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Rigenerazione urbana, in 26 anni falliti 76 tentativi di modificare la legge urbanistica

Rigenerazione urbana, in 26 anni falliti 76 tentativi di modificare la legge urbanistica

Giovannini annuncia che a breve l'iter del ddl ripartirà in Parlamento e introdurrà il Fondo per la rigenerazione urbana. Ance presenta il decalogo per la politica urbana

Vedi Aggiornamento del 12/10/2023
Foto: www.ance.it
Foto: www.ance.it
di Paola Mammarella
17/05/2022 - In 26 anni sono stati 76, tutti andati a vuoto, i tentativi di modificare la legge urbanistica del 1942. Lo rileva l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), che durante la due giorni “Come è bella la città”, svolta a Parma il 12 e 13 maggio, ha lanciato il decalogo per creare la città del futuro.

Non tutto sembra essere perduto: nella stessa sede, il Ministro delle Infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, ha annunciato che il ddl sulla rigenerazione urbana, fermo a causa dei rilievi della Ragioneria dello Stato, potrebbe sbloccarsi.
 

Rigenerazione urbana, 76 tentativi falliti in 26 anni

Ance rileva che la legge urbanistica 1150/1942 ha accompagnato l’espansione urbana e il boom economico. Oggi quella legge, insieme al decreto sugli standard urbanistici 1444/1968, non risponde più alle esigenze di trasformazione del territorio.
 
Ance ritiene necessaria una nuova legge nazionale. Il Ministro Giovannini, a tal proposito, ha reso noto che il progetto di legge sulla rigenerazione urbana “si è fermato per un momento di riflessione sulle implicazioni finanziarie, ma ora con la Ragioneria dello Stato e con il Ministero dell’economia e delle finanze abbiamo raggiunto un accordo per andare avanti, tra l’altro con la costituzione di un fondo per la rigenerazione urbana”. 

Ricordiamo che a marzo l’iter del ddl per la rigenerazione urbana si è fermato perché la Ragioneria ha ravvisato che gli adempimenti previsti avrebbero causato oneri a carico degli Enti locali per i quali il ddl non ha previsto coperture.
 
Il ddl, ad esempio, prevede che i Comuni abbassino i canoni per l’occupazione del suolo pubblico, connessa alla realizzazione degli interventi di rigenerazione urbana, e alleggeriscano gli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria per incentivare i privati alla realizzazione di interventi. Resta quindi da capire in che modo si sia formato l’accordo con la Ragioneria.
 
A marzo la Ragioneria ha dato parere negativo anche alla costituzione del Fondo nazionale per la rigenerazione urbana perché si sarebbe sovrapposto al Fondo per i progetti di rigenerazione urbana, al Fondo per la qualità dell’abitare e ai finanziamenti del PNRR. Dall’annuncio del Ministro Giovannini, sembra che questo nodo sia stato sciolto.

 


Rigenerazione urbana, il decalogo

Dato che le trasformazioni del territorio non possono essere gestite sulla base della norma del 1942, Ance ha proposto un decalogo per orientare la politica urbana nazionale:
 
1. Definizione di rigenerazione urbana e dichiarazione di interesse pubblico degli interventi
2. Governance per la nuova politica urbana nazionale e partecipazione dei cittadini
3. Contenimento del consumo di suolo
4. Nuova perequazione per la città contemporanea
5. Nuova disciplina degli standard urbanistici
6. Contributo di costruzione
7. Modifiche alle destinazioni d’uso, incentivi e semplificazioni
8. Centri e nuclei storici
9. Fiscalità immobiliare e coinvolgimento del risparmio privato
10. Semplificazione per gli interventi di riqualificazione energetica e miglioramento sismico degli edifici esistenti.
 

Rigenerazione urbana, il PNRR e gli investimenti locali

L’Ance sottolinea che il PNRR destina circa 48 miliardi di euro a investimenti per le città e i territori: 9,1 miliardi sono dedicati alla rigenerazione urbana; 3 miliardi ai piani integrati; 2,8 miliardi per il programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare
 
Ance ha anche fatto il punto della situazione su alcuni investimenti avviati a livello locale. Nel dossier “Città che vai investimento che trovi” sono stati sintetizzate le esperienze di Milano, Roma e Napoli.
 
A Roma, gli investimenti maggiori sono destinati alla cultura e al turismo (per un totale di 2,7 miliardi di euro), a Napoli circa un terzo dei fondi è destinato a interventi di rigenerazione urbana per l’inclusione e la coesione sociale (2,2 miliardi), a Milano, quasi il 60% dei fondi del Pnrr riguarda interventi per una mobilità sostenibile (2,6 miliardi).
 
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