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NORMATIVA

Abusi edilizi, l’ordine di demolizione deve essere preciso

di Paola Mammarella

Tar Lazio: se i manufatti non sono ben identificati, il Comune deve prima condurre nuovi accertamenti e pronunciarsi sulla domanda di condono pendente

Vedi Aggiornamento del 12/04/2021
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Foto: kuningaskotka©123RF.com
05/03/2021 – I manufatti abusivi da demolire devono essere identificati in modo preciso. In caso contrario, l’ordine di demolizione può essere annullato. Si è pronunciato in questi termini il Tar Lazio con la sentenza 2024/2021.
 

Abusi edilizi, il caso

Il Tar si è pronunciato su un caso che si snoda attraverso un periodo lungo doversi anni.
 
Dopo un sopralluogo della Polizia locale, erano stati individuati sei costruzioni abusive. Il Comune aveva quindi emanato 4 ordinanze di demolizione (l’ultima nel 1988). Nel frattempo, nel 1986, il responsabile aveva presentato istanza di condono.
 
L’istanza non è mai stata processata e le ordinanze di demolizione non sono mai state eseguite, tanto da far proseguire indisturbata l’attività edificatoria.
 
Molti anni più tardi, nel 2018, il Comune ha emanato un nuovo ordine di demolizione, richiamando gli abusi descritti nel verbale della polizia locale e della Polizia Giudiziaria.
 

Abusi edilizi, l’ordine di demolizione deve essere preciso

Il responsabile degli abusi ha impugnato il nuovo ordine di demolizione sostenendo che fosse ancora in attesa di un riscontro sulla sua domanda di condono.
 
Il Comune, sul versante opposto, ha affermato che il nuovo ordine di demolizione intendeva valorizzare le vecchie ordinanze mai eseguite.
 
I giudici hanno spiegato che, se davvero vi sono già ordini di demolizione divenuti definitivi, essi costituiscono un titolo sufficiente non solo per eseguire il ripristino, cioè per demolire gli abusi, ma anche per acquisire nel patrimonio pubblico l’abuso non ancora rimosso.
 
Il problema, sottolineato dal Tar, è che nel nuovo ordine di demolizione “l’ulteriore attività abusiva proseguita indisturbata” non è neppure minimamente indicata, con la conseguenza che non è dato comprendere quale parte dell’abuso sia già coperta dagli ordini di demolizione e quale sia invece oggetto di un rinnovato accertamento di difformità.
 
I giudici hanno quindi annullato l’ordine generale di demolizione, confermato la demolizione delle sole opere individuabili con certezza e prescritto al Comune di pronunciarsi sulla domanda di condono, condurre ulteriori accertamenti per poi eventualmente prendere nuovi provvedimenti.
 

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