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Decreto Antifrodi, la filiera delle costruzioni: ‘sì ai controlli, no alla retroattività delle misure’
NORMATIVA Decreto Antifrodi, la filiera delle costruzioni: ‘sì ai controlli, no alla retroattività delle misure’
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Superbonus e bonus edilizi costeranno 30,8 miliardi fino al 2036

di Paola Mammarella

Ripartizione territoriale, aumento dei costi e rischio abusi. Le prime rilevazioni dell’Ufficio parlamentare di bilancio

Foto: Pavel Losevsky ©123RF.com
25/11/2021 - I bonus edilizi rappresentano un onere di 30,8 miliardi di euro fino al 2036. Tra le detrazioni per la riqualificazione del patrimonio edilizio, il Superbonus è la misura destinata ad avere maggiori effetti finanziari. Lo ha affermato il Presidente dell’ufficio parlamentare di Bilancio, Giuseppe Pisauro, intervenuto davanti alle Commissioni Bilancio di Camera e Sernato in un'audizione sul disegno di Legge di bilancio per il 2022.
 

Bonus edilizi, oneri pari a 30,8 miliardi fino al 2036

Per quanto riguarda il Superbonus, Pisauro ha affermato che le metodologie utilizzate dal Governo per valutare l’impatto economico dei maggiori incentivi sulle decisioni di spesa, e quindi sul costo effettivo della misura, ricalcano quelle utilizzate in precedenza per l’ecobonus. Dato che le detrazioni hanno caratteristiche diverse, a suo avviso si crea un quadro di incertezza. 

Per questo motivo ha analizzato i dati forniti dall’Enea sull’effettivo utilizzo della misura: al 31 ottobre, gli interventi di efficientamento energetico hanno movimentato investimenti per oltre 9,7 miliardi di euro, cui corrispondono agevolazioni future per circa 10,7 miliardi di euro.

Prendendo come riferimento l'andamento degli investimenti rilevato da Enea, facendo una stima degli ulteriori investimenti che saranno avviati nel periodo di vigenza dell'agevolazione e sommando gli investimenti stimolati dagli altri bonus, arriva a stimare oneri pari a 30,8 miliardi di euro fino al 2036, di cui l'
84% circa concentrato negli anni 2024-29.
 

Superbonus, l’andamento degli interventi

Dai dati diffusi dall’Enea emerge che il Superbonus attrae gli edifici unifamiliari, in alcuni casi piace più dell’ecobonus, ma rischia anche di creare effetti distorsivi.
 
Gli interventi asseverati hanno riguardato un numero relativamente limitato di unità immobiliari: circa 57.700, di cui 8.356 condomini, che costituiscono lo 0,7% del totale degli edifici con più di quattro abitazioni. La spesa media per intervento è tuttavia elevata e pari a circa 169mila euro per fabbricato: 573.600 euro per i condomìni e 100mila euro per gli altri edifici.
 
 

Superbonus, il confronto con l’ecobonus e l’andamento su base locale

Nel suo intervento, Pisauro ha sottolineato che l’ecobonus, rispetto al Superbonus, ha interessato un numero molto più ampio di interventi di importo più contenuto (circa 395mila, per una spesa media unitaria di circa 8.800 euro).
 
Pisauro si è inoltre soffermato sulla diversa ripartizione territoriale del Superbonus e dell’ecobonus. Il rapporto tra la spesa su base annua agevolata con il Superbonus e quella agevolata con l’ecobonus nel 2019 risulta più elevato al Sud rispetto a quanto rilevabile nel Centro e nel Nord. Pisauro ha citato alcuni esempi: in Calabria la spesa agevolata su base annua con il Superbonus è più di 10 volte quella agevolata in passato con l’ecobonus, in Campania e Sicilia oltre 6 volte, nel Lazio 3 volte e in Lombardia 1,2 volte. In Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta la spesa media annua agevolata con il Superbonus è risultata inferiore a quella agevolata con l’ecobonus.
 

Superbonus, successo e rischio di effetti distorsivi

Pisauro ha affermato che il successo del Superbonus è dovuto all'elevata dimensione della detrazione e la possibilità di scegliere lo sconto in fattura e la cessione del credito. Si tratta di fattori che, a suo avviso, hanno consentito l’accesso alla misura ai soggetti con reddito relativamente più basso e con problemi di liquidità.

Il Superbonus, però, può aver generato anche effetti distorsivi. Dai dati dell’Enea, fa notare Pisauro, emerge che la spesa media per comparto è aumentata di mese in mese. Questo potrebbe essere dovuto a due cause: da un lato, potrebbero essere stati asseverati interventi via via di maggiore complessità e, dall’altro, potrebbe essersi verificato un generale innalzamento dei costi degli interventi.
 

Pisauro rileva che la crescente domanda di servizi di riqualificazione energetica potrebbe aver contribuito all’insorgere di tensioni sui prezzi dei servizi agevolati e delle materie prime. Segnali confermati dagli operatori del settore e dalle rilevazioni Istat sui prezzi (anche se in ambiti non perfettamente sovrapponibili a quello degli interventi agevolati). Da queste ultime emergono evidenze di un surriscaldamento dei prezzi nel settore edile, con i costi di costruzione dei fabbricati cresciuti da luglio 2020 rispettivamente del 12% per i fabbricati industriali e del 5% per i fabbricati residenziali, mentre sul versante dei prezzi al consumo non sono rilevati significativi incrementi (+1,3 per cento dal luglio 2020 a ottobre 2021, circa la metà della crescita dell’indice generale).
 
In prospettiva, afferma Pisauro, i prezzi più elevati potrebbero, da un lato, spingere ulteriormente le spese verso i massimali, contribuendo a incrementare il costo complessivo per l’erario e, dall’altro, nel caso di interventi di importo già prossimo al massimale, ridurre l’entità degli interventi sottoposti ad agevolazione.
 
Inoltre, secondo Pisauro, il venir meno del contrasto di interessi tra fornitori e acquirenti, per effetto della completa copertura dei costi da parte dell’incentivo, potrebbe aver influito su prezzi concordati sui lavori ammessi e aver accresciuto l’onere complessivo della misura.
 
La generosità della misura agevolativa e la cedibilità a terzi del credito di imposta, conclude, ha favorito la diffusione di comportamenti fraudolenti. Al riguardo, l’Agenzia delle Entrate ha intercettato diverse frodi riferite soprattutto a cessioni di crediti inesistenti relativi a interventi edilizi non effettuati, segnalando l’individuazione di circa 800 milioni di crediti dei quali risulterebbe “pressoché certa l’inesistenza”.
 

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