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NORMATIVA

Sismabonus 110%, ISI propone obbligo di classificazione sismica e di assicurazione sull’edificio

di Rossella Calabrese

Dall’Associazione Ingegneria Sismica Italiana anche la richiesta di prevedere percentuali differenziate per zone sismiche e per efficacia degli interventi

Vedi Aggiornamento del 07/04/2021
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Foto: Jozef Polc © 123rf.com
31/03/2021 - “Perché una misura fiscale sia efficace, dobbiamo renderla credibile”. Lo afferma ISI, Ingegneria Sismica Italiana, l’Associazione impegnata da 10 anni sul fronte dell’incremento della cultura della prevenzione del rischio sismico e della messa in sicurezza del patrimonio costruito.
 
In vista della possibile proroga del superbonus, legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ISI interviene nel dibattito sugli interventi strutturali e sul sismabonus per evidenziare alcuni punti sui quali ritiene ci sia bisogno di fare chiarezza.
 

Superbonus 110%, chi ci guadagna

“È innegabile che il bonus sia un beneficio per i proprietari d’immobili, ma lo è anche per lo Stato; questo va detto con forza e in maniera positiva”, afferma l’Ing. Andrea Barocci, Presidente di ISI. Dal 1968 a oggi - ricorda ISI -, l’Italia ha speso tra i 150 e i 200 miliardi di euro (attualizzati) per far fronte al disastro causato dai terremoti; l’85% di questa spesa è servito per la ricostruzione, quindi per sopperire all’inadeguatezza degli edifici.

Ad oggi circa il 75% del nostro patrimonio edilizio è stato costruito in assenza di criteri antisismici; consideriamo che la necessità di manutenzione aumenta di anno in anno; aggiungiamo che ancora non siamo in grado di fermare i terremoti e che ci troviamo a subirli mediamente ogni 5 anni.

In questo quadro - prosegue ISI -, è evidente come lo Stato abbia necessità di mettere a bilancio la voce di spesa legata al rischio sismico, e incentivare gli interventi di efficientamento strutturale significa investire sulla riduzione di quel capitolo di spesa. E se ci guadagna lo Stato allora ci guadagniamo tutti, perché dal 1968 a oggi per far fronte agli enormi esborsi legati ai terremoti sono state inserite le accise sui carburanti e queste sono pagate da ogni cittadino indipendentemente dalla zona simica o dall’edificio in cui ha scelto di vivere.
 
 

Sismabonus 110%, la classificazione sismica

Risulta ormai chiaro, dopo il DL 34/2020 - afferma ISI -, che ogni tipo di intervento strutturale anche senza alcun miglioramento di classe sismica può essere portato in detrazione. Occorre avere il coraggio di rendere obbligatoria almeno la classificazione iniziale, per qualsiasi tipo di intervento che si prevede di fare; solo così potrà crescere la cultura del rischio.
 
Di recente - sottolinea l’Associazione - è stato detto che questo comporterebbe un intralcio all’effettivo sviluppo della misura fiscale, appellandosi al fatto che la normativa stessa non lo richiede per interventi minimi. Ma una cosa è la normativa tecnica, un’altra è quando lo Stato eroga contributi e ha tutti i diritti di chiedere qualcosa in più, a tutela del proprio investimento e della sicurezza.
 

Sismabonus 110%, le premialità

Secondo ISI, aver tolto con il DL 34/2020 l’obbligo al miglioramento di classe è una sconfitta nei confronti della riduzione del rischio sismico. Un provvedimento credibile e sostenibile deve andare verso la premialità e spiegare bene perché un cittadino possa avere un contributo diverso da un altro. Non è scandaloso pensare a percentuali differenziate sia per zone sismiche, sia per efficacia degli interventi. È invece scandaloso che un’abitazione degli anni ‘90 in zona 3 abbia la stessa percentuale di detrazione e massimale di spesa di una in zona 1 costruita negli anni ‘40.
 

Superbonus, l’assicurazione sull’edificio

L’aver inserito l’obbligo di assicurazione dedicata per i professionisti secondo ISI è controproducente nei confronti dei tecnici, che rimangono gli unici soggetti costretti ad assumersi compiti o responsabilità, peraltro spesso su questioni che non competono loro, in un intreccio tra normativa tecnica e fiscale che ha troppe zone grigie e che ancora non vede volontà di dialogo tra diverse competenze.

In una visione lungimirante, che vada oltre gli 8 anni di controllo dell’Agenzia delle Entrate, secondo ISI occorre essere coraggiosi ed estendere questa responsabilità al proprietario dell’immobile, il quale deve fare l’assicurazione sul proprio edificio; solo questo potrà veramente tutelare lo Stato, per tutto quello che abbiamo già visto prima, nei confronti del danno erariale.
 
 

Classe sismica negli atti di compravendita

Un’ulteriore proposta di miglioramento avanzata da ISI è legata al fatto che da anni siamo obbligati a conoscere, all’atto di una compravendita, il livello di efficientamento energetico del nostro edificio. Considerando quanto scritto sopra, sarebbe assolutamente legittimo richiedere la classificazione sismica del bene in vendita, e inserire tra i diritti del compratore quello di sapere il livello di sicurezza di cosa intende acquistare.

A questo proposito, l’Ing. Andrea Barocci, Presidente ISI aggiunge: “Questo farebbe nascere comportamenti virtuosi legati alla conoscenza del singolo cittadino, alla facilità per le assicurazioni nel valutare il bene, alle politiche statali di riduzione del rischio con la creazione nel tempo di una mappa nazionale”. Lo scoglio iniziale della classificazione nei condomini potrebbe essere superato mediante incentivazione fiscale o detrazioni.

Da ultimo - aggiungi ISI -, abbiamo visto chiaramente negli ultimi mesi che la percezione di un incentivo strettamente legato al concetto di ‘gratuità’, per quanto interessante, può risultare dannosa e a lungo andare controproducente in termini di riduzione del rischio.

La strada corretta - conclude l’Associazione - deve necessariamente partire da politiche che incentivino la consapevolezza, e che di conseguenza diventino credibili ed implementabili in modo sostenibile, altrimenti dopo lo sprint iniziale il rischio è di trovarsi senza più energie.
 

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