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Superbonus o supermalus?
di Simona Ricchio - ricercatrice Nomisma

Superbonus o supermalus?

Il delicato bilanciamento dei fattori messi in campo dalla misura del Superbonus 110%

Vedi Aggiornamento del 15/03/2024
Foto: ahfotobox © 123rf.com
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di Simona Ricchio - ricercatrice Nomisma
Vedi Aggiornamento del 15/03/2024
edilportale+
08/08/2022 - Il Superbonus 110% continua a far discutere, soprattutto nelle ultime settimane, non solo addetti ai lavori, ma tutto il mondo economico e politico. L’aumento dei prezzi di materiali, i rincari sul costo dell’energia derivante dagli eventi bellici e le evidenti problematiche sorte in relazione alla cessione del credito rappresentano solo alcune delle questioni di recente emerse, che hanno accentuato problematiche strutturali endogene già esistenti.
 
Difatti, che la misura avesse delle pecche, che avrebbero necessitato di correttivi già da tempo, risulta evidente, basti pensare che in soli 24 mesi di vita ha subito ben 16 aggiustamenti normativi.
 
Da tutti considerata come la misura più espansiva dell’ultimo secolo, ha richiesto investimenti particolarmente ingenti, rivelandosi secondo molti eccessivamente costosa: ben 38,7 miliardi di euro spesi dallo Stato (Fonte: Report Enea Detrazioni Fiscali 30 Giugno 2022), a fronte della riqualificazione dello 0,5% del parco edilizio residenziale nazionale. Quello che stupisce però è che le maggiori critiche sul tema dei costi eccessivi derivino dagli stessi osservatori, mondo edilizio e non, che a maggio 2020 ritenevano la misura necessaria per superare lo shock economico.
 
In questo quadro complesso e agitato, emerge la necessità di soppesare i costi sostenuti con la pluralità di effetti, diretti e indiretti, che la misura è stata in grado produrre nello stesso lasso temporale, generando valore e benefici sia per i singoli che per l’intera comunità.
 
Da un lato, risultano sicuramente innegabili alcune criticità, come lo stillicidio normativo e finanziario che ha bloccato i cantieri, l’effetto scoraggiamento a catena che ha spinto e spinge tuttora le famiglie a non cogliere questa opportunità, i tempi stringenti, che hanno creato una pressione sulla domanda e quindi un aumento dei prezzi.
 
Dal grande potenziale, è stata, a conti fatti, bollata come la misura più regressiva dell’ultimo secolo, perchè sfruttata principalmente dai ceti medio-alti dell’Italia centro-settentrionale, generando un aumento di valore immobiliare a chi già ne disponeva. È da sottolineare difatti che il profilo delle famiglie che si avvicinano al Superbonus è costituito di norma da nuclei familiari con un lavoro e un reddito di rilievo, che vivono in grandi centri abitativi.
 
Questa divaricazione diventa ancora più evidente se si osservano coloro che riescono effettivamente ad accedere al bonus: le famiglie che ce la fanno sono quelle ‘ben equipaggiate’ con determinate caratteristiche (titolo di studio elevato, attività imprenditoriale, reddito alto) (Fonte: 110% Monitor, Nomisma).
 
L’altro lato della medaglia mostra invece una serie di vantaggi importanti. A questo proposito, lo studio condotto da Nomisma per conto di Ance Emilia, presentato a Bologna il 13 Luglio scorso in occasione del convegno “C’è transizione senza superbonus?”, restituisce un primo bilancio della misura, non solo dal punto di vista economico, ma anche sociale ed ambientale, dimostrando che il Superbonus può vantare una serie di benefici che lo rendono un utile strumento per trainare il Paese verso una sana e completa transizione ecologica.
 
