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LAVORI PUBBLICI

Appalti: per Regioni, Confindustria, Ance ‘il Codice rallenta gli investimenti; serve semplificare’

di Rossella Calabrese

I risultati dell’indagine Luiss presentati nell’evento ‘Perchè in Italia le opere pubbliche sono ferme?’

Vedi Aggiornamento del 11/03/2021
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Foto: twitter.com/ancenazionale
10/12/2020 - Il Codice Appalti del 2016 è di difficile applicazione, ha rallentato la realizzazione degli investimenti pubblici e ha aggravato gli adempimenti burocratici. Anche il decreto Sblocca Cantieri non sembra aver risolto le principali criticità normative preesistenti.
 
Perplessità anche sulla normativa anticorruzione: solo il 13% dei Responsabili unici del procedimento (RUP) che hanno un ruolo di direttore/dirigente apicale la ritiene utile e rispondente ad esigenze di trasparenza.
 
I dati emergono dall’indagine realizzata da Conferenza delle Regioni e Province autonome, Confindustria, Ance e Luiss su 5104 stazioni appaltanti e 217 operatori economici e presentata ieri nel corso dell’evento online “Perchè in Italia le opere pubbliche sono ferme?” da Bernardo Giorgio Mattarella, Professore Ordinario di Diritto Amministrativo presso la LUISS “G. Carli”.
 

Regioni: ‘il Codice Appalti rallenta gli investimenti’

In apertura dei lavori, il Vicepresidente della Conferenza delle Regioni, Giovanni Toti, ha ricordato che “oggi, attraverso i dati di questa ricerca, più di 5000 RUP ed oltre 200 imprese di diverse dimensioni inviano al mondo delle istituzioni un messaggio univoco: ‘semplificate davvero e fate presto!’”.
 
Che fare quindi per migliorare la situazione? Tra le misure che potrebbero far funzionare meglio il sistema, gli oltre 5000 RUP consultati indicano una razionalizzazione del numero delle stazioni appaltanti mentre, secondo le 217 imprese, è fondamentale un percorso di qualificazione e professionalizzazione delle stazioni appaltanti.
 
Prendendo spunto dai dati, Fulvio Bonavitacola, Coordinatore della Commissione Infrastrutture, mobilità e governo del territorio della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, si è soffermato su “alcuni tabù che insieme Stato e Regioni hanno il dovere di sfatare.
 
Il primo è che appesantimenti burocratici e complessità delle procedure possano rappresentare un antidoto alla corruzione. Il secondo è che il processo di responsabilizzazione del dirigente pubblico coincida con un aggravio normativo che invece, al contrario, ha generato il fenomeno diffuso della ‘paura della firma’ ed una fuga dalla responsabilità - ha spiegato Bonavitacola.
 
Infine, il tema delle ‘procedure di gara e delle aggiudicazioni’ che ha bisogno di un serio tagliando. Temi su cui come Conferenza delle Regioni abbiamo fatto diverse proposte concrete per semplificare i procedimenti e rendere più celere il processo che porta alla realizzazione delle opere pubbliche. Siamo stati finora inascoltati, ora ci auguriamo che l’atteggiamento dell’esecutivo cambi” - ha concluso Bonavitacola.
 

Confindustria e Ance: ‘norme semplici e centralità delle infrastrutture’

Per Stefan Pan, Delegato del Presidente di Confindustria, “l’uscita dalla crisi economica provocata dalla pandemia non può prescindere da un effettivo rilancio della politica infrastrutturale e dal miglioramento dell’efficienza programmatica e realizzativa degli investimenti in opere pubbliche. Giocano un ruolo determinante l’efficienza dei processi decisionali, l’adeguamento professionale e tecnologico della pubblica amministrazione, una migliore qualità progettuale e un’efficace regolazione del mercato dei contratti pubblici. Per il buon funzionamento complessivo della politica infrastrutturale non si può ricorrere continuamente a correttivi o a deroghe, ma serve un sistema normativo e regolatorio il più possibile semplice, chiaro, flessibile e ragionevolmente stabile nel tempo”.
 
Infine, Edoardo Bianchi, Vicepresidente Ance, ha rimarcato che “da oltre venti anni il mercato dei lavori pubblici è afflitto da una schizoide ipertrofia normativa e da una progressiva carenza di risorse perché destinate prioritariamente a favore della spesa corrente. In tutto il settore vige una presunzione di colpevolezza che ha definitivamente bloccato ogni cosa. Serve chiarezza sulla centralità, per ora solo a parole, delle infrastrutture per rilanciare il Paese”.
 

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