Network
Pubblica i tuoi prodotti
Vai al prossimo articolo
Superbonus, via libera alla detrazione anche con abusi edilizi
RISTRUTTURAZIONE Superbonus, via libera alla detrazione anche con abusi edilizi
FOCUS

È possibile trasformare un tetto in terrazzo?

di Rosa di Gregorio

Rispetto delle normative, eventuale adeguamento sismico, impermeabilizzazione, isolamento, parapetto e pavimentazione: gli step per la realizzazione dell’intervento

Foto: olesiabilkei©123RF.com
06/09/2021 - Una copertura piana, nota come terrazzo nel linguaggio comune, e un tetto sono entrambi degli elementi conclusivi e di coronamento di un edificio, con la funzione principale di proteggere il fabbricato e i suoi abitanti e di smaltire le acque meteoriche.
 
Nonostante il fine comune, una copertura piana e un tetto sono due componenti architettonici che hanno un comportamento statico e un comportamento fisico tecnico nettamente diverso. Diversità che diventano cruciali quando si vuole realizzare un intervento di passaggio da una copertura piana ad una inclinata o viceversa.
 
Negli ultimi anni, alla necessità di incrementare gli spazi interni domestici recuperando il sottotetto o realizzando soprelevazioni si contrappone la nuova tendenza di avere maggiori spazi all'aperto che possano offrire nuove opportunità funzionali: spazi vivibili all’aperto, angoli con vista dall’alto, tetto giardino, zona solarium ecc.
 
Seguendo questa tendenza, viene naturale chiedersi se è possibile trasformare un tetto inclinato in terrazzo.
 
L'intervento è "fattibile" ma ci sono diversi aspetti da considerare e che solo un progetto può esaminare nel complesso. 
 
In primo luogo, ci sono gli aspetti urbanistici. Prima di avventurarsi nell’impresa occorre verificare, nelle norme tecniche, nei regolamenti e nelle norme di tutela ambientale a livello locale, regionale e nazionale, che l'intervento sia ammissibile e in quali termini.
 
Seguono gli aspetti civilistici ed in particolare il diritto dei terzi. Nel trasformare un tetto in terrazzo è fondamentale verificare il rispetto delle distanze perchè si creeranno delle  “vedute” che nello stato originale non c'erano. 
 
In ultimo, ci sono gli aspetti legati alla statica e alla fisica tecnica: una copertura piana è un solaio complesso, isolato e impermeabilizzato, che comporta un maggiore carico alla struttura dell’edificio e una risposta alla trasmissione del calore e alla resistenza al passaggio dell’acqua molto diversa da un tetto.
 
Ovviamente tutti questi aspetti vanno relazionati al contesto in cui si opera, casa singola o condominio, in cui assumono un peso differente. In particolare Il tetto del condominio rientra tra le “parti comuni” dell’edificio. A meno che non sia di proprietà esclusiva di un solo condomino (certificata da atto pubblico), la sua proprietà è ripartita in proporzione ai millesimi dei singoli condomini e quindi il primo step per un condomino è ottenere il  consenso dell'assemblea condominiale. 
 

 

Trasformare un tetto in terrazzo: procedure e aspetti strutturali

La trasformazione di tetto in terrazzo è un intervento di ristrutturazione edilizia, poiché la modifica della volumetria complessiva e dei prospetti porta ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente.
 
Pertanto, bisognerà verificare in quale regime amministrativo va inquadrato l’intervento: quello della SCIA oppure del Permesso di Costruire. Inoltre, se l’immobile in questione ricade in area di tutela architettonica o paesaggistica servirà preventivamente ottenere l’autorizzazione da parte di chi ha emesso il vincolo.
 
Da un punto di vista operativo, andrà verificata la presenza dell’agibilità e della relazione di collaudo statico che permettono di ottenere importanti informazioni sulla statica dell'edificio.
Rimuovere la copertura esistente a falde e sostituirla con una nuova copertura piana può causare una variazione dei carichi gravitazionali e quindi l’incremento dei carichi di fondazione.
 
Andrà, pertanto, fatta una valutazione della sicurezza dell'edificio nei confronti delle azioni sismiche, secondo quanto prescritto dalle NTC 2018 e verificare se è necessario o meno l'adeguamento sismico dell'edificio esistente.
 
Diverse possono essere le soluzioni tecnologiche per la nuova copertura piana, sicuramente optare per quelle “leggere” come il solaio collaborante in legno/cls o lamiera grecata/cls, il solaio in laterocemento con  soletta in calcestruzzo collaborante o il solaio alveolare e lastre autoportanti in cemento armato e precompresso, determinerà una bassa variazione dei carichi. 
 