L’analisi effettuata mette in evidenza gli effetti sul sistema economico, ambientale e sociale, che a fronte di alti costi di realizzazione, il Superbonus ha consentito di raggiungere:
 
- i 38,7 miliardi di euro fino ad ora investiti dallo Stato hanno generato un valore economico pari a 124,8 miliardi di euro (cioè il 7,5% del PIL), scomponibile in 56,1 miliardi di euro di valore diretto, 25,3 miliardi di valore indiretto e 43,4 miliardi di effetto indotto, mostrando che ogni euro investito sul Superbonus 110% ne ha generati più di tre. Per ogni beneficiario, inoltre, si stima che l’investimento statale consentirà di generare un risparmio annuo medio in bolletta di ben 500 euro;
 
- dal punto di vista degli effetti ambientali, il Superbonus ha già contribuito al contenimento dell’impronta ecologica degli edifici oggetto di riqualificazione, con una riduzione di 979 mila tonnellate di CO2, pari ad un risparmio di CO2 del 46,4%, con una media di 3 salti di classe energetica. Inoltre, la misura sta rappresentando quasi il 50% dell’incremento di potenza rinnovabile (fotovoltaico/pannelli solari) installata sul parco immobiliare italiano in termini di numero di interventi, avendo immesso ben 106 milioni di kW annui di energie rinnovabili, con una previsione di inserimento di ulteriori 37 milioni per i cantieri ancora in attivazione da qui a fine anno. Inoltre, in merito al contenimento di consumo di suolo, i vantaggi generati dall’investimento immobiliare sull’esistente, da parte dei beneficiari del Superbonus, rispetto al nuovo, è quantificabile in 15,3 miliardi di euro complessivi;
 
- infine, questa agevolazione fiscale è stata in grado di generare anche un valore di tipo sociale per la collettività: i 38,7 miliardi di euro già investiti hanno comportato un aumento di occupati nelle costruzioni e settori collegati pari a 634 mila unità. Per quanto riguarda le famiglie, nonostante alcune evidenze mostrino che la misura abbia favorito in media i ceti medio-alti, ben 483 mila famiglie con reddito medio-basso (sotto i 1.800 euro) hanno avuto l’occasione, grazie al Superbonus, di effettuare lavori di riqualificazione energetica profonda alla propria abitazione, a costo zero. Infine, la riqualificazione effettuata ad oggi sui 147.242 cantieri conclusi (Fonte: 110% Monitor, Nomisma) ha portato a un incremento di valore immobiliare di almeno 4,8 miliardi.
 
In conclusione, il mantra “il superbonus 110% non è sostenibile” iniziato a circolare da Marzo 2022 e materializzatosi, con la pubblicazione in Gazzetta della Legge di conversione del Decreto Aiuti, anche tra chi nell’ultimo biennio ha avuto fiducia nella misura, risulterebbe dunque figlio da un lato di alcune rilevate criticità, dall’altro di un mancato bilanciamento di tutti i fattori in campo, oltre che di una forte disinformazione.
 
In prospettiva futura, alla luce di questo sguardo complessivo, si intravedono almeno tre lasciti importanti derivanti dal Superbonus:
 
1. il primo è che questa opportunità ha contribuito ad accelerare la transizione ecologica, come sopra descritto, e ha determinato uno shock espansivo che spiega il 7,5% del PIL;
 
2. il secondo è che questa misura, a differenza di altri bonus, come il Bonus Facciate, responsabile della quasi totalità delle frodi documentate, presenta un metodo e una trasparenza differenti, con una filiera molto più definita;
 
3. il terzo è l’emersione di una domanda strutturale di riqualificazione, nata da una nuova consapevolezza da parte delle famiglie italiane, che, ad oggi, reputano imprescindibile intervenire in tal senso, anche per non caricare le future generazioni di eccessivi costi di manutenzione.
 
Alla luce delle nuove consapevolezze maturate, sorge spontaneo domandarsi cosa farne di questa nuova domanda strutturale di riqualificazione in nuce, considerato che le famiglie sono oramai entrate nell’ottica di un necessario efficientamento energetico, sia per il miglioramento delle condizioni di vita indoor derivanti, che per il risparmio economico e ambientale conseguente, propri e delle generazioni future.
 
Il mondo dei costruttori spinge per rendere la misura strutturale, definendola come la “misura più efficace verso la Transizione ecologica d’Italia”, ed è innegabile che per raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030 e al 2050 e rispettare gli impegni assunti in Europa diventi prioritario definire degli strumenti concreti e operativi.
 
Rimane dunque una domanda cruciale, a cui il mondo economico e politico dovrà cercare di dare una risposta: “se ad oggi è stato oggetto di riqualificazione solo lo 0,5% del parco edilizio residenziale nazionale, come intendiamo muoverci per riqualificare il restante 95,5% del patrimonio edilizio ancora da riqualificare, sostenendo il necessario percorso nella Transizione ecologica?”.
 
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