 

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