Quando il sottotetto è abitabile, generalmente si evita di demolirlo del tutto e si sceglie di realizzare un terrazzo a tasca, una tipologia di terrazzo incassato ottenuto sottraendo volume dal sottotetto e accessibile dagli ambienti di quest'ultimo.
 
Questa soluzione, anche se crea uno spazio praticabile più piccolo, risulta essere utile soprattutto nei centri storici o nelle aree a vincolo paesaggistico
perché non modifica la sagoma complessiva dell'edificio. In questo caso la trasformazione costruttiva interesserà prevalentemente il sistema strutturale del tetto esistente.
 

Da tetto a terrazzo: isolamento e impermeabilizzazione

Trasformando un tetto in terrazzo praticabile cambiano gli aspetti legati all’isolamento e all’impermeabilizzazione. Pertanto, nella progettazione della nuova stratigrafia di copertura bisognerà prestare attenzione agli aspetti termoigrometrici.
 
Isolare la copertura piana sarà necessario soprattutto se al di sotto ci sono locali abitati. La scelta dell’isolante sarà fatta in base alle condizioni ambientali in cui si opera, a calcoli termotecnici e alla scelta di tetto caldo o tetto rovescio.
 
Ipotizziamo di realizzare una copertura piana praticabile a tetto caldo. La copertura piana deve essere protetta dalla condensazione superficiale e in particolare da quella interstiziale che potrebbe formarsi all'interno degli elementi costitutivi il nuovo solaio di copertura. Sarà necessario posare, al di sotto dell’isolante una barriera al vapore che ha un valore Sd (resistenza al passaggio del vapore acqueo) >100m, cosi come indica la DIN 4108-3.
 
Lo strato di tenuta all’acqua, generalmente la guaina bituminosa, verrà realizzato sull’isolante e al di sotto del massetto di allettamento, ovvero quello che ha il compito di ripartire i carichi della sovrastante pavimentazione; da non confondere con il massetto delle pendenze, che si trova sotto l’isolante e che invece serve per il deflusso delle acque.
 
Le infiltrazioni d’acqua possono causare gravi danni a tutta la stratigrafia di una copertura piana. Pertanto, la membrana drenante sotto massetto è un elemento che non può mancare.
 
Lo sviluppo è quello di un “tetto caldo” e ricapitolando avremo dall’intradosso all’estradosso:
1. massetto delle pendenze;
2. barriera al vapore;
3. strato isolante;
4. elemento di tenuta all’acqua;
5. strato separatore/membrana drenante;
6. massetto di allettamento;
7. pavimentazione.
 
La differenza tra tetto caldo e tetto rovescio sta nella posizione dell’impermeabilizzante (elemento di tenuta all’acqua), che nel caso del tetto caldo si trova sopra l’isolante, mentre è sotto l’isolante nel tetto rovescio. Optare per il tetto rovescio richiede a sua volta la scelta si un isolante con alta resistenza alla compressione perché soggetto a tutti i carichi di copertura.
 

Trasformare un tetto in terrazzo: il parapetto

Con la realizzazione di un terrazzo si creano affacci che prima non c'erano. Affacci da proteggere e mettere in sicurezza. Non si tratta solo di scegliere l'elemento architettonico del parapetto ma di progettare un vero e proprio dettaglio costruttivo: quello dell'intersezione parapetto-copertura. Dettaglio fondamentale è l'impermeabilizzazione che, oltre ad evitare le infiltrazioni, impedirà la formazione di ponti termici che ridurrebbero il comfort degli spazi abitativi sottostanti.

 

La pavimentazione del terrazzo

L’obiettivo di trasformare un tetto in terrazzo è quello di renderlo praticabile, pertanto, anche la pavimentazione che rivestirà la nuova superficie piana svolgerà un ruolo importante, non solo dal punto di vista estetico ma anche di quello della sicurezza e della durabilità dell’intervento.
 
I materiali per pavimenti esterni possono essere diversi:
- piastrelle;
- grès porcellanato;
- cotto;
- cementine;
- pietra naturale;
- pietra ricostruita;
- pavimenti continui;
- legno composito;
- PVC.
 
Qualsiasi materiale venga scelto, una pavimentazione da esterno dovrebbe garantire:
- resistenza al calpestio;
- resistenza allo scivolamento (almeno un coefficiente d'attrito R11 secondo la Norma DIN 51130);
- resistenza al carico;
- resistenza alle condizioni climatiche, in particolare gelo disgelo;
- basso assorbimento idrico.
  
Alle soluzioni di rivestimento “tradizionali” si affiancano poi quelle ecofriendly, come i sistemi cool roof e green roof. Trattandosi di sistemi, il pacchetto copertura segue una stratigrafia ad hoc che non è quella citata nel paragrafo precedente.

Partecipa alla discussione ( commenti) Utilizza il mio account Facebook Non hai un account Facebook? Clicca qui