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PROFESSIONE

Equo compenso, gli Ordini chiedono l’approvazione rapida del testo

di Rossella Calabrese

ProfessionItaliane teme che ulteriori discussioni portino alla decadenza del provvedimento. Invece CoLAP: ‘il ddl così com’è scritto non è una priorità del Paese’

Vedi Aggiornamento del 05/08/2022
02/08/2022 - Gli Ordini professionali italiani, aderenti al Comitato Unitario delle Professioni e alla Rete Professioni Tecniche, ribadiscono la necessità di approvare, prima della fine della legislatura, il disegno di legge sull’equo compenso.
 
Secondo il CoLAP, invece, “approvare il ddl equo compenso a firma Meloni non sarebbe opportuno con un Governo in carica per la gestione degli affari correnti”. “Un testo in materia di equo compenso scritto male e vessatorio nei confronti del professionista” non è una priorità del Paese.
 

ProfessionItaliane: ‘approvare il ddl prima della fine della legislatura’

La richiesta degli Ordini professionali segue diverse note già inviate alla Presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati, al Presidente della 2ª Commissione permanente (Giustizia) del Senato Andrea Ostellari e ai Presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato.
 
L’Associazione ProfessionItaliane ha ricordato di essere stata, nella passata legislatura, tra i promotori di importanti iniziative, tra cui una manifestazione nel novembre 2017 al teatro Brancaccio in Roma, con la partecipazione dei partiti presenti in Parlamento, che consentirono, nel dicembre di quell’anno, l’approvazione della prima normativa sull’equo compenso per i professionisti. Tale norma, però, necessitava di modifiche significative.
 
Quindi nella nuova legislatura furono presentati disegni di legge, dopo un iter lungo e complesso, si sono concretizzati nel testo approvato dalla Camera dei Deputati e dalla Commissione Giustizia del Senato, ora all’attenzione dell’Aula del Senato.

ProfessionItaliane ritiene utile apportare ulteriori modifiche, peraltro proposte con appositi emendamenti durante il passaggio alla Camera, in particolare quello relativo all’ampliamento della committenza tenuta al rispetto dei principi dell’equo compenso.
 
Tuttavia, allo stato attuale ritiene sia prioritaria ed indispensabile l’approvazione definitiva del provvedimento nella stesura attuale senza modifiche, dato che ulteriori discussioni porterebbero quasi certamente alla decadenza del provvedimento.
 

I professionisti italiani attendono da troppo tempo l’approvazione di un testo organico e completo sulla materia, per cui non possono permettersi di perdere questa irrinunciabile occasione. Gli ulteriori miglioramenti, che possono riguardare sia le proposte della RPT che quelle presentate da professioni non ordinistiche, potranno essere apportate in occasione della formulazione di futuri provvedimenti legislativi.
 
In conclusione, ProfessionItaliane chiede la rapida approvazione, prima della fine della legislatura, del testo già approvato in sede redigente in Commissione Giustizia.
 

CoLAP: ‘l’approvazione del ddl così com’è scritto non è una priorità del Paese’

“Approvare il ddl equo compenso a firma Meloni non sarebbe opportuno con un Governo in carica per la gestione degli affari correnti”. Lo dichiara la Presidente del CoLAP Emiliana Alessandrucci. “In ciò che rimane di questa legislatura, le priorità sono altre: penso agli aiuti di 14 miliardi, al DL Competitività e ai decreti attuativi per il bonus 200 euro autonomi”.
 
“Dare priorità ad un testo in materia di equo compenso scritto male e vessatorio nei confronti del professionista vorrebbe dire trascurare le reali urgenze del Paese. Non è più tempo per politiche divisive - conclude Alessandrucci -; pensiamo per una volta a tutti gli italiani”.
 

Equo compenso, il destino del disegno di legge

Ricordiamo che il disegno di legge Meloni era atteso in aula al Senato il 20 luglio, ma il programma è stato stravolto dalla caduta del Governo Draghi.
 
In queste ore la capigruppo del Senato è chiamata a decidere se calendarizzare o meno il testo: secondo l’Ansa, il testo è stato ‘segnalato’ da senatori di centrodestra, affinché possa concludere ugualmente la sua corsa.
 
Tuttavia, pare che, trattandosi di un provvedimento ‘privo dei requisiti di necessità ed urgenza’, difficilmente arriverà al voto in questa fase, cioè dopo lo scioglimento delle Camere.
 

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