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Direttiva Case green, FIRE: ‘frenare la proposta non ha molto senso’

Direttiva Case green, FIRE: ‘frenare la proposta non ha molto senso’

La Federazione chiede di garantire flessibilità in ragione delle caratteristiche del patrimonio immobiliare nazionale

Vedi Aggiornamento del 02/02/2023
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di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 02/02/2023
24/01/2023 - “La netta opposizione di alcuni esponenti del governo nei confronti della proposta di Direttiva Europea sulle prestazioni energetiche nell’edilizia non ha a nostro avviso molto senso, sebbene sia importante garantire alcuni elementi di flessibilità in ragione delle caratteristiche del patrimonio immobiliare nazionale”.

Si è espressa in questi termini la Federazione Italiana per l’uso Razionale dell’Energia (FIRE), che ha rilasciato il suo parere sulla proposta di Direttiva europea sulla prestazione energetica in edilizia.

Il testo della proposta, che sta infiammando il dibattito politico, prevede obiettivi molto stringenti per l’efficientamento energetico degli edifici, come l’obbligo per gli edifici esistenti di raggiungere la classe energetica E entro il 1° gennaio 2030 e la classe D entro il 1° gennaio 2033.
 

Case green, FIRE: non è una patrimoniale, ma servono incentivi

Secondo FIRE, la proposta di Direttiva “non può essere definita una patrimoniale, in quanto non sarebbe un puro prelievo dei risparmi delle famiglie e delle imprese, ma un investimento per riqualificare gli edifici, azione che produrrebbe risparmi energetici in grado di ripagare quanto speso e di produrre successivamente un guadagno, come dimostrano casi realizzati negli anni passati”.

“Essendo i tempi di ritorno di tali investimenti non brevi in assenza di incentivi - continua - è ovviamente necessario garantire la disponibilità di politiche di supporto in grado di rendere economicamente sostenibile questo percorso. E questo riteniamo sia del tutto fattibile”.


Case green, FIRE: soluzioni per cambiamento climatico e dipendenza energetica

FIRE ritiene che investire in efficienza energetica sia fondamentale e necessario per raggiungere gli obiettivi di mitigazione del cambiamento climatico, i cui effetti non si limitano ai danni diretti legati agli eventi estremi, ma alla riduzione della capacità idroelettrica e ai limiti sul funzionamento estivo delle centrali elettriche e delle reti.

“Gli investimenti in efficienza energetica - afferma FIRE - ridurrebbero la domanda di energia, diminuendo la dipendenza dall’estero, le emissioni e la necessità di potenziare le reti elettriche, e facilitando il raggiungimento degli obiettivi sulle fonti rinnovabili grazie alla limitazione dei GW da installare. Si produrrebbero effetti diretti sull’economia, grazie al coinvolgimento di una filiera con una buona rappresentanza italiana”.
 

Case green, FIRE: garantire esenzioni e flessibilità

FIRE suggerisce di introdurre nella Direttiva europea maggiori possibilità di esenzione (ad esempio per gli edifici non storici ma comunque antichi diffusi in diverse regioni italiane, gli edifici in zona climatica A, B e C, o quelli per i quali non sia economicamente conveniente intervenire) e flessibilità sugli obiettivi, prevedendo una rimodulazione dei target in corso d’opera, per tenere conto dei risultati raggiunti nei vari Paesi e dei prevedibili effetti prodotti sul mercato da una domanda molto sostenuta a livello europeo, specie nei primi anni.

FIRE propone, inoltre, di promuovere reti di teleriscaldamento e teleraffrescamento alimentati a fonti rinnovabili per i centri urbani caratterizzati da edifici antichi non idonei ad una riqualificazione spinta.


Efficienza energetica, FIRE: incentivi fino al 2030

Per Dario Di Santo, direttore FIRE, “Spingere sull’efficienza energetica significa rafforzare l’economia, aumentare la sicurezza, ridurre la dipendenza dai combustibili fossili e migliorare l’ambiente. E si può fare in linea con gli obiettivi comunitari. Per questo motivo riteniamo essenziale che venga varato un programma di medio-lungo periodo di supporto agli interventi di riqualificazione energetica degli edifici, idealmente esteso fino al 2030, basato sulle detrazioni fiscali opportunamente migliorate in modo da migliorarne anche il costo efficacia rispetto al superbonus”.

FIRE sottolinea che “negli ultimi due anni il superbonus ha prodotto circa 62 miliardi di euro di investimenti, a fronte di un onere per lo Stato di 69 miliardi di euro, per riqualificare 360 mila edifici e unità funzionalmente indipendenti. Se si applicassero gli stessi rapporti ai circa 9 milioni di edifici che andrebbero riqualificati entro il 2033, in assenza di esenzioni ulteriori e di flessibilità, si otterrebbe un onere aggiuntivo medio di circa 172 miliardi l’anno, difficilmente sostenibile pur tenendo conto dei consistenti effetti indotti sull’economia e in termini di esternalità positive (riduzione costi sanitari, miglioramento produttività e qualità della vita, incremento di valore del parco immobiliare, etc.)”.

FIRE cita il rapporto Censis “Ecobonus e Superbonus per la transizione energetica del Paese”, in base al quale “grazie all’extragettito generato dalla misura, il costo effettivo per lo Stato sarebbe nell’ordine del 30%, ossia 51 miliardi di euro anni; somma elevata, ma più gestibile”.
 

Efficienza energetica, FIRE propone detrazioni e mutui a tassi agevolati

Per avviare un vasto programma di riqualificazione energetica, ma rendere le detrazioni più sostenibili, FIRE propone di agire sulle aliquote e sugli interventi incentivati, creando parallelamente un Fondo per mutui a tasso agevolato e incentivi alle imprese della filiera.

Il sistema ipotizzato da FIRE produrrebbe sei conseguenze, facendo in modo che:
1. siano promosse le tecnologie più efficaci per la decarbonizzazione del parco immobiliare attraverso la riqualificazione;
2. sia prevista la misura delle prestazioni conseguite dagli immobili riqualificati, anche sfruttando le capacità dei contatori di nuova generazione;
3. sia rafforzato un programma di formazione scolastica, universitaria e professionale adeguato agli obiettivi previsti, basata anche su laboratori pratici (e.g. modello Octopus Energy britannico);
4. l’orizzonte temporale lungo produca una riduzione dei costi per materiali e manodopera, consentendo nel contempo alle imprese di ristrutturazione e di produzione dei materiali di strutturarsi per attività continuative e non spot;
5. sia possibile per le famiglie ridurre l’esborso iniziale e avere un supporto per l’eventuale mutuo da accendere per realizzare i lavori e sia garantito l’accesso a cessione del credito e sconto in fattura;
6. si ottenga nel tempo una riduzione dei costi di riqualificazione, unita a a tempi minori per il completamento dei lavori e a cantieri meno invasivi.
 

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