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TECNOLOGIE

Comunità energetiche e autoconsumo collettivo, le esperienze italiane

di Rossella Calabrese

Legambiente censisce la generazione distribuita delle rinnovabili e lancia le sue proposte al Governo

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Foto: Peter Hofstetter © 123rf.com
26/05/2021 - Nonostante nel 2020 le fonti rinnovabili siano cresciute a ritmi decisamente inadeguati rispetto a quanto l’Italia potrebbe e dovrebbe fare per rispettare i suoi impegni di riduzione delle emissioni climalteranti, la rivoluzione energetica ha preso il via sul territorio.
 
Soprattutto nelle forme di comunità energetiche da fonti rinnovabili e autoconsumo collettivo. Legambiente ha censito 30 esperienze di questo tipo, in grado di soddisfare i fabbisogni energetici di realtà con caratteristiche e necessità anche molto diverse tra loro.
 
Lo scenario della generazione distribuita nel territorio italiano e lo sviluppo dei nuovi modelli energetici in attesa del completo recepimento della Direttiva europea sono analizzati nel nuovo Report ‘Comunità rinnovabili’.
 
Ma Legambiente fa di più: avanza proposte per raggiungere gli obiettivi climatici nei tempi previsti dal PNIEC che, ricorda, deve essere aggiornato sulla base dei nuovi obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 elevati al 55%.
 
Le comunità energetiche e le configurazioni di autoconsumo collettivo - spiega l’Associazione - sono un’opportunità arrivata con la sperimentazione consentita dalla Legge Milleproroghe del marzo 2020.
 
Secondo uno studio Elemens-Legambiente, le comunità energetiche potranno contribuire con circa 17 GW di nuova potenza da rinnovabili al 2030, pari a circa il 30% dell’obiettivo climatico al 2030 del PNIEC, ancora da aggiornare. La restante parte dovrà essere coperta attraverso lo sviluppo di impianti eolici, a bioenergie, geotermici, idroelettrici diffusi nei territori e ben realizzati.
 
 

Comunità energetiche e autoconsumo collettivo, le esperienze italiane

Le comunità energetiche realizzate in Italia sono 2: a Magliano Alpi (CN) e a Napoli, nel quartiere periferico di San Giovanni a Teduccio, alle quali si aggiunge l’esperienza di autoconsumo collettivo di Pinerolo (TO). Sono invece 16 le comunità energetiche in progetto e 7 quelle ancora nelle primissime fasi preliminari che vedono coinvolti Comuni, imprese e cittadini.
 
Esistono poi esperienze innovative di produzione e autoconsumo dell’energia che non rientrano dal punto di vista normativo in queste nuove configurazioni, come quella del porto di Savona, un sistema semplice di consumo e produzione a servizio delle utenze portuali, oggi alimentate da 121 kW di pannelli solari fotovoltaici destinati ad aumentare fino a 4 MW, e in grado di soddisfare, a regime, il 95% del fabbisogno annuale di energia del porto. Ma anche 15 esperienze di autoconsumo, elettrico e termico, legate ad aziende agricole, edifici e interi territori.
 
“Le Comunità energetiche - dichiara Stefano Ciafani, presidente di Legambiente - rappresentano non solo uno strumento ideale per contribuire in modo concreto alla lotta contro la crisi climatica, ma anche uno strumento fondamentale contro la povertà energetica che oggi riguarda oltre 2 milioni di famiglie della Penisola. Inoltre, rispetto ai bonus energetici previsti dal Governo, energia elettrica, gas e acqua portano un ruolo attivo, comunitario e consapevole di chiunque entri a far parte della Comunità energetica”.
 
Ma “per il raggiungimento degli obiettivi climatici ed energetici, le comunità energetiche dovranno essere accompagnate da politiche di spinta di impianti da fonti rinnovabili più grandi, di dimensioni variabili in grado non solo di contribuire al bilancio energetico del nostro Paese fino al raggiungimento dell’obiettivo emissioni zero nette, ma anche, associate a sistemi di accumulo, di garantire flessibilità e sicurezza alla rete, e insieme all’idrogeno verde di decarbonizzare i settori più energivori e difficili come il settore chimico, petrolchimico, cartiere e una parte dei trasporti a lunga gittata”.
 
Per questo, secondo Legambiente, è fondamentale il completo recepimento delle Direttive europee in tema di autoproduzione e scambio di energia.
 
L’associazione rilancia oggi al Governo alcune proposte per fare del recepimento l’occasione per superare le questioni ancora aperte e le criticità emerse, a partire dal dimensionamento del perimetro delle comunità energetiche, la potenza degli impianti, i problemi legati alle cabine secondarie, la definizione degli incentivi, la governance del meccanismo, l’allargamento alla possibilità di partecipare a soggetti come ONG ed enti del terzo settore, oggi esclusi dalle direttive europee.
 
Le 10 proposte di Legambiente:
1. Semplificazione degli iter burocratici e regole certe.
2. Partecipazione dei territori.
3. Eliminare e rimodulare tutti i sussidi, diretti e indiretti, alle fonti fossili.
4. Spingere in sistemi di accumulo e sui pompaggi.
5. Promuovere progetti di agrivoltaico.
6. Spingere per la realizzazione di progetti di eolico a terra e in mare.
7. Accelerare negli investimenti nella rete di trasmissione e distribuzione.
8. Spingere l’elettrificazione delle città.
9. Regia di controllo sulle risorse del Recovery Plan.
10. Sviluppare esclusivamente l’idrogeno verde.
 
I numeri e le storie raccontate nel Rapporto ‘Comunità energetiche’ sono disponibili sulla mappa pubblicata sul sito comunirinnovabili.it dove sono raccolte oltre 300 esperienze di innovazione energetica. Da quest’anno, la mappa delle buone pratiche è accompagnata anche dall’applicazione web dedicata alle comunità energetiche, sviluppata da gisAction.
 

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