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Infrastrutture, Ingegneri: pochi concorsi pubblici e investimenti in calo del 23%

di Paola Mammarella

‘L’Italia è il Paese più lento d’Europa nella realizzazione delle opere pubbliche’. Ponte di Messina, la domanda è: ‘perché non è ancora stato fatto?’

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Foto: Giorgio Perich©123RF.com
23/02/2021 – Un posto di primo piano nell’utilizzo del Recovery Fund spetta alla modernizzazione delle infrastrutture e alle grandi opere. Lo ha affermato il presidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI), Armando Zambrano, durante il convegno online “Grandi opere e infrastrutture per il rilancio del Paese”, organizzato dal CNI, con l’Ordine degli Ingegneri della Provincia di Venezia, il Collegio degli Ingegneri di Venezia e la Federazione degli Ordini degli Ingegneri del Veneto.
 

Infrastrutture, Italia Paese più lento d’Europa

Nel suo intervento introduttivo, Zambrano ha affermato che l’Italia è il Paese più lento d’Europa nella realizzazione delle opere pubbliche.
 
“Negli ultimi dieci anni non sono stati fatti passi avanti, abbiamo anche modificato il Codice Appalti ma siamo rimasti lì. C’è un problema di mancati investimenti ma anche il delicato tema della Pubblica Amministrazione, a causa soprattutto di un mancato turnover e la cronica mancanza di tecnici al suo interno. Senza contare l’atavico problema delle competenze tra Stato, Regioni e Province. Il tutto è fotografato da numeri impietosi. Secondo i dati elaborati dal nostro Centro Studi, negli ultimi dieci anni c’è stato un calo del 23% degli investimenti pubblici. La spesa per le infrastrutture nei trasporti in Italia è pari al 18% del totale degli investimenti pubblici, laddove nel Regno Unito è del 31%”.

“Nel frattempo il divario Nord-Sud invece di diminuire aumenta. In tutto questo, anche quando le risorse ci sono, non riusciamo a spenderle. Attualmente abbiamo 546 opere infrastrutturali incompiute. Rispetto ai Fondi strutturali 2014-20 per i trasporti abbiamo solo l’1% di progetti conclusi. Dei 219 miliardi di euro disponibili per infrastrutture strategiche in calendario fino al 2030, solo l’11% è costituito da lotti ultimati e la metà è ancora in fase di progettazione. Poi ci sono i tempi di realizzazione. Per fare un’opera di un milione servono 5 anni, per una da 100 milioni ne servono 15! Tutto ciò disegna un quadro assai complesso che va risolto al più presto”. 

A proposito di opere rimaste su carta, durante il convegno è stata fatta una riflessione sul Ponte sullo Stretto di Messina. Per Ennio Cascetta dell’Università Federico II Napoli “la domanda non è se conviene o non conviene farlo, la domanda è perché non è stato ancora fatto”. Cascetta ha sottolineato che in nessuna parte del mondo esiste un’isola così grande e così vicina alla costa non collegata da un ponte e che gli ingegneri italiani realizzano opere di questo tipo ovunque, dimostrando di avere capacità e competenze. La riflessione è stata raccolta dal Presidente CNI Armando Zambrano che, nell’auspicarne la realizzazione, ha sottolineato come “nel nostro Paese, così preso dalla polemica politica quotidiana, sia più difficile immaginare un’opera che realizzarla effettivamente”.

Durante il convegno, alcuni interventi hanno illustrato anche casi di opere che procedono in modo spedito, come le manutenzioni programmate delle strade, che secondo Massimo Simonini (Anas), possono essere considerate una grande opera pubblica, la fornitura di banda e connettività alle scuole, realizzata da Infratel.
 

Infrastrutture: troppa burocrazia e pochi tecnici nella PA

Una delle cause dei ritardi dell'Italia è stata individuata nella burocrazia, ma anche nell'incertezza normativa causata dalle modifiche per perseguire l'obiettivo della semplificazione. Edoardo Bianchi, vicepresidente dell’Ance, ha sottolineato l’inopportunità di cambiare continuamente i provvedimenti. Sebbene non ideale, ha affermato, esiste un decreto semplificazioni e sarebbe opportuno farlo agire, senza cadere nella suggestione del modello Genova. Ennio Cascetta ha affermato che “nel Codice degli Appalti c’è molto da cambiare ma non è tutto da buttare. Ciò che è mancato è stata la qualità delle decisioni in materia di infrastrutture da realizzare. In questo senso, il modello Genova è poco più di uno slogan. Vanno bene tutti gli interventi nella direzione della semplificazione, tranne che per la progettazione, che deve essere di qualità”.

A tal proposito, Fabrizio Curcio (Capo Dipartimento Casa Italia) nell'illustrare il piano per la messa in sicurezza del patrimonio edilizio pubblico e residenziale, ha affermato che per superare il vulnus della burocrazia occorre mettere questa in relazione col tema della responsabilità dei funzionari e del rapporto pubblico-privato. 

Dal convegno è emersa da una parte la necessità di semplificazione, dall'altra quella di tutelare la qualità della progettazione

Secondo Zambrano, il problema della carenza progettuale si risolve con l’ingresso dei tecnici nella PA. Sul bisogno di tecnici si è soffermato anche Massimo Sessa, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che ha ricordato come in questi anni sono mancati quasi del tutto i concorsi pubblici per ingegneri. Sulla stessa lunghezza d'onda Fabio Dattilo (Capo Corpo Nazionale VV.F.) che ha sottolineato come per velocizzare la realizzazione delle opere serve una squadra in grado di gestire le fasi progettuale, amministrativa e di controllo e che in questo ambito va recuperato il ruolo e le capacità di ingegneri e tecnici. 
 

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