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AMBIENTE

Consumo di suolo, Ispra: nel 2021 il valore più alto degli ultimi 10 anni

di Paola Mammarella

Como, Impruneta e Marano di Valpolicella sono i comuni ‘risparmia suolo’. A Roma il consumo maggiore

Foto: gregorylee©123RF.com
27/07/2022 - Nel 2021 è stato raggiunto il valore di consumo di suolo maggiore degli ultimi 10 anni, con un ritmo di 19 ettari al giorno e una velocità di 2 metri quadrati al secondo.
 
Sono i dati che emergono dall’edizione 2022 del Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” a cura del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA). Il Rapporto, presentato ieri durante un webinar curato dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), è arrivato alla sua nona edizione e fotografa ogni anno i processi di trasformazione della copertura del suolo.
 
Consumo di suolo: 19 ettari al giorno
Dal Rapporto emerge che nel 2021 il consumo di suolo ha raggiunto il valore più alto degli ultimi 10 anni, con una media di 19 ettari al giorno e una velocità che supera i 2 metri quadrati al secondo, sfiorando i 70 chilometri quadrati.
 
Il cemento ricopre 21500 chilometri quadrati, di cui 5400 (un’estensione pari alla Liguria) riguardano gli edifici, che da soli rappresentano il 25% dell’intero suolo consumato.
 
Tra il 2006 e il 2021, l’Italia ha perso 1153 chilometri quadrati di suolo naturale o seminaturale, con una media di 77 chilometri quadrati all’anno. Le trasformazioni urbane hanno reso il suolo impermeabile, causando allagamenti, ondate di calore, perdita di aree verdi, di biodiversità e dei servizi ecosistemici, con un danno economico stimato in quasi 8 miliardi di euro l’anno.
 
Il consumo di suolo pro capite è aumentato, passando da 349 metri quadri per abitante del 2012 a 363 metri quadri per abitante di oggi.
 

Consumo di suolo, la situazione a livello locale

A livello regionale, la Valle d’Aosta è la regione con il consumo inferiore, ma aggiunge comunque più di 10 ettari alla sua superficie consumata, la Liguria è riuscita a contenere il nuovo consumo di suolo al di sotto dei 50 ettari, mentre Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Molise, Basilicata e Calabria si mantengono sotto ai 100 ettari. Gli incrementi maggiori sono avvenuti in Lombardia (con 883 ettari in più), Veneto (+684 ettari), Emilia-Romagna (+658), Piemonte (+630) e Puglia (+499).
 
I valori percentuali più elevati si collocano anche quest’anno in Lombardia (12,12%), Veneto (11,90%) e Campania (10,49%).

 
Tra i comuni, Roma consuma più suolo di tutte le altre città italiane: in 12 mesi ha perso 95 ettari di suolo. Venezia (+24 ettari relativi alla terraferma), Milano (+19), Napoli (+18), Perugia (+13), e L’Aquila (+12) sono i comuni capoluogo di Regione con i maggiori aumenti.
 
Oltre il 70% delle trasformazioni nazionali si concentra nelle aree cittadine.
 

Consumo di suolo, le cause

Il consumo di suolo è dovuto in buona parte all’aumento costante degli edifici: oltre 1.120 ettari in più in un anno distribuito tra aree urbane (32%), aree suburbane e produttive (40%) e aree rurali (28%). La soluzione sarebbe la riqualificazione degli oltre 310 chilometri quadrati di edifici non utilizzati e degradati presenti in Italia.
 
Il Veneto è la regione che ha la maggior superficie di edifici rispetto al numero di abitanti (147 metri quadri per abitante), seguita da Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Piemonte, tutte con valori superiori ai 110 metri quadri per abitante.
Tra le cause del consumo di suolo c’è anche la costruzione di nuovi poli logistici, che il rapporto ha rilevato anche in aree a pericolosità idrogeologica elevata. I poli logistici si trovano prevalentemente nel Nord-Est (105 ettari) e nel Nord-Ovest (89 ettari).
 
Il suolo viene infine consumato per il fotovoltaico a terra. Nel 2021 le nuove installazioni sono state pari a 70 ettari, ma per il futuro si stima un aumento di oltre 50000 ettari, cioè 8 volte il consumo di suolo annuale.

Il Rapporto e le cartografie delle Regioni, Province e Comuni sono disponibili online sul sito dell’Ispra www.isprambiente.gov.it.

 

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