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Caldaie a biomassa, guida alla scelta

Caldaie a biomassa, guida alla scelta

Un’alternativa sostenibile alle caldaie tradizionali e alla stregua delle pompe di calore. L’intervista ad AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali, e il case study di un’azienda vitivinicola

uximetcpavel©123RF.com
di Rossella di Gregorio
20/01/2023 - Caminetti aperti, caminetti chiusi, stufe a legna, stufe a pellet, caldaie a legna o pellet sono impianti che sfruttano le biomasse legnose. In un precedente focus sul tema, in cui si è parlato delle caratteristiche, delle tipologie e dei vantaggi di questo biocombustibile, è emerso che  stufe e caminetti datati e caratterizzati da tecnologie di combustione ormai obsolete e superate producono polveri sottili, il PM10.
 
In questo focus, grazie al contributo di AIEL, Associazione Italiana Energie Agroforestali, analizzeremo in primis come è possibile superare questa problematica grazie ad incentivi che permettono il turn over tecnologico; poi ci soffermeremo sul caso specifico delle caldaie a biomasse come valida alternativa sostenibile a generatori che fanno uso di combustibili fossili.
 
Il riscaldamento a biomassa produce polveri sottili. C'è una differenza di quantità di emissione per tipologia di sistema?
 
Considerando il particolato complessivo (primario e secondario) misurato in atmosfera, il riscaldamento domestico, con il 17%, è la terza fonte emissiva dopo il trasporto su strada e l’agricoltura (Arpae 2019).
 
Secondo i dati Aiel 2019, gli apparecchi più virtuosi dal punto di vista delle emissioni sono gli apparecchi domestici a pellet e le caldaie, che offrono tecnologie ad emissioni “quasi zero”. Va però ricordato che la maggior parte delle emissioni di PM10 viene da stufe e caminetti datati e caratterizzati da tecnologie di combustione ormai obsolete e superate.
 
Gli apparecchi a legna e pellet installati in Italia da più di 10 anni sono il 70% del parco installato, circa 6,3 milioni, e contribuiscono all’86% del PM10 derivante dalla combustione domestica di biomassa (Aiel 2020).
 
Quali soluzioni è possibile adottare per ridurre le emissioni di polveri sottili? Quali sono gli strumenti che oggi permettono di raggiungere questo obbiettivi?
 
"La migliore soluzione per ridurre le emissioni è accelerare la riqualificazione energetico-ambientale del parco generatori domestici. Varie regioni, a partire da quelle del bacino padano, hanno sviluppato norme regionali che disciplinano l’installazione e l’esercizio degli apparecchi a biomassa e che stimolano il turnover tecnologico verso soluzioni molto performanti.
 
Tra gli strumenti principali per incentivare la sostituzione di apparecchi obsoleti con soluzioni più efficienti troviamo il Conto Termico che può arrivare a coprire il 65% della spesa per un nuovo apparecchio certificato.
 
Varie regioni hanno introdotto degli incentivi supplementari e sinergici al Conto Termico che dovrebbero rafforzare la spinta alla riqualificazione. Non va dimenticato inoltre che per ridurre le emissioni di polveri sottili è fondamentale anche un’installazione eseguita ala regola dell’arte, una costante manutenzione e pulizia dell’apparecchio e della canna fumaria ma anche, per i possessori di stufe a legna, una corretta accensione e utilizzo dell’apparecchio".

Grazie al conto termico il titolare di un’azienda vitivinicola ha potuto sostituire una caldaia ibrida a legna-pellet di circa 10 anni di vita con un nuovo sistema ibrido più moderno e performante. Il case study, fornito da AIEL, verrà raccontato nelle immagini a seguire. 
 

Caldaie a biomassa, guida alla sceltaLa vecchia caldaia ibrida a legna-pellet 


Riscaldamento a biomassa e turnover tecnologico, quale apparecchio scegliere?

"La scelta del tipo di apparecchio dipende dalle esigenze di ogni utente. Per il riscaldamento di tutta la casa e dell’acqua sanitaria sono indicate le caldaie a legna, pellet, cippato oppure stufe e cucine cosiddette “ad acqua”.
 
