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Superbonus, pressing per riaprire la scadenza delle Cilas

Superbonus, pressing per riaprire la scadenza delle Cilas

Sulla cessione del credito spunta la proposta per evitare il sequestro dei crediti acquisiti in buona fede

Vedi Aggiornamento del 30/12/2022
Superbonus, pressing per riaprire la scadenza delle Cilas
di Paola Mammarella
07/12/2022 - Maggioranza divisa sulla riapertura dei termini delle Cilas, ma abbastanza compatta sulla necessità di evitare il sequestro dei crediti acquisiti in buona fede. Su quest’ultimo argomento, Forza Italia e Fratelli d’Italia hanno presentato due emendamenti in sede di conversione del ddl “Aiuti-quater”.
 

Superbonus e riapertura dei termini delle Cilas

Ieri sera l’on. Alessandro Cattaneo, Capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha ribadito la necessità di riaprire i termini per la presentazione delle Cilas e far sì che i condomìni possano usufruire del Superbonus al 110% anche nel 2023.
 
“Siamo già al lavoro per mettere a punto una soluzione di buon senso che vada incontro alle esigenze dei cittadini e degli operatori di questo comparto strategico, in primo luogo sbloccando i crediti fiscali e al contempo prorogando il termine al 31 dicembre".
 
Le dichiarazioni di Cattaneo stridono con quelle rilasciate il giorno prima dal Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanbattista Fazzolari, che ha invece affermato la volontà di non riaprire i termini delle Cilas.
 
 

Cessione del credito, no al sequestro

Gli emendamenti forniscono un’interpretazione autentica delle norme che regolano la cessione del credito.
 
I crediti di imposta, sorti dopo che il committente ha optato per lo sconto in fattura o per la cessione del credito, sarebbero considerati come un diritto che sorge a titolo originario a favore del fornitore che pratica lo sconto o del cessionario che acquista il credito. Tali crediti sarebbero quindi sempre esistenti, spettanti e compensabili, indipendentemente dalla condotta del beneficiario della detrazione.
 
Al momento, invece, il credito di imposta è strettamente legato alla detrazione e le vicissitudini che si abbattono sul diritto alla detrazione (ad esempio perché il committente ha commesso una frode) travolgono anche il credito di imposta e chi lo ha acquistato in buona fede.
 
Con la nuova norma interpretativa, i cessionari sarebbero chiamati a rispondere solo per l’utilizzo irregolare del credito e per la mancata verifica, esclusivamente su base documentale, dell'esistenza dei presupposti che danno diritto alla detrazione e dell'effettiva realizzazione degli interventi.
 
 
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