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Equo compenso, il tema torna all’esame della Camera

di Rossella Calabrese

Tre ddl propongono: sanzioni per i professionisti, abrogazione del Decreto Bersani, compensi dimezzati per le prestazioni rese alla PA. Dubbi da Confprofessioni

Vedi Aggiornamento del 04/06/2021
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10/05/2021 - Il tema dell’equo compenso dei professionisti ordinistici ritrova spazio nel dibattito parlamentare.
 
Dopo molti mesi nei quali la materia è stata normata a livello regionale, la Commissione Giustizia della Camera ha avviato nei giorni scorsi l’esame di tre proposte di legge, presentate rispettivamente, in qualità di primi firmatari, da Giorgia Meloni - FdI (C. 301), Andrea Mandelli - FI (C. 1979) e Jacopo Morrone - Lega (C. 2192).
 

Equo compenso, i contenuti delle proposte di legge

Il disegno di legge della deputata Meloni propone di reintrodurre l’equo compenso per tutte le categorie di professionisti, inserendo nel codice civile disposizioni analoghe a quelle già inserite nell’ordinamento forense, in particolare aggiungendo due commi all’articolo 2233 del codice civile.
 
Il primo comma dichiara nulle le pattuizioni che prevedano un compenso manifestamente sproporzionato rispetto all’opera prestata o al servizio reso, cioè inferiore agli importi calcolati sulla base dei parametri o dalle tariffe fissati con decreto ministeriale per le professioni regolamentate.
 
Secondo il ddl Meloni, la convenzione, il contratto e le gare predisposte dal committente nonché qualsiasi accordo che preveda un compenso inferiore a tali valori potranno essere impugnati esclusivamente dal professionista in tribunale, al fine di fare valere la nullità e di chiedere la rideterminazione giudiziale del compenso stabilito.
 
Il secondo comma aggiuntivo prevede, invece, la nullità di qualsiasi pattuizione che vieti al professionista di pretendere acconti nel corso della prestazione o che gli imponga l’anticipazione di spese o che attribuisca al committente o cliente vantaggi sproporzionati rispetto alla quantità e alla qualità del lavoro svolto o del servizio reso.
 
Ma, soprattutto, questo ddl prevede che gli ordini e i collegi professionali adottino disposizioni deontologiche volte a sanzionare la violazione da parte del professionista dell’obbligo di convenire o di preventivare un compenso giusto, equo e proporzionato alla prestazione professionale e conforme ai parametri o alle tariffe ministeriali.
 
Infine, il ddl propone l’abrogazione del Decreto Bersani del 2006, nella parte che abolì l’obbligatorietà delle tariffe fisse o minime per le attività libero-professionali e intellettuali, e del Decreto Liberalizzazioni (DL 1/2012).
 


Il ddl 1979 Mandelli fornisce una definizione univoca di equo compenso, chiarisce che l’equo compenso si riferisce a qualsiasi rapporto professionale avente ad oggetto le prestazioni di un avvocato e di qualsiasi altro professionista, a prescindere dall’utilizzo di vere e proprie convenzioni, predisposte unilateralmente o no, e amplia la platea dei soggetti tenuti al rispetto della normativa.
 
La proposta di legge ribadisce l’integrale soggezione alla disciplina anche da parte della pubblica amministrazione e dispone che la disciplina dell’equo compenso si applichi anche ai rapporti instaurati prima dell’entrata in vigore della normativa, purché ancora in corso di esecuzione.
 
Il ddl 2192 Morrone disciplina i rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad oggetto lo svolgimento, anche in forma associata o societaria, di attività professionali in favore di banche, assicurazioni e grandi imprese.
 
Il testo elenca poi una lunga serie di clausole che definisce vessatorie e quindi nulle, tra cui: la riserva al cliente della facoltà di modificare unilateralmente le condizioni del contratto; l’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali del contratto; l’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che il professionista deve eseguire a titolo gratuito; l’anticipazione delle spese a carico del professionista.
 
Un’altra proposta contenuta in questo ddl è quella per cui la pubblica amministrazione, in relazione alle prestazioni rese dai professionisti, applica le disposizioni in materia di equo compenso ma prevedendo che i compensi siano ridotti della metà.
 
Inoltre, consente ai professionisti di far valere i loro diritti individuali omogenei anche attraverso class action promosse dai Consigli Nazionali.

Pare essere stato per il momento accantonato il ddl C 2741 presentato anch’esso da deputati della Lega e assegnato alla Commissione Giustizia, ma mai esaminato.
 
 

Equo compenso, le prime reazioni dei professionisti

Tra i primi soggetti auditi c’è Confprofessioni che ha ricordato come “l’attuale impianto normativo del diritto all’equo compenso sia del tutto inefficiente” e “disperso in una pluralità di fonti, si applica solo alle grandi imprese, escludendo numerosi rapporti contrattuali; è privo di un meccanismo di tipo preventivo e, nei rapporti con la PA, risulta poco stringente, ammettendo pratiche come le prestazioni a titolo gratuito”.
 
La Confederazione dei liberi professionisti accoglie quindi positivamente le proposte di revisione della legislazione in tema di equo compenso.
 
Nel merito dei testi, secondo Confprofessioni la pdl Meloni, che propone l’abrogazione del Decreto Liberalizzazioni del 2012 e del Decreto Bersani, “non può essere condivisibile né nell’intento di un sostanziale ripristino delle tariffe professionali né nella previsione di sanzioni a carico del professionista che accetti condizioni inique. In queste vicende, il professionista è il soggetto debole del rapporto contrattuale - commenta il presidente Gaetano Stella -. Non può quindi rischiare di essere sottoposto alla doppia minaccia di essere sanzionato dall’ordine e di perdere l’incarico professionale”.
 
Commentando la proposta Mandelli, Confprofessioni accoglie favorevolmente sia l’intenzione di riservare al tema dell’equo compenso una disciplina autonoma, sia l’opzione per l’allargamento dell’attuale ambito di applicazione dell’equo compenso, che rischia di diventare però troppo radicale nell’estensione del vincolo anche a micro e piccole imprese.
 
Infine, il ddl Morrone non è condiviso da Confprofessioni nella proposta di dimezzare i valori dei compensi professionali nelle prestazioni rese a favore della P.A. “L’equità, indice dell’impegno del professionista e dei costi sostenuti, deve essere vincolante tanto per la pubblica amministrazione quanto per le imprese” afferma il presidente Stella.
 
“Il legislatore deve domandarsi se è giusto che il diritto all’equo compenso dei professionisti sia garantito tramite un sistema basato su segnalazioni di altri professionisti e accertamenti promossi dall’ordine professionale - ha concluso Stella -. Secondo Confprofessioni, il compito di un capillare e rigoroso controllo delle prassi dei rapporti contrattuali nei servizi professionali è di competenza dello Stato, che è chiamato ad impegnarsi quotidianamente nella tutela oggettiva di beni di natura costituzionale”.
 

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