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LAVORI PUBBLICI Recovery Plan, i Sindaci a Draghi: ‘servono finanziamenti diretti, iter rapidi e personale’
FOCUS

Rischio sismico degli edifici, le tecnologie per ridurlo

di Rosa di Gregorio

Interventi locali o globali agevolati dal superbonus 110% per migliorare il comportamento sismico delle strutture e ridurre la vulnerabilità

Vedi Aggiornamento del 19/04/2021
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Foto: Dmitry Kalinovsky©123RF.com
24/03/2021 - Il Superbonus 110% è la detrazione fiscale per la riqualificazione energetica (ecobonus) e la messa in sicurezza antisismica (sismabonus) degli edifici esistenti.  
 
Per l’efficientemente energetico la norma indica chiaramente quali siano gli interventi agevolabili, mentre per l’antisismica si parla di interventi volti alla riduzione del rischio sismico.
 
La norma di riferimento per il rischio sismico è il Decreto Ministeriale n.24 del 09/01/2020 “Linee guida per la classificazione del rischio sismico nonché le modalità per l'attestazione dell'efficacia degli interventi effettuati”.
 
Per definizione, ll rischio sismico è la misura matematica/ingegneristica per valutare il danno (perdita) atteso a seguito di un possibile evento sismico:
 
Rischio Sismico = Pericolosità x Vulnerabilità x Esposizione
 
La pericolosità è la probabilità che si verifichi un sisma (terremoto atteso), da cui derivano le zone sismiche.
La vulnerabilità è valutazione delle conseguenze del sisma, ossia la capacità di risposta dell’edificio all’evento;
L’esposizione è valutazione socio/economica delle conseguenze.
 
 
Foto: Classi Rischio Sismico e Sismabonus ©Ministero dei trasporti e delle infrastrutture
 
Gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico agiscono sul fattore vulnerabilità. La vulnerabilità, a sua volta, è strettamente collegata al comportamento che una struttura ha sotto l’effetto di una azione sismica. Il comportamento sismico può essere descritto sulla base di tre grandezze fisiche:
 
- resistenza: la massima forza che la struttura può sopportare rimanendo approssimativamente in campo elastico;
- rigidezza: la relazione tra carichi e spostamenti dell’intera struttura in campo elastico;
- duttilità: la capacità della struttura di deformarsi in campo post-elastico.
 
 
Foto: Introduzione alla progettazione sismica ©UNIFI
 

Quali sono gli interventi finalizzati alla riduzione del rischio sismico? 

Una prima classificazione degli interventi sulle costruzioni esistenti è data dalle Norme tecniche per le costruzioni (NTC 2018), che al capitolo 8 individuano le seguenti categorie finalizzate al miglioramento del comportamento sismico dell’edificio:
 
interventi di riparazione o locali: interventi che interessino singoli elementi strutturali e che, comunque, non riducano le condizioni di sicurezza preesistenti;
interventi di miglioramento: interventi atti ad aumentare la sicurezza strutturale preesistente, senza necessariamente raggiungere i livelli di sicurezza fissati per le nuove costruzioni;
interventi di adeguamento: interventi atti ad aumentare la sicurezza strutturale preesistente, conseguendo i livelli di sicurezza fissati per le nuove costruzioni.
 
Gli interventi di tipo locale non modificano la geometria della costruzione, comunque comportano un miglioramento delle condizioni di sicurezza preesistenti. Sono interventi di riparazione, rafforzamento o sostituzione di singoli elementi strutturali (travi, pilastri, porzioni di solaio, ecc) o parti di essi, che mirano ad aumentare la loro capacità deformativa.
Al contrario gli interventi di miglioramento e di adeguamento possono essere definiti globali proprio perché modificano la geometria e il comportamento della costruzione. Essi incidono sul comportamento dell’intera struttura agendo su rigidezza, resistenza e/o duttilità al fine ad aumentare la sicurezza strutturale.
Superbonus, interventi locali
Tra gli interventi locali, da adottare per gli edifici in cemento armato, i più comuni e diffusi sono:
 
a) l’incremento della sezione degli elementi strutturali, quali pilastri, travi o nodi, attraverso la tecnica del ringrosso nota con il nome di incamiciatura.
 
L’incamiciatura può essere realizzata in:
 - calcestruzzo armato, su tutti i lati o alcuni a seconda delle esigenze architettoniche e serve a conferire maggiore rigidezza a resistenza e duttilità;
- acciaio, con profili ad L verticali e inserimento di piastre continue, in questo caso per conferire maggiore resistenza nei confronti delle azioni taglianti;
- acciaio con sistema di tipo CAM® (Cuciture Attive dei Manufatti), nastri metallici in acciaio inossidabile che che vengono passati su vere e proprie “asole”, ovvero dei tagli nella pietra o in altri materiali di costruzione, distribuite nella parete e chiusi su sé stessi attraverso giunture.
 
b) Il rinforzo del nodo trave – pilastro, per migliorare la trasmissione delle sollecitazioni, attraverso:
 
- l’inserimento di placcaggi metallici o dissipatori;
- l’utilizzo di materiali fibrorinforzati a matrice polimerica (FRP), come le fibre carbonio o di vetro, che consentono di aumentare i carichi alla struttura senza aumentarne il peso ed il volume.
 
c)  il consolidamento dei solai in latero cementizio, per migliorare la capacità di carico della struttura.
 

Foto: Ristilatura armata RETICOLA© Fibre Net

Tra gli interventi locali, da adottare per gli edifici in muratura, i più comuni e diffusi sono:
 
- l’inserimento di catene o cordoli in acciaio o muratura armata per migliorare il livello di connessione tra elementi verticali ed orizzontali ed eliminare la spinta;
- il ripristino di danneggiamenti locali con il metodo cuci e scuci;
- il consolidamento delle murature, come cerchiature, cuciture metalliche, riduzione delle spinte di archi e volte, incremento della resistenza nei maschi murari, ecc.
- il rinforzo delle strutture lignee, aumento della rigidezza attraverso dei sistemi controventati o sistemi di consolidamento di travi e solai;
- il rinforzo strutturale delle pareti portanti utilizzando placcaggi con betoncini armati e/o intonaci fibrorinforzati.
 

Foto: Rinforzo antisismico metallico per solai misti SISTEMA TRALICCIO LPR® ZS PETER COX


Superbonus, interventi globali 

In presenza di cedimenti di fondazione, quadri fessurativi significativi, gravi carenze dei materiali, gravi carenze di tipo gravitazionale, siamo nell'ambito degli interventi globali. Sono interventi “più invasi” che mirano ad aumentare la resistenza della struttura, isolandola dal punto di vista sismico.
Rientrano tra gli interventi globali il:
 
- la riduzione delle irregolarità plano volumetriche;
- la riduzione della massa, alleggerendo le stratigrafie dei solai, come per esempio rimuovere massetti o coperture pesanti e sostituirli con altri più leggeri;
- inserimento di nuovi elementi strutturale, come pareti portanti, pareti controventanti in c.a. o controventi metallici (che prevedono dispositivi di smorzamento e dissipazione) miglioramento sismico più efficace - Inserimento di pareti in c.a.;
- realizzazione di nuovi giunti sismici per variare la distribuzione delle azioni mediante.
 
Consolidamento geotecnico 
Le NTC 2018 prevedono un ulteriore intervento utile ad aumentare la resistenza di una struttura in caso di eventi eccezionali: il consolidamento geotecnico, ovvero tutti quegli interventi volti al consolidamento del terreno e al rinforzo le fondazioni.

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