Per il solo riscaldamento di una o più stanze vanno bene stufe e inserti “ad aria” a legna, pellet o ibridi oppure stufe a lento rilascio e ad accumulo.
 
Gli elementi fondamentali da tenere sempre in considerazione quando si sceglie un nuovo apparecchio a biomassa sono la qualità del generatore (certificazione ariaPulita®) e il corretto dimensionamento dell’impianto. Per questo è fondamentale rivolgersi a un progettista per realizzare un impianto alla regola dell’arte.
 
Vanno inoltre valutate le caratteristiche costruttive dell’abitazione come l’isolamento termico e il tipo di infissi. Anche l’installazione degli apparecchi a biomassa nella propria casa non è un’operazione di “fai da te” ma deve essere effettuata da un installatore abilitato che, al momento dell’installazione, rilascerà due documenti che il proprietario della stufa deve conservare: la dichiarazione di conformità e il libretto d’impianto".
 
Cos’è la certificazione ariaPulita®?
 
“La certificazione ariaPulita® indica l’efficienza energetica dell’apparecchio assegnando un numero di stelle da 1 a 5. Essa rende facile per il consumatore finale il riconoscimento dei sistemi con maggiore efficienza energetica, siano essi inserti per camini chiusi, stufe a legna o pellet oppure caldaie a legna, pellet o cippato".
 

Caldaie a biomassa, una valida alternativa sostenibile

Nel percorso di transizione energetica intrapreso dall’Europa e dai suoi stati membri, le pompe di calore giocano sicuramente un ruolo da protagonista.
 
Inoltre, se gli apparecchi singoli fissi, come camini e stufe sono "maggiormente" diffusi (fonte Istat, Consumi energetici delle famiglie, Anno 2021) più complicata sembra apparire l'installazione di una caldaia a biomassa.
 
Una caldaia a biomassa può rappresentare un'altra alternativa sostenibile all'uso di combustibili fossili come lo sono attualmente le pompe di calore?

"Certo, le caldaie a biomassa possono rappresentare un’alternativa alle caldaie tradizionali, similmente alle PdC. Tuttavia, sono necessari maggiori spazi di installazione e la possibilità di realizzare un sistema fumario adeguato.
 
I moderni impianti tecnologici a biomasse legnose, in forma di legna da ardere, pellet e cippato, sono molto efficienti - anche in termini di consumi elettrici - sia nel caso di sistemi di distribuzione a bassa temperatura (radianti, es. a pavimento) sia ad alta temperatura (termosifoni), indipendentemente dalle temperature esterne.
 
Recentemente si trovano sul mercato anche i “sistemi ibridi a biomassa”, costituiti da PdC e caldaia a biomassa, espressamente realizzati e concepiti dal fabbricante per funzionare in abbinamento tra loro. Con i nuovi requisiti energetici degli edifici è sempre più richiesto progettare dei sistemi che integrano le varie rinnovabili per massimizzare l’efficienza energetica e il comfort degli utenti".
 

Conoscere nel dettaglio le caldaie a biomassa

AIEL ci ha spiegato che le caldaie a biomassa legnosa di uso domestico civile si dividono in manuali a legna e automatiche a pellet/cippato o altre biomasse combustibili conformi alle caratteristiche indicate dal fabbricante con riferimento ad uno standard.
 
Le caldaie domestiche alimentate a biocombustibili legnosi richiedono sempre l’utilizzo delle classi di qualità migliori: Classe A1, ai sensi della UNI EN ISO 17225.
 
Le moderne caldaie a biomasse raggiungono rendimenti sempre superiori al 90%. Negli ultimi anni sono stati sviluppati modelli ad altissimo rendimento e basse emissioni, che sono chiamati a emissioni “quasi zero” di polveri fini e carbonio organico. Anche in questo settore sono state sviluppate caldaie con tecnica a condensazione con un rendimento superiore al 100%, perché recuperano il calore latente di evaporazione dell’acqua.
 
Per l’installazione di una caldaia a biomassa serve prevedere il corretto scarico dei fumi. La corretta evacuazione dei prodotti della combustione deve sempre avvenire attraverso un adeguato sistema fumario progettato e installato alla regola d’arte, ai sensi della UNI 10683 in vigore (fino a 35 kW). Questa componente dell’impianto a biomassa riveste un ruolo fondamentale per garantire la massima efficienza e minime emissioni nocive in atmosfera.
 
