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Cessione del credito, chieste estensione alle Partite Iva e proroga dei termini

di Paola Mammarella

Proposta anche la possibilità di utilizzare i crediti di imposta per la sottoscrizione di Buoni del Tesoro poliennali

Vedi Aggiornamento del 29/06/2022
Foto: pagina Facebook Camera dei Deputati
14/06/2022 - Allargare di nuovo le maglie della cessione del credito per far sì che i crediti inizino a circolare e le imprese non falliscano. È la richiesta formalizzata in una serie di emendamenti al disegno di legge di conversione del Decreto “Aiuti” (DL 50/2022).
 

Cessione del credito dalle banche alle Partite Iva

Il Decreto Aiuti, pubblicato in Gazzetta e in vigore dal 18 maggio, ha già cambiato le regole sulla cessione del credito prevedendo che le banche possano cedere sempre il credito ai clienti professionali privati che abbiano stipulato un contratto di conto corrente con la banca cedente o con la banca capogruppo. I clienti professionali privati che acquistano il credito non possono cederlo a loro volta.
 
I clienti professionali sono banche, imprese di investimento, imprese di assicurazione, organismi di investimento, fondi pensione, imprese di grandi dimensioni (che possiedono almeno due dei requisiti: bilancio pari almeno a 20 milioni di euro, fatturato netto pari almeno a 40 milioni di euro, fondi propri pari almeno a 2 milioni di euro).
 
Gli emendamenti presentati chiedono di ampliare la categoria di soggetti cui le banche possono cedere il credito, così come annunciato dall’on. M5S, Davide Crippa, in un’intervista rilasciata a Edilportale.
 
Se le proposte dovessero passare, le banche potrebbero cedere il credito a tutti i soggetti in possesso di Partita Iva che, nell’anno precedente a quello di acquisizione del credito, abbiano depositato un bilancio uguale o superiore a 50mila euro.
 

Proroga nell’utilizzo del credito di imposta

Una delle proposte cerca di rispondere alle difficoltà delle imprese che, dopo aver praticato lo sconto in fattura, e quindi non aver incassato le somme dovute dai committenti dei lavori, non riescono a cedere il credito corrispondente, rischiando così il fallimento.
 
Uno degli emendamenti presentati chiede che la quota dei crediti di imposta, maturata per sconti relativi a spese sostenute nel 2021, e non utilizzata nel 2022, possa essere usufruita anche negli anni successivi.
 
Al momento, l’articolo 121 del Decreto Rilancio, che regola il funzionamento dello sconto in fattura e della cessione del credito, prevede che i crediti acquisiti siano utilizzati in compensazione, con la stessa ripartizione in quote annuali con la quale sarebbe stata utilizzata la detrazione e che la quota di credito di imposta non utilizzata nell’anno vada persa, perché non può essere utilizzata negli anni successivi.
 
Il blocco delle banche, che hanno smesso di acquistare crediti, ha quindi creato un corto circuito nel meccanismo.
 

Acquisto BTP con i crediti di imposta

Tra le proposte c’è anche un emendamento che, se approvato, consentirebbe alle banche, agli intermediari finanziari, alle società appartenenti a gruppi bancari e alle assicurazioni autorizzate ad operare in Italia, di utilizzare i crediti di imposta, relativi a cessioni effettuate a partire dal 1° gennaio 2022, anche per sottoscrivere le emissioni di Buoni del Tesoro Poliennali a decorrere dal 1° gennaio 2027 con scadenza non inferiore a 10 anni.
 
Le imprese titolari dei crediti di imposta, che ad oggi rischiano il default perché non riescono a utilizzare né a rivendere i crediti fermi nei loro cassetti fiscali, diventerebbero titolari di BTP, ottenendo quindi una remunerazione per lo sconto praticato.
 

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