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LAVORI PUBBLICI

Equo compenso, appalto integrato, subappalto e CAM: i nodi del ddl delega appalti

di Paola Mammarella

Operatori concordi sul ritorno al Regolamento unico, divergenze su centralità della progettazione e criteri ambientali minimi

Vedi Aggiornamento del 29/10/2021
Foto: zefei©123RF.com
27/10/2021 - Equo compenso, appalto integrato e centralità della progettazione, criteri ambientali minimi (CAM). Sono alcuni degli elementi su cui gli operatori del settore vorrebbero intervenire per modificare la normativa sui contratti pubblici.
 
Le proposte sono state formulate giovedì scorso durante un ciclo di audizioni, in Commissione Lavori Pubblici del Senato, sul disegno di legge delega in materia di appalti.
 
Se sul ritorno al regolamento sembrano tutti d’accordo, su altri argomenti, come la centralità della progettazione o l’utilizzo dei CAM ci sono posizioni divergenti.
 

Equo compenso e ruolo dei professionisti

Secondo Confprofessioni, l’equo compenso deve essere espressamente previsto come limite inderogabile e vincolante nella redazione dei bandi e delle offerte.
 
Un’altra proposta per velocizzare la realizzazione delle opere e semplificare la vita dei professionisti è limitare le mansioni dei professionisti appartenenti alla Pubblica Amministrazione, per evitare sovrapposizioni con le materie di competenza dei liberi professionisti. Secondo Confprofessioni, la confusione che sovente si verifica in questo ambito ha determinato profondi squilibri e ingiustizie nel mercato dei servizi professionali, alimentando rendite di posizione ingiustificabili, e ha ostacolato ed opacizzato l’allocazione delle risorse pubbliche e l’efficienza dell’azione amministrativa.

Oice ha rilevato che, nella prassi, le Stazioni Appaltanti cpnsiderano il DM Parametri un elemento derogabile e puramente indicativo e ha chiesto che nella delega sia inserita una norma espressa per correggere questo meccanismo.
 


Appalto integrato e centralità della progettazione

Per l’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci), l’appalto integrato costituisce una forte semplificazione per gli enti locali e dovrebbe diventare una procedura strutturale, non limitata ad un periodo transitorio. Anci ha ricordato che nell’ambito del Programma Innovativo Nazionale per la Qualità dell’Abitare (PINQUA) è stata data la possibilità di ricorrere all’appalto integrato per avere una maggiore flessibilità procedurale e rispettare le tempistiche del PNRR.
 
Sulla stessa lunghezza d’onda l’Associazione dei piccoli Comuni (ANAPCI) che ritiene più sensato “rafforzare il sistema collaudo ed il certificato di regolare esecuzione piuttosto che chiedere ai progettisti di essere tanto bravi da prevedere ogni dettaglio, pur lasciando i controlli sul quadro economico delle opere”.
 
Diversa la posizione della Rete delle Professioni Tecniche (RPT), che ha invece chiesto di limitare il ricorso all’appalto integrato ai soli casi in cui può essere utile l’apporto dell’impresa nella fase progettuale esecutiva, quando il contenuto tecnologico super al 70% dell’importo totale dell’opera.
RPT ha anche proposto di incentivare con premialità temporali o economiche le opere il cui progetto di fattibilità tecnica ed economica, posto a base di gara per l’affidamento congiunto della progettazione ed esecuzione, sia acquisito mediante concorso di progettazione.

Sempre con l’obiettivo di garantire la qualità della progettazione, RPT ha chiesto l’introduzione di un Fondo per le fasi preliminari alla progettazione, come rilievo, analisi geologiche e sondaggi, i successivi livelli di progettazione, anche mediante concorso di progettazione, e il controllo dell’opera.

Anche Oice si è concentrata sulla necessità di perseguire più alti livelli qualitativi della progettazione. Il presidente Gabriele Scicolone ha sottolineato la posizione contraria dell'Associazione rispetto ad ipotesi di strutture o centrali di progettazione e la necessità di migliorare le competenze della PA, che dovrebbe essere in grado di leggere i progetti in BIM. Oice ha detto anche no alla liberalizzazione dell'appalto integrato, che andrebbe invece regolamentato.
 
 

Subappalto, no alla liberalizzazione

Finco ha espresso preoccupazione per il subappalto libero. Dal 1° novembre, tutto ciò che non è lavorazione prevalente è indirizzato al subappalto libero. Secondo Finco, invece, occorre tener conto della specificità dell’attività espletata e del fatto che molte variabili dello stesso subappalto non sono nella disponibilità del subappaltatore. 
 

CAM

Finco ritiene che i CAM non possano valere per tutti i tipi di appalti e per tutte le soglie, o diventare una richiesta che metta in difficoltà gli operatori economici. Nei lavori dei CAM edilizia presso il MITE, secondo Finco, si sta decidendo di privilegiare eccessivamente i materiali rinnovabili, operando vere e proprie scelte di carattere industriale.
 
Di parere diverso l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac), che auspica un rafforzamento delle previsioni in materia di appalti verdi e l’obbligo di attenersi ai CAM.
 

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