Ogni impianto termico a biomassa deve essere dotato del suo singolo sistema di evacuazione dei prodotti della combustione (sistema fumario o SEPC), con sbocco a tetto. Non sono consentite installazioni in canne collettive (cfr. UNI 10683).
 
Le caldaie a biomassa oltre al riscaldamento sono in grado di coprire il 100% del fabbisogno di acqua sanitaria dell’edificio. La produzione avviene attraverso un bollitore con serpentino interno oppure attraverso uno scambiatore istantaneo collegato all’accumulatore.
 
AIEL raccomanda l’integrazione di un impianto a biomassa con un sistema solare termico o un sistema fotovoltaico con gestione intelligente (serpentina nell’accumulatore), che consentono di mantenere spenta la caldaia nei mesi caldi, esterni alla stagione di riscaldamento.
 

Caldaie a biomassa, guida alla sceltaA sinistra la soluzione adottata: il modulo termico  DuoWin formato da una caldaia a legna a funzionamento manuale LogWin Klassik 300P Pellet ready da 30 kW  by Windhager e una caldaia a pellet a funzionamento automatico BioWin 2 da 26 kW by Windhager. A destra: l'impianto è stato completato con l'abbinamento di un puffer da 2000 litri

Caldaie a biomassa, guida alla sceltaA sinistra il dettaglio dell'impianto di distribuzione, a destra il particolare della canna fumaria con regolatore di tiraggio


Lo spazio: un fattore decisivo per l’installazione di una caldaia a biomassa

In merito a questo aspetto, AIEL si è soffermata molto fornendoci diverse indicazioni, che riportiamo di seguito. L’impianto tecnologico basato sulla caldaia a biomassa necessita sempre di un locale tecnico dedicato di dimensioni adeguate
 
Infatti, la sua installazione non è possibile in un appartamento di un condominio. Nei condomini l’impianto è installato in un locale tecnico dedicato come riscaldamento centralizzato per riscaldare e produrre l’acqua sanitaria per tutti gli appartamenti del condominio (impianto centralizzato).
 
Nel caso di edifici unifamiliari o plurifamiliari, se esistono spazi adeguati e condizioni idonee per la realizzazione del sistema fumario, l’installazione è sempre possibile.
 
Limitandoci al riscaldamento domestico (< 35 kW), nel caso di caldaie automatiche a pellet serve un locale tecnico dedicato di almeno 5-6 m2 circa, che aumenta ulteriormente nel caso delle caldaie a legna (almeno 8 m2 circa). Per le automatiche, inoltre, se si vuole un deposito di pellet con autonomia di circa 2 mesi, serve un ulteriore volume di circa 1,5 m3.
 
In tutti i casi serve lo spazio per stoccare 3-4 bancali di pellet o un volume equivalente (circa 8-10 m3) per realizzare un deposito annuale.
 
Quando si decide di sostituire un vecchio generatore a combustibile fossile con una caldaia a biomassa, la verifica degli spazi tecnici è l’aspetto più importante della fattibilità progettuale di sostituzione. Le caldaie a biomassa necessitano di più spazio, perché sono sempre abbinate ad un accumulatore che deve essere correttamente dimensionato.


Manutenzione e gestione di una caldaia a biomassa, come avviene?

"La manutenzione va sempre eseguita secondo il piano di manutenzione rilasciato per iscritto dall’installatore, abilitato e qualificato FER, al responsabile di impianto (utente) dopo l’installazione dell’impianto termico, contestualmente al rilascio della Dichiarazione di Conformità.
 
La manutenzione ordinaria degli impianti tecnologici a biomassa (caldaie) deve essere eseguita almeno una volta all’anno. La manutenzione deve riguardare sia il generatore sia il sistema fumario. La corretta manutenzione è fondamentale per garantire la massima efficienza e minime emissioni nocive in atmosfera.
 
Anche gli impianti termici a biomassa sono soggetti al rilascio del Rapporto di Controllo Efficienza Energetica, da parte del manutentore abilitato".
 
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