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AZIENDE

Geometrie complesse, coperture efficienti: AERtetto per la Chiesa della Salute a Este

22/02/2021 - Un edificio importante per il ciclo di affreschi che ospita, un luogo simbolo di un territorio, una chiesa del Seicento con una navata dalla geometria complessa, un bene fragile da tutelare e da recuperare. Il sistema AERcoppo® è stato utilizzato per il ripristino della copertura della Chiesa Beata Vergine della Salute a Este.
 
L’edificio
Fu un’immagine all’origine di tutto e precisamente quella della Beata Vergine Maria con il Bambino Gesù, commis- sionata dal devoto Giovanni Antonio Capovino e riprodotta dal pittore locale Giulio De Rossi su un muro di un podere a Este. Siamo nel 1626 e ben presto la popolazione iniziò ad adorare la Santa e a diffonderne il culto, così da rendere necessaria l’edificazione di un luogo degno per ospitarla. Originariamente onorata come Madonna dei Miracoli, sarà poi “ribattezzata” nel terzo decennio dell’Ottocento con il nome di Madonna della Salute, su volontà dell’arciprete del Duomo Gaetano Rizzardi, sepolto per richiesta popolare nell’area del presbiterio della chiesa.
 
Intanto, la grande devozione che l’immagine suscitò nel territorio favorì notevolmente la raccolta di molte elemosine da parte dei fedeli che confluirono rapidamente in un tesoretto che servì per l’edificazione della chiesa.
La prima pietra fu posata il 26 settembre 1639 e i lavori furono iniziati da Antonio Zuccato, ma dopo l’incidente della caduta di una parte dei muri, nel dicembre dello stesso anno, il progetto fu affidato a Francesco Zanini di Padova. L’edificio fu benedetto e aperto al culto dall’arciprete del Duomo Giovanni Battista Gnagnotti il 19 agosto 1641, altri lavori ai campanili proseguirono ancora per alcuni anni.
 
La chiesa divenne proprietà della Magnifica Comunità di Este nel 1639 e la gestione del culto fu affidata alla parroc- chia del Duomo. L’immagine affrescata, che aveva fatto “scoccare la scintilla” venne conservata tale e quale con il pezzo di muro su cui era dipinta, e posta in una posizione più elevata, in una nicchia al centro della pala dell’altare maggiore. Oggi l’impianto sacro si caratterizza per una navata a pianta ottagonale (usata spesso nelle chiese dedica- te alla Madonna), coperta da una volta reale sormontata da lanterna finestrata, conclusa ad oriente da una cappella con l’altare che racchiude l’immagine sacra. Due slanciati campanili di forma ottagonale con cupoletta ricoperta di piombo affiancano il presbiterio e le sacrestie.
 
Ma è all’interno che si nasconde il vero tesoro, l’occasione unica di riconoscibilità e l’affermazione del ruolo impor- tante della chiesa anche sotto l’aspetto culturale. Una straordinaria decorazione scultorea e pittorica che fa di questo edificio un gioiello unico di arte e di fede.
Nella navata ottagonale, in alto sopra agli archi, partendo dal presbiterio, si trovano le tele con gli Apostoli (Pietro, Paolo, Giovanni, Giacomo, Filippo, Bartolomeo, Andrea), i quattro santi Padri della Chiesa (Ambrogio, Agostino, Giro- lamo, Gregorio Magno) e gli apostoli (Tommaso, Giuda Taddeo, Simone, Matteo, Giacomo Maggiore).
All’interno delle arcate sono esposte sette grandi tele a forma di pala centinata che raffigurano la Presentazione di Maria al Tempio, Santa Tecla intercede per la Città di Este, la Presentazione di Gesù al Tempio, l’Annunciazione della Vergine, lo Sposalizio della Vergine, la Consacrazione di Este alla Madonna, la Natività di Gesù.
Nella fascia sovrapposta alle spalliere marmoree, interrotta dalle tre porte e da quattro nicchie con statue, si trovano le otto tele che raffigurano ancora scene della vita della Beata Vergine e donne dell’Antica Alleanza interpretate come prefigurazioni della Madonna.
Nel complesso un apparato decorativo importante e prezioso quanto fragile, che come tale richiedeva e richiede tutt’oggi un’attenzione massima sia per quanto riguarda la protezione dalle intemperie, sia in merito al controllo dei parametri dell’aria riscontrati all’interno della chiesa.
 
