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Codice Appalti, Salvini: ‘bozza aperta e permeabile a qualsiasi suggerimento’

Codice Appalti, Salvini: ‘bozza aperta e permeabile a qualsiasi suggerimento’

I costruttori e l’Anticorruzione al convegno ‘Cantiere Italia’ chiedono periodo transitorio fino al 2024 per evitare il blocco

Vedi Aggiornamento del 31/01/2023
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 31/01/2023
19/01/2023 - La bozza del Codice Appalti è pronta, il tempo stringe, ma i contenuti probabilmente cambieranno ancora. Così ha lasciato intendere il ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, intervenuto ieri al convegno “Cantiere Italia. Tra Pnrr, emergenze e nuovo Codice appalti”, organizzato dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance).
 
Del resto, sono gli stessi costruttori, ma anche l’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) a ritenere necessarie le modifiche per evitare gli errori del passato e scongiurare il blocco dei lavori, che metterebbe in difficoltà le imprese già provate.
 

Codice Appalti: modifiche e rinvio al 2024

Secondo i costruttori, i princìpi del nuovo Codice sono buoni, ma sono necessarie una serie di modifiche normative per tutelare la concorrenza e la liquidità delle imprese.
 
Ance ritiene inoltre che debba essere predisposto un adeguato periodo transitorio dopo l’approvazione. Per l’Anac, l’entrata in vigore del nuovo Codice dovrebbe essere rinviata al 2024.
 
Il Ministro Salvini ha risposto che il confronto è ancora aperto e che “la bozza del Codice appalti è aperta e permeabile a qualsiasi suggerimento”.
 
Salvini ritiene possibili i miglioramenti, a condizione che non sia smontata l’impalcatura della norma.
 
Sul periodo transitorio, Salvini da una parte ha spiegato che la deadline del 31 marzo per l’approvazione non è in discussione, ma dall’altra ha reso noto che sono in corso interlocuzioni con l’Unione Europea e ha assicurato che si cercherà di andare incontro alle esigenze degli enti locali con un vademecum che aiuterà le Amministrazioni nell’applicazione delle nuove regole.

 

Codice Appalti, i punti critici

Durante il convegno, l’Ance ha spiegato che i princìpi del nuovo Codice, cioè il risultato, la fiducia, l’equilibrio contrattuale e la concorrenza e trasparenza, sono condivisibili, ma rischiano di rimanere sulla carta.
 
Ci sarebbero, sostengono i costruttori, delle contraddizioni con le norme. Ad esempio, il principio del risultato, in base al quale l’opera deve essere aggiudicata a chi assicura il miglior rapporto tra qualità e prezzo, si scontra con l’eliminazione del tetto massimo al punteggio da attribuire in sede di offerta economicamente più vantaggiosa. Ance osserva che in questo modo si reintrodurrebbe di fatto il massimo ribasso.

Tra gli altri pericoli segnalati dall’Ance c’è quello di comprimere concorrenza e trasparenza perché “per effetto combinato dell’estensione delle procedure negoziate sotto-soglia europea e di quella su settori speciali, ormai del tutto liberalizzati, oltre ai concessionari senza gara, la quasi totalità delle opere pubbliche può essere sottratta al mercato”.

Secondo l’Ance bisogna inoltre rivedere l’istituto dell’illecito professionale, molto penalizzante per le imprese che rischiano di non poter partecipare alle gare anche per un rinvio a giudizio.

Per i costruttori bisogna infine modificare la misura sulla revisione prezzi che, in contrasto con i principi espressi dal nuovo Codice, presenta troppi vincoli ed interviene solo ex post, con un meccanismo troppo complesso. “Soluzione del tutto inefficace - ha affermato la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio - dal momento che le imprese stanno ancora aspettando di ricevere le compensazioni per il 2021”.
 
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