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Superbonus, perché è in crisi?

Superbonus, perché è in crisi?

L’allarme sull’esaurimento delle risorse disponibili è fondato o bisogna concentrarsi di più sullo sblocco della cessione del credito?

Vedi Aggiornamento del 01/03/2024
Foto: conejota©123Rf.com
Foto: conejota©123Rf.com
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 01/03/2024
17/06/2022 - Il Superbonus si sta inceppando. Colpa delle risorse che sono finite, come emerge dall’allarme sollevato da alcune associazioni, o piuttosto del malfunzionamento nel meccanismo della cessione del credito? O della difficoltà di reperire i materiali e del caro prezzi?
 
Probabilmente la risposta è che la colpa è di tutti questi fattori, ma vediamo quali potrebbero essere gli scenari alla luce delle norme attualmente in vigore.
 

Superbonus, le risorse disponibili

La Legge di Bilancio per il 2022 ha portato complessivamente a 33,3 miliardi di euro le risorse stanziate per finanziare la detrazione del 110% per l’efficientamento energetico e la riduzione del rischio sismico negli edifici.
 
Nei giorni scorsi, l’Enea ha diffuso i dati relativi all’utilizzo del Superbonus per gli interventi di efficientamento energetico fino al 31 maggio 2022. Il totale degli investimenti ammessi a detrazione ammonta a 30,6 miliardi di euro e le detrazioni previste a fine lavori ammontano a 33,7 miliardi di euro.
 
Dal confronto di queste due cifre (33,3 miliardi e 33,7 miliardi) è scattato l’allarme degli addetti ai lavori.
 

Superbonus, le risorse lo mettono in crisi?

Bisogna fare alcune considerazioni. La prima è che i dati dell’Enea si riferiscono solo agli interventi di efficientamento energetico. Nel computo mancano le richieste relative ai lavori antisismici. Le due grandezze non sono quindi confrontabili.
 
La seconda è che il dato dei 33,7 miliardi si riferisce a detrazioni previste, quindi a risorse prenotate, ma non ancora erogate né utilizzate. Bisogna quindi attendere per capire se si può parlare di fondi esauriti.
 
La terza considerazione è che il Superbonus è una misura in vigore, con aliquote e scadenze differenziate. Ricordiamo infatti che la Legge di Bilancio per il 2022 ha prorogato la misura fino al 2025 e ha stanziato 14,1 miliardi di euro, facendo salire a 33,3 miliardi di euro le risorse complessivamente destinate al Superbonus dalla sua introduzione ad oggi. Al ritmo attuale di 3 miliardi al mese di nuovi crediti attivati, tale cifra appare insufficiente, ma sembra inverosimile che il Governo blocchi il Superbonus prima della sua scadenza. Si può quindi ipotizzare un nuovo stanziamento di risorse con la prossima legge di bilancio o con altri strumenti normativi.
 

Superbonus e caro materiali

Il mercato delle costruzioni, in generale, è messo in crisi dall’aumento dei prezzi dei materiali e del costo dell’energia.
 
I fattori scatenanti dei rincari sono stati la crisi pandemica e la guerra in Ucraina, che hanno ridotto la produzione di beni, facendone lievitare il prezzo. La scarsità dei materiali causa anche ritardi nella realizzazione dei lavori, creando incertezze tra committenti e operatori del settore, che per ottenere i bonus devono rispettare delle scadenze precise.
 
Il Governo sta mettendo in campo una serie di misure per sostenere le imprese che lavorano nell’ambito degli appalti pubblici. Resta comunque il nodo delle difficoltà di approvvigionamento.

 


Superbonus e il blocco delle cessioni del credito

Il reale rischio per il Superbonus è rappresentato dalla cessione del credito. Il Superbonus si regge essenzialmente sullo sconto in fattura (che il fornitore recupera cedendo il credito corrispondente). Ma le imprese hanno i cassetti fiscali pieni e, dopo aver praticato lo sconto al committente, non riescono a rivendere il credito corrispondente, trovandosi così in crisi di liquidità.
 
La CNA ha stimato che oltre 60mila imprese artigiane, dopo aver praticato lo sconto in fattura ai clienti, hanno crediti da smaltire pari a 2,6 miliardi di euro e che 33mila imprese sono a rischio fallimento.
 

Cessione del credito, le proposte di modifica

Ricordiamo che, per modificare le norme che regolano la cessione del credito, alla Camera sono state presentate proposte di modifica come emendamenti al Decreto Aiuti.
 
Gli emendamenti chiedono di:
- rendere possibile la cessione del credito dalle banche a tutte le partite Iva con bilancio non inferiore a 50mila euro, non solo ai clienti professionali;
- rendere possibile la fruizione della quota di credito non utilizzata nel 2022 anche negli anni successivi (ipotesi che non piace agli Architetti);
- utilizzare i crediti per la sottoscrizione di BTP.

Anche il Senato è sensibile all’argomento. La Commissione Finanze invierà al Presidente del Consiglio, Mario Draghi, una lettera contenente richieste simili a quelle formalizzate con gli emendamenti al Decreto Aiuti per sbloccare la cessione dei crediti.
 
Le ipotesi più valide, perché in grado di riattivare il mercato, sembrano l’estensione delle imprese cui le banche possono cedere il credito e la conversione dei crediti in BTP, mentre la proroga sposterebbe solo il problema al prossimo anno.
 
La soluzione dipende quindi dalla velocità con cui si fluidificherà la cessione dei crediti, ma anche dallo stanziamento di nuove risorse e dalla capacità di rispondere all'aumento dei prezzi dei materiali.
 

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