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Bonus edilizi, il M5S punta ad ampliare la platea cui le banche possono cedere il credito

Bonus edilizi, il M5S punta ad ampliare la platea cui le banche possono cedere il credito

L’on. Crippa annuncia l’avvio di tavoli col Mef. Maggioranza al lavoro per un testo comune da presentare durante la conversione del ‘Decreto Aiuti’

Aggiornato al 09/06/2022 Vedi Aggiornamento del 25/08/2022
Foto: pagina Facebook Davide Crippa
Foto: pagina Facebook Davide Crippa
di Paola Mammarella
08/06/2022 - Semplificare ancora il meccanismo della cessione del credito e dare maggiore impulso al Superbonus e agli altri bonus edilizi. È l’obiettivo, illustrato dall’on. Davide Crippa, in un’intervista rilasciata a Edilportale a margine di un incontro con i simpatizzanti del Movimento 5 Stelle del Comune di Giovinazzo (Bari).
 

Crippa: allargare la platea per la cessione del credito

“Il M5S sta cercando di agevolare il percorso delle cessioni - ha spiegato Crippa -; tutte le forze di maggioranza stanno cercando di trovare un testo comune da presentare sul Decreto “Aiuti” (DL 50/2022) per ritornare a rendere possibile la cessione del credito in maniera funzionale”.
 
Ad oggi, il Superbonus può essere messo in difficoltà perché risulta complicato smaltire i crediti pregressi. Per risolvere questa problematica, Crippa ha annunciato l’avvio di tavoli di discussione con il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) per allargare la platea dei soggetti cui le banche possono operare la cessione del credito. “Non solo clienti professionali - ha spiegato Crippa - ma anche altri clienti lato impresa”.
 
Oltre all’obiettivo di semplificazione dei meccanismi di cessione del credito, l’altro obiettivo, illustrato da Crippa, è la stabilizzazione del Superbonus per offrire maggiori certezze agli operatori del settore.
 

Superbonus, Crippa: serve stabilizzazione pluriennale

“Checchè se ne dica - ha spiegato - visti tutti i paletti legati al tetto massimo di spesa, alla compatibilità, all’analisi dei prezzi, alle asseverazioni dei professionisti che, rischiando nel penale non sono avvezzi ad asseverare il falso, il pacchetto Superbonus ha una garanzia di funzionalità”.
 
“Io sono convinto che serva stabilizzazione pluriennale - ha aggiunto - ma ragioniamo anche sulle modalità. Capisco le difficoltà del Mef di non riuscire a quantificare un quantum annuale”.
 
“La stabilizzazione - ha concluso - permetterebbe alle imprese di non lavorare a cottimo con la scadenza nell’immediato e con il rischio che la sicurezza del lavoro venga messa in secondo piano per la fretta di chiudere”.
 

Cessione del credito, le regole in vigore

Al momento, i crediti corrispondenti alle detrazioni fiscali, non solo al Superbonus, possono essere ceduti al massimo tre volte. Le due cessioni successive alla prima possono essere effettuate soltanto a favore di:
- banche;
- intermediari finanziari;
- società appartenenti a un gruppo bancario, come SGR, SIM, SICAV e SICAF;
- imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia.
 
Le banche possono, in ogni momento, cedere il credito ai clienti professionali privati che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca cedente o con la banca capogruppo. I clienti professionali privati che acquistano il credito non possono cederlo a loro volta.
 
In base al Regolamento degli intermediari Consob, i clienti professionali sono banche, imprese di investimento, imprese di assicurazione, organismi di investimento, fondi pensione, imprese di grandi dimensioni (che possiedono almeno due dei requisiti: bilancio pari almeno a 20 milioni di euro, fatturato netto pari almeno a 40 milioni di euro, fondi propri pari almeno a 2 milioni di euro).
 
Dal 1° maggio 2022 è inoltre in vigore il divieto di cessione parziale successiva alla prima. Al credito viene attribuito un codice identificativo univoco, da indicare nelle comunicazioni delle eventuali successive cessioni. L’Agenzia delle Entrate ha spiegato che in fase di caricamento sulla Piattaforma, i crediti derivanti dalle prime cessioni o dagli sconti in fattura sono suddivisi in rate annuali di pari importo. Il divieto è riferito all’importo delle singole rate annuali in cui è stato suddiviso il credito, mentre le cessioni successive possono avere ad oggetto (per l’intero importo) anche solo una o alcune delle rate di cui è composto il credito. 
 
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