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URBANISTICA

Management delle città, PoliMI e Fondazione Dioguardi presentano la City School

di Silvia Sivo

Scuole d’eccellenza per contrastare e gestire la complessità urbana

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Ph. Maurizio Montagna
16/04/2021 - È stata presentata in conferenza stampa on-line la City School: scuola di formazione per la governance e il management delle città, corso di alta formazione promosso dal MIP Politecnico di Milano – graduate school of business e dalla Fondazione Gianfranco Dioguardi, in partenza il prossimo 8 maggio.
 
“La Governance politico istituzionale delle città oggi più che mai deve possedere lucidità di analisi dei cambiamenti sociali, economici, culturali e ambientali in atto, avere una visione strategica, saper ideare soluzioni attuabili oltre che un metodo per realizzarle, e necessita quindi di una formazione specifica per adempiere pienamente a questo ruolo”.

A partire da questa introduzione di Cristina Melchiorri, delegata di Fondazione Dioguardi Lombardia e co-coordinatrice del corso, prende il via l’incontro di presentazione dell’iniziativa sul governo della città complessa, nella forma di una intensa conversazione tra: Gianfranco Dioguardi, ideatore e fondatore della City School; Simonetta Armondi, docente al Politecnico di Milano; Giancarlo Vecchi, direttore del corso City School Milano e docente al Politecnico di Milano; Letizia Carrera, direttrice del corso City School Bari e docente all’Università degli Studi di Bari; Francesco Maggiore, Presidente della Fondazione Dioguardi e co-cordinatore del corso; Elena Buscemi, consigliera delegata al lavoro della Città metropolitana di Milano; Carmine Pacente, esponente delle Regioni presso la Comunità Europea.
 
Il Terzo Millennio sta portando alla luce l’inadeguatezza di un’idea di sviluppo, di cui la crisi pandemica è solo uno dei sintomi endemici in uno scenario più ampio e drammatico di squilibri eco-ambientali, secondo cui si è agito sugli effetti visibili cercando di limitare gli eventi e le emergenze, piuttosto che attraversare la superficie e incidere sulle cause strutturali che li determinano. Allo stesso modo, l’emarginazione dell’ambiente fisico e le fragilità sociali, subite in particolare nelle periferie, sono state sempre gestite con interventi puntuali e occasionali: da ultima l’operazione dei “rammendi” promossa da Renzo Piano, che persegue la logica di un’azione che, seppure in sé efficace, non incide sulla natura del problema e sulla necessità di sistematizzare una cultura operativa fondata sull’etica.
 
Se “il mondo sta viaggiando verso l’ignoto” (il Prof. Dioguardi cita il Prof. Mario Deaglio nel XXV Rapporto su L'Economia globale e l'Italia, in corso di pubblicazione presso le edizioni Guerini e Associati) è necessario prefigurarlo e dargli forma, e forse proprio i periodi drammatici come quello che stiamo attraversando sono i momenti più adatti per anticipare e preparare la ripresa, che sarà caratterizzata da un forte impulso urbano.
 


La proposta del percorso formativo nasce da un progetto di ricerca avviato nel 2016 tra Politecnico di Milano e Fondazione Dioguardi e sviluppato dalla collaborazione dei dipartimenti di Ingegneria gestionale e di Architettura e studi urbani col coordinamento di Simonetta Armondi, lavoro poi confluito nel volume “Il governo della città complessa”. L’azione di ricerca si è messa significativamente in ascolto delle istituzioni di diverso livello, dei soggetti della governance tecnica e politica e delle imprese, al fine di fare evolvere un’offerta formativa orientata a rispondere alle esigenze di chi si occupa di città nella sua complessità.

Il percorso interessa in particolare due aspetti di fondo delle città, in particolare lombarde, che procedono insieme: l’attrattività in un contesto di competizione economica e manifatturiera globale, e l’innovazione degli ecosistemi urbani dove si incontrano ricerca, burocrazia, nuove tecnologie, imprenditori e city users. Il programma si rivolge ad amministratori pubblici e manager della PA locale, ruoli distinti ma complementari che operano insieme agli esponenti della società civile, dell’impresa e della ricerca e del terzo settore, secondo il principio della quadrupla elica.

Questo modello formativo integrato, insieme al forte interscambio tra aula e territorio, tra partecipanti e chi lavora nella pratica, rappresenta l’elemento più rilevante e significativo dell’esperienza pilota della City School di Bari, una best practise che ha portato la sperimentazione fuori dall’accademia e nei contesti concreti, dimostrandosi capace di generare un grande livello di attrattività ed efficacia, come dimostra la partenza della seconda edizione. Lungo questa traiettoria prende forma la rete delle City School, che al trentennale della Fondazione Dioguardi si stanno diffondendo in Italia, da Venezia a Brindisi, alla City School nazionale grazie all’intesa con ANCI, e approdano in Francia, con le autorità di Lione e Montpellier che stanno promuovendo un programma analogo.

La crisi ha amplificato il protagonismo delle città, da un lato svelando il ruolo centrale di politici e amministratori locali che operano in prima linea interagendo con i cittadini, dall’altro mostrando, oltre alle diffuse capacità, anche la difficoltà nell’affrontare la complessità del reale attraverso un approccio settoriale, soprattutto in assenza di una scuola di formazione dedicata atta a fornire chiavi di lettura, interpretazione e strumenti di azione che traguardino l’esperienza e l’iniziativa personali.
 
Risulta perciò fondamentale investire in qualità, preparazione e visione delle istituzioni, poiché la riforma della PA e la formazione del personale sono precondizioni per l’uso delle risorse non solo della prossima programmazione europea ordinaria 2021-207, ma anche dei finanziamenti del REACT-EU, del Next Generation EU e del PNRR che andranno gestiti rispettando tempi stringenti.

L’intuizione della City School propone un approccio orientato al codesign e all’innovazione sociale con un forte coinvolgimento dei cittadini che partecipano al governo della città in maniera competente e consapevole, allargando lo sguardo anche alla gestione delle imprese capace di rispondere alle richieste in termini di ecologia politica che emergono dalla riflessione istituzionale a tutti i livelli e dall’opinione pubblica.
 
La decisività delle grandi aree urbane in termini di sviluppo sostenibile ambientale e sociale e la politica come cura del bene comune rappresentano i principi per immaginare un modello di sviluppo diverso basato sulla transizione e sulla coesione; una scuola nuova, capace di rendere visibili i fenomeni della complessità, rappresenta un’iniziativa molto preziosa di orientamento verso un futuro non subìto ma a cui dare forma concreta attraverso l'azione individuale e collettiva nel presente.
 

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