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FOCUS

Calcestruzzo ammalorato: malte da ripristino

di Rosa di Gregorio

Per gli interventi di ripristino non strutturali, come quelli corticali, si usano le malte tissotropiche o colabili, che la normativa indentifica con le sigle R1 e R2

Esempio degrado del calcestruzzo ©Kimia
03/01/2022 - Le cause di un calcestruzzo armato ammalorato sono di varia natura e interessare sia la parte di calcestruzzo che la parte di armatura: per il calcestruzzo possono essere, ad esempio, il ritiro idraulico, l’erosione superficiale, gli shock termici, gli agenti aggressivi, gli impatti e i sovraccarichi, mentre per l’armatura la corrosione a motivo della carbonatazione.
 
Tutte queste cause portano alla riduzione della sezione del calcestruzzo che, a seconda della gravità, e quindi dello spessore da ripristinare, richiederanno interventi di tipo non strutturale o strutturale.
 
Negli interventi di tipo non strutturale la porzione di sezione ricostruita non partecipa alla statica dell'elemento oggetto di ripristino. Al contrario, in quelli di tipo strutturale la porzione ricostruita partecipa alla statica dell’elemento ripristinato.
 
In tutti questi casi vengono utilizzate malte da ripristino, i cui requisiti e prestazioni sono definiti dalla UNI EN 1504-3:2006. La norma definisce quattro classi di malte da ripristino, suddividendole in malte per riparazioni non strutturali e strutturali. In particolare, le malte per uso non strutturale sono identificate dalle sigle R1 e R2, mentre le sigle R3 e R4 indicano malte per uso strutturale.

Calcestruzzo ammalorato: malte da ripristino Esempio di ripristino con malta colabile a presa rapida ©Mapei


Calcestruzzo ammalorato, interventi corticali

Gli interventi corticali appartengono alla tipologia non strutturale, come ad esempio il rifacimento di frontalini di balconi, gradoni, parapetti e la ricostruzione dei copriferri.
 
Gli interventi corticali sono molto frequenti negli edifici costruiti negli anni '60-'70 in cui venivano usati calcestruzzi carenti e spessori dei copriferri molto modesti. L’aggressione ambientale accelera i processi di corrosione delle barre metalliche con conseguenti fenomeni di fessurazione del cls ed espulsione del copriferro. Un classico esempio di interventi corticali è il rifacimento della facciata degli edifici, intervento che è agevolato dal bonus facciate.
 
Gli interventi di ripristino verranno eseguiti con malte tissotropiche o malte colabili, in funzione della geometria dell'elemento, , ovvero elemento verticale o elemento orizzontale.
 
Un intervento può considerarsi corticale quando l’applicazione della malta non supera i 60/70 mm di spessore. Per spessori maggiori siamo nel range dei ringrossi, quindi degli interventi di tipo strutturale, per i quali la norma vieta l’impiego di malte R1 e R2.

Calcestruzzo ammalorato: malte da ripristino Esempio di ripristino con malta tissotropica a presa rapida ©Mapei


Malte tissotropiche e colabili per il ripristino del calcestruzzo

Per pilastri, intradossi di solai e per tutti gli elementi verticali, verrà usata la malta tissotropica, che ha la capacità di rimanere adesa – cioè di non cadere verso il basso – durante l’applicazione a mano o a spruzzo. La malta tissotropica è applicata direttamente sull’elemento da rispristinare.
 
La malta colabile ha una consistenza molto fluida a motivo degli additivi superfluidificanti aggiunti al conglomerato. Essa è usata per il ripristino di estradossi delle strutture orizzontali ma anche in tutti i casi in cui spessori e configurazioni della struttura richiedono ripristini con malte colabili. La malta colabile necessita di cassero.
 
Un problema presente in tutti gli interventi sul calcestruzzo è il ritiro idraulico, ovvero una variazione di volume che il calcestruzzo subisce durante la fase di presa e di indurimento causata dalla progressiva eliminazione dell'acqua contenuta nella pasta cementizia. Negli interventi corticali bisogna limitare al massimo il rischio fessurativo, dato che essi mirano proprio a ripristinare la parte superficiale e a vista del cls.
 
Per questo motivo gli impasti delle malte colabili o tissotropiche non sono realizzati con leganti cementizi tradizionali ma con cementi espansivi, definiti anche a ritiro compensato, caratterizzati da un ritiro idraulico nettamente inferiore.
 
Per lo stesso motivo le malte da ripristino possono contenere al loro interno delle fibre, in vetro o in polipropilene, aggiunte in percentuali variabili tra lo 0.05 e lo 0.1%. Le fibre riducono la percentuale di acqua che può evaporare e di conseguenza il ritiro. Nelle malte tissotropiche o colabili le fibre incrementano la resistenza a compressione o a trazione e non modificano il modulo elastico. Per questo sono chiamate anche fibre non metalliche e non strutturali.
 

Calcestruzzo ammalorato: le fasi di un intervento corticale

Un intervento corticale, come detto in precedenza, si basa sulla ricostruzione originaria dell’elemento degradato. Le fasi dell’intervento sono:
1. circoscrizione area danneggiata;
2. scarifica del calcestruzzo ammalorato (per lo spessore della scarifica si devono raggiungere indicativamente almeno 10 mm oltre il retro delle staffe orizzontali o dei tondini di armatura e 20 mm a dx e a sx);

Calcestruzzo ammalorato: malte da ripristino Errata scarifica (*)

 

Calcestruzzo ammalorato: malte da ripristino Corretta scarifica (*)

3. pulizia dei ferri mediante l’asportazione di tutto il cls che li circonda (questa operazione è fondamentale: con la pulizia si elimina la ruggine, si assicura una perfetta adesione, si evita che le strutture inquinate possano innescare nuovamente la corrosione);
4. protezione dei ferri (se necessaria) con malta polimero-cemento secondo le indicazioni della UNI EN 1504-7;
6. integrazione di armatura (se necessaria);
7. bagnatura a saturazione del substrato (se necessaria, questa operazione serve ad evitare che il cls della struttura, se non saturo, sottragga l’acqua contenuta nella malta da rispristino);
8. ricostruzione dell’elemento in cls ammalorato con malta;
9. eventuale primer.
 
Dopo un intervento di ricostruzione corticale realizzato con malta tissotropica o colabile, la superficie dell’elemento ripristinato si presenterà con un patchwork completamente disomogeneo e quindi una resa estetica finale inaccettabile. Pertanto, si procederà con una rasatura uniformante attraverso l’applicazione di una malta fine con spessore variabile tra 1 e 3 mm.


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(*) Bibliografia e riferimenti immagini: prof.ing. Luigi Coppola, Gli interventi di ripristino delle opere in c.a., Università degli studi di Bergamo dipartimento di ingegneria
 

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