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NORMATIVA

Codice della ricostruzione, approvate 31 linee guida per un modello unico post-emergenza

di Paola Mammarella

Governance definita, criteri per la progettazione e l’esecuzione degli interventi, economia circolare per la gestione delle macerie

Foto: www.governo.it
24/06/2022 - Quando si verifica un terremoto, dopo le attività di Protezione Civile per la gestione delle prime fasi dell’emergenza, bisogna passare alla ricostruzione. Se l’Italia ha dato prova di saper gestire in modo eccellente l’emergenza, lo stesso non si può dire dei momenti successivi. La ricostruzione in molti casi procede a rilento, si basa su norme approvate ad-hoc che si sovrappongono e creano incertezze.
 
Per rendere più spedita anche la fase successiva all’emergenza, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva il disegno di legge delega per l’adozione del Codice della ricostruzione.
 
Di Codice della ricostruzione si parla da tempo. La prima versione del ddl è stata approvata dal CdM a gennaio 2022, ma per giungere alla versione definitiva sono state necessarie interlocuzioni in Conferenza delle Regioni e Unificata.
 
L’obiettivo del ddl è creare un quadro normativo uniforme per tutti gli eventi sismici e una governance definita, in modo da attuare la ricostruzione in tempi rapidi e garantire anche la ripresa delle attività socio-economiche.
 

Codice della ricostruzione, il modello unico post emergenza

L’obiettivo del Codice della ricostruzione è superare la situazione attuale, caratterizzata da un quadro giuridico poco organico, frammentario, stratificato nel tempo e differenziato per territori. Ad ogni sisma o calamità naturale che si è verificata ha fatto seguito una legislazione speciale, con regole differenti sulla governance e sulle procedure da seguire.
 
Il risultato è che le attività di ricostruzione hanno subìto ritardi e intoppi e i territori colpiti dai terremoti si sono spopolati. Il Governo ha quindi deciso di cambiare rotta, creando un modello unico, replicabile ogni volta in modo spedito.
 

Codice della ricostruzione: governance definita e personale qualificato

Il CdM ha quindi predisposto 31 criteri su cui dovrà essere basato il Codice della ricostruzione.
 
In primo luogo, le Amministrazioni dovranno avere funzioni e responsabilità definite, secondo un modello di governance multilivello che operi a livello centrale, regionale e locale.
 
La Presidenza del Consiglio si avvarrà di una struttura nella quale confluirà “Casa Italia”, nata dopo gli eventi sismici del 2016. La struttura si avvarrà di 50 unità di personale già assunte dal Ministero delle Infrastrutture dopo il terremoto del 2009 e di altre 20 unità che al momento ricoprono incarichi a tempo determinato per svolgere attività connesse ai vari terremoti che si sono susseguiti fino al 2016. In questo modo, si legge nella relazione illustrativa, si eviterà di disperdere il personale qualificato e con esperienza nel campo.
 
In caso di eventi sismici su più territori regionali, o per cui il processo di ricostruzione risulti particolarmente rilevante e complesso, potranno essere nominati dei commissari.
 
Al capo della struttura, o ai commissari, potrà essere attribuito il potere di ordinanza, che potrà derogare al Codice Appalti e alle altre norme dell’ordinamento, tranne che alle disposizioni penali.
 
In ogni Regione colpita potrà essere istituito un Ufficio speciale per la ricostruzione, col compito di supportare i comuni nella pianificazione urbanistica connessa alla ricostruzione e nelle istruttorie per la concessione dei contributi e di fungere da raccordo con le Amministrazioni preposte alla tutela dei beni culturali.
 

Codice della ricostruzione, le linee guida per la progettazione e gli interventi

Il Codice dovrà favorire non solo la ricostruzione e il miglioramento sismico degli immobili e delle infrastrutture danneggiate, ma anche favorire la ripresa dal punto di vista economico, sociale e culturale dei territori colpiti.
 
I benefici e i contributi per la ricostruzione dovranno essere graduati sulla base del tipo di danno subito dall’immobile e della finalità dell’immobile stesso. Il Codice regolerà inoltre gli appalti unitari per la ricostruzione pubblica dei nuclei urbani e dei centri storici maggiormente colpiti, da utilizzare nel caso in cui la ricostruzione privata risulti impraticabile.
 
Il Codice detterà anche criteri di indirizzo per la programmazione, la progettazione e la realizzazione degli interventi di ricostruzione. Sarà regolato anche l’utilizzo delle macerie, che dovrà seguire gli obiettivi dell’economia circolare.
 
 
Il ddl deve ora essere approvato dal Parlamento. Dopo l’approvazione, il Governo avrà a disposizione 18 mesi per mettere a punto il nuovo Codice per la ricostruzione. Nonostante l’arrivo del Codice per la ricostruzione non sia imminente, il Commissario Straordinario per la ricostruzione post sisma 2016, Giovanni Legnini, ha definito l’approvazione del ddl delega “una riforma di portata storica”.
 

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