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Gare di progettazione aperte a fondazioni ed enti senza scopo di lucro

di Paola Mammarella

Tar Lazio: la definizione di operatore economico ammesso ai servizi di ingegneria e architettura del Codice Appalti deve adeguarsi alle norme UE

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Foto: auremar©123RF.com
27/01/2021 – Le fondazioni e gli enti senza scopo di lucro possono partecipare alle gare per l’aggiudicazione di servizi di ingegneria e architettura. Lo ha stabilito il Tar Lazio con la sentenza 654/2021.
 
La pronuncia del Tar arriva dopo che la Corte di Giustizia Europea ha considerato non conformi alle norme comunitarie i limiti posti dall’articolo 46 del Codice Appalti, che individua in modo tassativo i soggetti che possono partecipare alle gare di progettazione.
 

Gare progettazione ed enti senza scopo di lucro, il caso

I giudici si sono pronunciati sul caso di una Ffndazione che si occupava, tra le altre attività, anche dello studio delle catastrofi naturali, previsione e prevenzione delle condizioni di rischio, pianificazione, gestione e monitoraggio dell’ambiente e del territorio, protezione civile e ambientale, con una competenza specialistica nel settore geofisico e sismologico.
 
La fondazione voleva partecipare ad una gara d’appalto per l’affidamento del servizio di classificazione del territorio in base al rischio sismico e aveva quindi chiesto all’Anac l’iscrizione nell’elenco degli operatori economici ammessi a partecipare alle gare per l’affidamento di servizi di architettura e ingegneria, ai sensi dell’articolo 46 del Codice Appalti (D.lgs. 50/2016).
 
L’Anac, però, aveva risposto che le fondazioni non rientravano tra i soggetti previsti dall’articolo 46, che ammette alle gare per l’affidamento dei servizi di ingegneria e architettura solo:
-  i prestatori di servizi di ingegneria e architettura: i professionisti singoli, associati, le società tra professionisti, i consorzi, i GEIE, i raggruppamenti temporanei;
- le società di professionisti;
- i prestatori di servizi di ingegneria e architettura stabiliti in altri Stati membri;
- i consorzi stabili di società di professionisti e di società di ingegneria, anche in forma mista.
 

Gare progettazione aperte agli enti senza scopo di lucro

La questione è stata rimessa alla Corte di Giustizia Europea, che ha affermato che è contraria alle norme europee la normativa nazionale che esclude gli enti senza scopo di lucro dalla possibilità di partecipare a una procedura di aggiudicazione di un appalto pubblico di servizi di ingegneria e di architettura, “sebbene tali enti siano abilitati in forza del diritto nazionale ad offrire i servizi oggetto dell’appalto di cui trattasi”.
 
Gli Stati membri, ha spiegato la Corte di Giustizia UE, possono autorizzare o non autorizzare talune categorie di operatori economici a fornire certi tipi di prestazioni e autorizzare o meno enti che non perseguono finalità di lucro, e il cui oggetto sia principalmente volto alla didattica e alla ricerca, ad operare sul mercato in funzione della circostanza che l’attività in questione sia compatibile, o meno, con i loro fini istituzionali e statutari. Tuttavia, ha sottolineato la Corte UE, il diritto nazionale non può vietare agli enti senza scopo di lucro di partecipare a procedure di aggiudicazione di appalti pubblici aventi ad oggetto la prestazione degli stessi servizi.
 
La Corte UE ha concluso che un operatore economico, abilitato dal diritto nazionale ad offrire taluni servizi sul mercato nazionale, non può essere escluso dalla partecipazione a procedure di aggiudicazione per l’affidamento di appalti pubblici aventi ad oggetto i medesimi servizi, e tale principio non può essere messo in discussione sulla mera presunzione che certi soggetti, che erogano i servizi di ingegneria ed architettura in via professionale e continuativa, siano maggiormente affidabili per la continuità della pratica e dell’aggiornamento professionale.
 
Il Tar, sulla base di quanto affermato dai giudici europei, ha osservato che un soggetto non può essere escluso dagli operatori economici solo perché costituito sotto forma di fondazione di diritto privato. Il Tar ha infine concluso che l’elenco contenuto nell’articolo 46 deve ritenersi “non esaustivo” e che l’Anac, sulla base di queste considerazioni, dovrà riesaminare la richiesta della Fondazione.
 

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