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Nuovo Codice Appalti, la filiera delle costruzioni chiede di essere coinvolta nella stesura
NORMATIVA Nuovo Codice Appalti, la filiera delle costruzioni chiede di essere coinvolta nella stesura

Veranda senza permesso di costruire, è possibile?

Entro determinate dimensioni è sufficiente una comunicazione e il pagamento di un contributo. Ecco dove

PaylessImages ©123RF.com
di Paola Mammarella
22/11/2022 - La Sicilia si conferma permissiva sulla realizzazione delle verande. A determinate condizioni, sono considerate regolari e non rappresentano automaticamente un abuso edilizio.
 
È giunto a queste conclusioni il Tar Sicilia con la sentenza 3166/2022.
 
La pronuncia arriva due anni dopo un’altra sentenza, riguardante sempre la Sicilia, cha ha stabilito che verande e tettoie possono essere realizzate senza alcuna autorizzazione, ma solo se si utilizzano determinati materiali. 
 
Sia la sentenza più recente, sia quella di due anni fa, si basano sulla Legge Regionale 4/2003, che contiene disposizioni per la chiusura di verande e balconi.
 

Veranda, il caso

I giudici si sono pronunciati sul ricorso contro l’ordine di demolizione di una veranda laterale, non a prospetto, chiusa da un muretto in cemento e da infissi.
 
I responsabili dell’intervento sostengono di aver depositato una comunicazione in Comune prima dell’inizio dei lavori e di aver quindi agito secondo quanto previsto dalla LR 4/2003.
 

Veranda, quando non serve il permesso di costruire

I giudici hanno spiegato che, in base alla LR 4/2003, “non sono soggetti a concessioni e/o autorizzazioni né sono considerati aumento di superficie utile o di volume né modifica della sagoma della costruzione la chiusura di terrazze di collegamento oppure di terrazze non superiori a metri quadrati 50 e/o la copertura di spazi interni con strutture precarie, ferma restando l'acquisizione preventiva del nulla-osta da parte della Soprintendenza dei beni culturali ed ambientali nel caso di immobili soggetti a vincolo”.
 
In questi casi, sempre secondo la LR 4/2003, contestualmente all’inizio dei lavori, il proprietario dell’unità immobiliare deve presentare al Comune una relazione a firma di un professionista abilitato alla progettazione, che asseveri le opere da compiersi ed il rispetto delle norme di sicurezza e delle norme urbanistiche, nonché di quelle igienico-sanitarie vigenti.
 
Oltre alla relazione, la legge regionale prevede il versamento di un importo pari a 50 euro per ogni metro quadro sottoposto a chiusura con struttura precaria.
 
La legge specifica che le disposizioni si applicano anche alla chiusura di verande o balconi con strutture precarie. In questo caso, bisogna pagare un contributo di 25 euro per ogni metro quadro sottoposto a chiusura con struttura precaria.
 
I giudici hanno illustrato che, in base alla legge regionale, queste opere sono assimilate alle opere interne. Tali opere, non determinando aggravio urbanistico, alterazione di volumi e superfici e prospetti, né la creazione di un organismo edilizio diverso, non richiedono alcun titolo abilitativo, se non la relazione tecnica e il pagamento degli oneri.
 
Dal momento che dai sopralluoghi è emerso che la veranda è ancorata al davanzale con un sistema facilmente rimovibile, che occupa una superficie di 5,39 metri quadri e che è stata realizzata nel rispetto delle norme di sicurezza, urbanistiche e igienico-sanitarie, i giudici hanno annullato l’ordine di demolizione.

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