Lo stato di fatto e l’intervento di restauro
La Chiesa della Salute necessitava di un intervento complesso che da un lato mettesse in sicurezza dal punto di vista statico la struttura, dall’altro ne preservasse il valore culturale, salvaguardando le opere e il patrimonio pittorico cu- stodito al suo interno. Se per la prima tipologia di lavoro si è deciso di rimandare per motivi economici all’immediato futuro, sono stati invece intrapresi con successo i lavori di manutenzione straordinaria del tetto e di monitoraggio e controllo del microclima interno, ossia delle condizioni di umidità e temperature presenti. Lavori portati a termine grazie al sostegno fondamentale della Fondazione Cariparo che ha finanziato per buona parte il progetto che ha fatto seguito a un bando, promosso per interventi sul patrimonio storico religioso. Bando che prevedeva le sistemazioni delle coperture della Chiesa con tutte le lattonerie, escluso il corpo della sacrestia che verrà affrontato con un secon- do stralcio, oltre al controllo del microclima interno per il quale era prevista l’installazione di data-logger.
 
L’Arch. Claudia Narenti, Progettista e DL nell’intervento di Este, ci racconta meglio l’impostazione del progetto: “Considerando i tempi piuttosto stretti del bando e l’impossibilità di intervenire sulle problematiche dell’abside e della sacrestia per la mancanza di fondi adeguati abbiamo deciso di concentrare l’attenzione sulla navata ottagonale, che è uno dei tratti caratteristici dell’edificio ecclesiastico. La volta a spicchi, o reale, che sostiene la copertura ottagonale, era inte- ressata da numerosi fenomeni di percolazione che, oltre a rovinare gli intonaci degli spicchi interni della chiesa mettevano a forte rischio gli affreschi e i dipinti che adornano le 8 pareti. Era necessario intervenire in modo efficace per ripristinare la piena efficienza della copertura”.
 
La particolarità della copertura, che si sviluppa per complessivi 310 mq, imponeva scelte progettuali inusuali così come la volontà di non andare a intaccare l’estetica del manufatto con un numero elevato di pluviali per lo smalti- mento dell’acqua piovana. L’idea era quella di mantenere la presenza degli embrici ma di migliorarne la funzionalità, considerando anche l’assenza di rompigoccia e la conseguente e naturale percolazione dell’acqua sulla modanatura in pietra sottostante. Un passaggio fondamentale questo perché poteva compromettere le performance dell’intero tetto come sottolinea l’Arch. Narenti: “In accordo con la Soprintendenza abbiamo evitato qualsiasi intervento invasivo. Sarebbe stato impossibile, infatti, smontare gli embrici senza comprometterne l’integrità e senza danneggiare l’intonaco della cornice sottostante. Ci siamo limitati, si fa per dire, alla posa di vaschette in rame con rompigoccia sagomate sull’e- stradosso degli embrici che ci permettevano di migliorare il deflusso delle acque. Abbiamo poi lavorato sul posizionamento corretto della griglia di partenza del manto per evitare che un andamento pressoché orizzontale degli embrici incontrasse senza mitigazione la pendenza notevole delle falde che è del 55%. Nella posa del manto abbiamo dovuto lavorare molto anche sui diagonali, considerando che si trattava di un tetto ad otto falde, e sulle lattonerie, in particolar modo nei punti di contatto tra la copertura della navata e i campanili”.
 
