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TECNOLOGIE

Restauro dell’edilizia storica, imprese e Università italiane sono prime al mondo

di Rossella Calabrese

Symbola e Fassa Bortolo raccontano i più innovativi materiali e sistemi per la messa in sicurezza degli edifici di pregio

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Basilica di Santa Maria di Collemaggio, L’Aquila - Foto: symbola.net
20/11/2020 - Cento storie di innovazione, sostenibilità e bellezza nel campo del restauro, che mostrano una filiera made in Italy fatta di competenze, tecnologie e materiali sviluppati dal mondo dell’impresa e da quello della Ricerca e dell’Università.
 
Le racconta ‘100 Italian Architectural Conservation Stories’, il Rapporto realizzato da Symbola e Fassa Bortolo con la partnership di Assorestauro (scaricabile qui), presentato martedì scorso da Dario Franceschini, Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, Paolo Fassa, presidente Fassa Bortolo.
 
Il Rapporto restituisce una foto d’insieme di tutto il settore. Particolarmente ricco il segmento legato allo sviluppo di materiali e tecnologie innovative per la messa in sicurezza dell’edilizia storica. Ambito di particolare rilievo per un Paese come l’Italia, sismico quasi nella sua interezza.
 
Una competenza sviluppatasi attorno alla metà degli anni ’80, quando molte imprese iniziarono a industrializzare sistemi studiati nelle università permettendo così la diffusione di tecniche di consolidamento e d’irrigidimento degli impalcati, delle strutture orizzontali in legno, delle strutture verticali in muratura. Le prime applicazioni al mondo di materiali compositi per il rinforzo strutturale nel campo del recupero e restauro architettonico sono state realizzate in quegli anni proprio in Italia.
 

Restauro dell’edilizia storica, le eccellenze italiane

“I nostri restauri - spiega Symbola - sono apprezzati e premiati in tutto il mondo. Non è un caso se nel 2020 il più prestigioso riconoscimento europeo, l’European Heritage Award e di recente il Grand Prix, hanno premiato un’esperienza italiana.
 
Parliamo dell’intervento sulla Basilica di Santa Maria di Collemaggio distrutta durante il terremoto de L’Aquila. Un cantiere il cui valore risiede nelle tecnologie innovative impiegate e nell’aver tenuta aperta e in sicurezza, per tutta la durata dei lavori, la fruizione della Basilica.
 
L’intervento è stato interamente sostenuto da Eni Spa e tra le aziende fornitrici di materiali è presente Fassa Bortolo. L’Appennino centrale, colpito dagli eventi sismici del 2009 e del 2016/17, è il più grande cantiere di restauro in Europa con L’Aquila come laboratorio più importante con più di 2 miliardi finora investiti nella ricostruzione del patrimonio culturale”. 

Il Rapporto illustra le tante realtà che stanno sperimentando materiali e tecnologie per rendere più efficienti gli interventi di recupero, nonostante gli edifici in muratura non possano raggiungere le stesse performance delle costruzioni realizzate con materiali più moderni.
 
Come il progetto WeACT3 di CIVITA che, grazie al laser scanner 3D a colori sviluppato da ENEA, ha consentito di scannerizzare la volta di Pietro da Cortona a Palazzo Barberini (la seconda volta più grande a Roma, dopo la Cappella Sistina) a 18 metri di altezza, restituendo un modello 3D ad altissima risoluzione e nel rispetto dei colori originali, per verificare i precedenti interventi di restauro, l’eventuale presenza di infiltrazioni e micro-fessure, e pianificare i lavori di restauro per gli anni successivi.
 
O l’illuminazione della Cappella degli Scrovegni a Padova a cura di iGuzzini illuminazione, leader nel settore dell’illuminazione architetturale. Il risultato è un ‘restauro percettivo’ degli affreschi e un risparmio energetico del 60% rispetto al precedente impianto attraverso la pionieristica applicazione di IoT nata dall’integrazione tra LED, sensori ambientali e applicazioni software, in grado di calibrare la luce artificiale in base alle condizioni dell’illuminazione naturale.
 

È italiano il primo protocollo di sostenibilità al mondo

Dal Rapporto si apprende che è italiano il primo protocollo al mondo che certifica la sostenibilità nel recupero dell’edilizia storica; lo ha realizzato la sezione italiana del Green Building Council Italia, e il primo edificio al mondo ad essere certificato sono le ex scuderie del Monastero benedettino della Rocca di Sant’Apollinare nei pressi di Spina (PG). Pratiche virtuose che, per la parte privata, possono oggi essere moltiplicate grazie ai superbonus 110%. 
 
Dal Rapporto emerge una forte sensibilità del nostro Paese verso l’edilizia green, dimostrata dal fatto che l’Italia è il secondo paese in Europa per numero di edifici certificati da protocolli energetico-ambientali (16 milioni di metri quadri di edilizia sostenibile).
 
Oltre allo sviluppo di materiali e tecnologie innovative, il valore del prodotto finito di questa filiera è fortemente connesso ad altre due componenti: la specializzazione degli studi di progettazione e l’alta qualità delle maestranze.
 
La filiera del restauro si rivolge ad un mercato già oggi consistente: basti considerare che nel 2019 in Italia ha superato il valore di 638 milioni di euro, stando all’analisi effettuata dal CRESME, riferita ai soli valori dei bandi pubblicati. 
 

Franceschini: Recovery Fund per la sicurezza antisismica

“Per l’Italia il patrimonio storico-culturale è un elemento importante della nostra identità - dichiara Ermete Realacci - e la base di una nuova economia. Il nostro Paese rappresenta il laboratorio mondiale delle tecnologie e competenze per la conservazione e per il restauro”.
 
“L’Italia, grazie al suo immenso patrimonio storico - commenta Paolo Fassa - ha sviluppato una competenza unica nelle tecnologie e nelle pratiche dedicate al recupero e al restauro. La nostra Azienda ha contribuito all’evoluzione di questo know-how e vuole continuare a farlo”.
 
“L’Italia ha un ruolo assoluto di leadership in materia di tutela e di restauro dei beni culturali, riconosciuto a livello internazionale, su cui continuare a investire - ha detto il Ministro Dario Franceschini -. Uno dei temi che sto proponendo per l’uso delle risorse del Recovery Fund è la sicurezza antisismica del patrimonio culturale”.
 
Al Mibact stiamo lavorando per creare una struttura a vari livelli che intervenga sia sull’emergenza, in caso di una calamità naturale, che sulla prevenzione. Un terremoto in Italia, in qualsiasi parte colpisca, inevitabilmente travolge una gran parte del patrimonio culturale. Serve dunque un'azione compatibile con le esigenze di tutela ma anche di prevenzione e messa a norma antisismica con le nuove tecnologie” - ha concluso il Ministro.
 

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