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Equo compenso, non piacciono le sanzioni per i professionisti che accettano compensi bassi

di Paola Mammarella

Confprofessioni, Inarsind e altri sindacati di area tecnica chiedono la modifica del testo. Fondazione Inarcassa e ProfessionItaliane spingono per l’approvazione immediata

Foto: Antonio Guillem © 123RF.com
24/05/2022 - È ripresa, in Senato, la discussione sul disegno di legge che modificherà la disciplina dell’equo compenso. Il ddl è stato approvato ad ottobre 2021 dalla Camera, ma è rimasto fermo in Commissione Giustizia del Senato per diversi mesi.
 
Ad alcuni esponenti del mondo delle professioni il testo non piace perché introduce sanzioni a carico dei professionisti iscritti agli Ordini. Altri ritengono invece che il testo vada approvato velocemente, senza modifiche, per non perdere i progressi fatti.
 

Equo compenso, cosa prevede il ddl

Il disegno di legge definisce ‘equo compenso’ la corresponsione di un compenso proporzionato alla quantità e alla qualità del lavoro svolto, al contenuto e alle caratteristiche della prestazione professionale, nonché conforme ai compensi previsti per tutti i professionisti.
 
Le regole sull'equo compenso si applicheranno alle prestazioni rese nei confronti della Pubblica Amministrazione, delle imprese bancarie e assicurative e delle imprese con più di 50 lavoratori o più di 10 milioni di euro di ricavi.
 
Il ddl prevede che siano nulle le pattuizioni che prevedano un compenso manifestamente sproporzionato rispetto all’opera prestata o al servizio reso, cioè inferiore ai parametri o alle tariffe fissati con decreti ministeriali. Si prevede che i diritti individuali omogenei dei professionisti possano essere tutelati anche attraverso l’azione di classe.
 
Il ddl prevede anche che gli Ordini e i Collegi professionali adottino disposizioni deontologiche per sanzionare i professionisti che non pattuiscono un compenso equo.

In base al ddl, le imprese nei confronti delle quali si applica l’obbligo dell’equo compenso possono adottare modelli standard di convenzione concordati con i Consigli nazionali degli ordini o collegi professionali.
 
È inoltre prevista l’istituzione, presso il Ministero della Giustizia, dell’Osservatorio nazionale sull’equo compenso, cui partecipa un rappre­sentante per ciascuno dei Consigli nazionali degli ordini professionali.
 


Equo compenso, non piacciono le sanzioni a carico dei professionisti

Il sistema di sanzioni ideato dal ddl lascia scontenti parte dei professionisti. Le Associazioni Sindacali dell’Area Tecnica di Confprofessioni, quali Inarsind, Ala, Antec, Asso Ingegneri, Fidaf, Singeo hanno chiesto modifiche del testo.
 
Esse ritengono paradossale il sistema che si verrebbe a creare: da una parte le Amministrazioni che chiedono prestazioni a titolo gratuito, giustificate dall’arricchimento del curriculum professionale; dall’altra i professionisti che, se accettassero, verrebbero colpiti dalle sanzioni.
 
“Mentre da una parte - scrivono le Associazioni Sindacali in una nota -  presumibilmente forse perché attratti da un indebito aumento di potere che ne deriverebbe loro, i Consigli Nazionali e loro consorzi chiedono l’approvazione del testo nella sua attuale versione invocata, con indebita auto-attribuzione di rappresentanza della categoria, anche da Fondazione Inarcassa, le Associazioni Sindacali che sottoscrivono il presente documento confidano che il Senato voglia apportare al testo le modifiche auspicate”.
 
Anche il Senatore Pd Tommaso Nannicini, presidente della Commissione bicamerale per il controllo sull'attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza, ha affermato che “desta preoccupazione il sistema sanzionatorio previsto dalla legge a carico dei soli iscritti agli ordini che accettano compensi sotto la soglia dei parametri”.
 
Nannicini ha riportato l’esempio di commercialisti o consulenti del lavoro iscritti agli Ordini, che agiscono in concorrenza non solo tra loro, ma anche con società di servizi e di consulenza, anche a proprietà straniera. Se a tali società è consentito proporre prezzi più competitivi, i professionisti ordinistici verrebbero esclusi dal mercato. Per Nannicini, ci sarebbero “conseguenze nefaste sul sistema delle Casse previdenziali” perché molte attività passerebbero dai professionisti iscritti agli ordini ad altri soggetti. 
 
Secondo la segretaria confederale della Cgil, Tania Scacchetti, le sanzioni colpiscono i professionisti, che già si trovano in una posizione di debolezza rispetto ai committenti. Il professionista dovrebbe solo impugnare il contratto irregolare, ma non essere colpito da una sanzione disciplinare.

Anche il presidente dell'Adepp, l'Associazione dei 20 Enti previdenziali e assistenziali dei professionisti, Alberto Oliveti, condivide la preoccupazione espressa da Nannicini sugli effetti negativi, per le Casse di previdenza, delle sanzioni a carico dei professionisti che accettano compensi sotto la soglia dei parametri. “In giro, anche in Europa, grande aria di deregolamentazione e poco interesse per il lavoro di qualità” ha commentato Oliveti.
 
 
 

Equo compenso, chiesta l’approvazione immediata

Dall’altra parte, il presidente e la vicepresidente di ProfessionItaliane, Armando Zambrano e Marina Calderone, hanno chiesto nei giorni scorsi l’approvazione immediata del disegno di legge senza modifiche.
 
Secondo Zambrano e Calderone, la fine imminente della Legislatura, nel 2023, potrebbe vanificare i risultati ottenuti. Se al Senato fossero introdotte delle modifiche, potrebbe non esserci il tempo sufficiente per far tornare il ddl alla Camera per l’approvazione definitiva.
 
Sulla stessa lunghezza d’onda Fondazione Inarcassa. Il presidente, Franco Fietta, ritiene che il ddl sia un primo passo per frenare la perdita di competitività e di reddito di intere categorie professionali e che il testo sia coerente con il quadro normativo comunitario e nazionale, ma anche necessario per garantire la qualità delle prestazioni.
 
L’esito del confronto si deciderà in Commissione Giustizia del Senato, dove il ddl sta continuando l’esame.
 

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