Entra nel merito delle specifiche dell’intervento anche il Geom. Roberto Peruzzi, responsabile di cantiere dell’Im- presa Empoli Luce che si è aggiudicata i lavori: “La difficoltà principale è stata proprio quella di mitigare la differenza di pendenza. Abbiamo cercato perciò di rialzare la quota di partenza per cercare quindi di dare più continuità al manto. Allo stesso tempo massima attenzione è stata dedicata alla lattoneria e all’utilizzo dei pezzi speciali negli elementi e nei punti di raccordo”.
 
AERcoppo®, al servizio della copertura
Com’è ovvio intuire, la particolarità della copertura richiedeva necessariamente l’impiego di un sistema flessibile, leggero, che disponesse di un notevole numero di pezzi speciali e che non appesantisse la struttura. Sulla scelta di AERcoppo® ecco le considerazioni dell’Arch. Narenti: “Non abbiamo steso una nuova guaina impermeabilizzante ma ripreso, lungo il perimetro della copertura e nei punti più critici, la guaina posata nel 2001 che, pur essendo in buono stato di conservazione, presentava locali punti si discontinuità. Per quanto riguarda la stesura dei coppi ho scelto io il sistema proposto da AERtetto. Non lo avevo mai utilizzato e ho approfondito le sue caratteristiche dopo una prima conoscenza su- perficiale. L’idea di non dover ricorrere alle malte per il fissaggio dei coppi è stata senza dubbio la motivazione che mi ha fatto propendere per questa soluzione. La possibilità di utilizzare un sistema che si automantiene senza veder intaccate le proprie performance nel tempo mi ha convinto che questo sistema era perfetto per il nostro contesto.
L’impego di AERcoppo® ci permette infatti di non dover intervenire successivamente con una manutenzione troppo fre- quente e ci mette al riparo dai noti problemi connessi ai sistemi posati in malta”.
 
Gli fa eco il Geom. Roberto Peruzzi: “Era la prima volta che utilizzavamo questo sistema e dopo un’iniziale incertezza abbiamo lavorato molto bene con passo spedito. È leggero, sicuro e facile da posare, garantisce una perfetta funzionalità e si è rivelato perfetto per il nostro progetto, rispondendo al meglio a tutte le richieste e sollecitazioni”.
Entra nel merito dell’impiego del sistema anche l’installatore, Sig. Fabio Salvatore Daniello: “Mi sono approcciato al sistema considerando la complessità del progetto. Non avevo esperienza e gestire otto falde garantendo gli allineamenti, non era operazione semplice, ma fin da subito mi sono trovato in sintonia con AERcoppo® e in sole tre settimane abbia- mo completato la copertura. Nel complesso sono molto soddisfatto di questa esperienza. Abbiamo utilizzato molti pezzi speciali che ci hanno permesso di risolvere alcuni potenziali problemi. Abbiamo recuperato in parte i coppi esistenti inte- grandoli con elementi nuovi”.
 
Le conclusioni spettano all’Arch. Narenti: “Nonostante alcune difficoltà oggettive legate alla disponibilità di budget e agli stop dovuti all’emergenza Coronavirus siamo molto contenti di aver portato a termine la riqualificazione della copertura che rappresenta il primo tassello di un percorso molto più ampio che ci aspetterà nei prossimi mesi. Una volta riportato il tetto della chiesa alla sua piena efficienza, abbiamo installato all’interno della navata, cinque stazioni microclimatiche che permettono di monitorare in tempo reale le condizioni di umidità e temperatura presenti all’interno. In questo modo possiamo controllare puntualmente le condizioni termigrometriche dell’ambiente in cui sono ospitate le Tele ed eventual- mente intervenire qualora si renda necessaria una tutela maggiore. Vogliamo che la popolazione locale ed i turisti possano ammirare il ciclo mariano che occupa tutte le pareti della chiesa, tra cui La Presentazione della Vergine al tempio, la gran- de tela di Antonio Zanchi che è stata riesposta dopo un attento lavoro di restauro”.
 
La Chiesa Beata Vergine della Salute è uno scrigno con opere d’arte straordinarie, una vera e propria pinacoteca del primo ‘700, un patrimonio artistico-religioso da proteggere e valorizzare, grazie a interventi organici e a progetti più puntuali.


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