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Scuole dell’infanzia, assegnate risorse anche per interventi sugli edifici

di Rossella Calabrese

Ripartito il Fondo nazionale per gli anni 2021, 2022 e 2023. Cominciano a riequilibrarsi gli investimenti dello Stato al Sud

Vedi Aggiornamento del 20/10/2021
Progetto per la scuola di Arzachena (Sassari) vincitore del concorso 'Scuole innovative' - © Nicola Brenna
23/09/2021 - È stata raggiunta l’intesa sul riparto delle risorse del Fondo nazionale per il Sistema integrato di educazione e di istruzione per gli anni 2021 (seconda parte di finanziamento), 2022 e 2023, relativa al Piano di azione pluriennale per il Sistema integrato 0-6 anni.
 
Si tratta di 309 milioni all’anno per le tre annualità - 2021, 2022 e 2023 - assegnati direttamente ai Comuni, in forma singola o associata, sulla base delle programmazioni regionali, per interventi di edilizia su edifici pubblici che ospitano servizi educativi o scuole dell’infanzia, spese di gestione, di formazione e di funzionamento dei servizi.
 
Lo fa sapere il Ministero dell’Istruzione, che sottolinea come dal 2021 le Regioni e le Province autonome hanno la possibilità di conoscere in anticipo le risorse assegnate per gli anni successivi, in modo da poter programmare la destinazione delle stesse per un triennio.
 

Fondo Sistema integrato 0-6, i criteri di ripartizione

Le risorse - spiega il Ministero - sono assegnate secondo questi criteri:
- il 40% in proporzione agli utenti dei servizi educativi per l’infanzia che prevedono costi a carico dei Comuni;
- il 30% in proporzione alla popolazione residente in età compresa tra 0 e 6 anni;
- il 20% come quota perequativa alle Regioni e Province autonome con una percentuale di copertura dei servizi educativi per l’infanzia inferiore alla media nazionale secondo i più recenti dati ISTAT;
- il 10% in relazione ai bambini iscritti alle scuole comunali e private paritarie.
 


Scuole dell’infanzia, la ripartizione del Fondo

Per il 2021, la dotazione di 309 milioni di euro è così ripartita:
- 264 milioni di euro in continuità con le assegnazioni del 2020;
- 43,5 milioni di euro in base ai nuovi criteri (numero di bambini iscritti ai servizi educativi e alle scuole dell’infanzia paritarie pubbliche e private, popolazione tra 0 e 6 anni, riequilibrio territoriale);
- 1,5 milioni di euro per l’attivazione dell’Anagrafe nazionale dei servizi educativi.
 
Con l’introduzione della quota perequativa e in virtù del criterio della popolazione infantile residente, le Regioni del Sud sono quelle che beneficiano dell’incremento maggiore - sottolinea il Ministero. Ciò fa dedurre che nel passato hanno prevalso criteri slegati dal numero di bambini e che oggi è necessario che lo Stato investa per dotare di scuole per l’infanzia anche le Regioni più lontane dall’obiettivo del 33% di copertura dei servizi 0-6.
 
Infatti, in Campania lo Stato investirà il 203,4% in più, in Calabria il 154% in più, in Sicilia il 147,3%, in Basilicata il 73,7% in più, in Molise il 69,1% in più, in Puglia il 68,2% in più. Ma anche la Provincia autonoma di Bolzano riceverà il 67,7% in più, la Provincia autonoma di Trento il 55% in più e il Friuli-Venezia Giulia il 53,5% in più.
 
Dal 2017 al 2023 - ricorda infine il Ministero - il Fondo nazionale per il Sistema integrato 0-6 è andato progressivamente crescendo, con un incremento di 100 milioni di euro, passando dagli iniziali 209 milioni agli attuali 309 milioni di euro.
 

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