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Superbonus, costo di 71,8 miliardi di euro e benefici per il 2% degli edifici

Superbonus, costo di 71,8 miliardi di euro e benefici per il 2% degli edifici

Nomisma: la misura ha incrementato il valore degli immobili di 7 miliardi di euro e ha avuto un impatto economico di 195,2 miliardi di euro

Vedi Aggiornamento del 13/03/2023
Superbonus, costi e benefici - Ph. usu79 © 123rf.com
di Rossella Calabrese
23/02/2023 - Il superbonus è costato allo Stato 71,8 miliardi euro per riqualificare meno del 2% degli edifici residenziali, ha incrementato il valore degli immobili di 7 miliardi di euro e ha generato un impatto economico di 195,2 miliardi di euro.
 
L’ingente impegno finanziario a carico di tutti i cittadini ha motivato il DL emanato la scorsa settimana dal Governo per rimodularne in modo profondo l’applicazione, a partire dallo stop alla cessione dei crediti fiscali.
 
I nuovi calcoli arrivano da Nomisma che, nell’ultimo aggiornamento del suo ‘110% Monitor’ elaborato sulla base del patrimonio informativo proprietario e di fonti terze, aggiunge che per una valutazione organica degli impatti che deriverebbero dalla soppressione del superbonus è utile una analisi complessiva dei ritorni prodotti dal superbonus.
 
Nella rilevazione diffusa a gennaio dall’Enea - spiega Nomisma -, il totale complessivo dei lavori avviati per l’efficientamento energetico risultava pari a 65,3 miliardi di euro, con un investimento medio di 175.234 euro. Le asseverazioni depositate sono state 372.297 per un valore degli interventi completati pari a 49,7 miliardi di euro.
 
Sul totale delle asseverazioni, solamente 51.247 hanno riguardato condomini, ovvero la tipologia di abitazioni che maggiormente avrebbero dovuto beneficiare dal provvedimento, contro le 215.105 degli edifici unifamiliari e le 105.945 delle unità funzionalmente indipendenti.
 


Superbonus, costo di 71,8 miliardi di euro e benefici per il 2% degli edifici

Secondo le stime di Nomisma, i cantieri che dovrebbero essere stati conclusi sono circa 232.000 e coprirebbero meno del 2% del parco edifici residenziali in Italia.
 
Il 25% di coloro che hanno già usufruito della misura presenta un reddito familiare più elevato della media (oltre i 3.000 euro al mese) e nel 23% dei casi è proprietario di una seconda casa.
 
Sono però stati 1,7 milioni gli italiani con reddito medio-basso ad aver beneficiato del provvedimento da quando è stato varato, a conferma del fatto che la misura ha reso possibile l’accesso alla riqualificazione profonda delle proprie unità abitative a una porzione di popolazione meno abbiente che, altrimenti, non ne avrebbe usufruito.
 
Nel 64% dei casi le famiglie hanno preferito rivolgersi direttamente a una impresa di costruzioni, contro il 9% di grandi player e l’8% di Utilities, portando un beneficio prevalentemente a operatori di dimensione medio-piccola.
 

Il superbonus 110% ha avuto un impatto di 195,2 miliardi di euro

L’impatto economico complessivo del superbonus 110% sull’economia nazionale è stato pari a 195,2 miliardi di euro, con un effetto diretto di 87,7 miliardi, 39,6 miliardi di effetti indiretti e 67,8 miliardi di indotto.
 
Per valutare gli effetti finanziari del provvedimento, Nomisma ricorda che l’analisi prodotta nel 2021 dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) evidenziava che il disavanzo per le casse dello stato sarebbe stato compensato dalla generazione di Pil.
 
Lo studio indicava come complessivamente un carattere di sostenibilità della misura sarebbe stato prevedibile in un orizzonte di 4 o 5 anni, periodo in cui, dati i precedenti, la domanda di ristrutturazioni e di efficientamento energetico degli edifici avrebbe potuto mantenersi su livelli elevati, attivando nel sistema economico ulteriori effetti di crescita.
 
Complessivamente l’incremento del valore degli immobili oggetto di riqualificazione, nell’ipotesi che tutte le unità immobiliari riqualificate rientrino nelle classi energetiche inferiori, supererebbe i 7 miliardi di euro.
 
Dal punto di vista energetico, Nomisma calcola che l’investimento per la transizione ecologica attraverso il superbonus è di 59 euro per tonnellata Co2, contro 52 euro per Trasporti e 95 per Industria. In termini di consumi, per chi ha beneficiato della misura, il risparmio medio in bolletta è risultato pari a 964 euro all’anno. Lo studio evidenzia anche una riduzione del 15,5% per un solo salto di classe energetica, 30,9% per un salto di 2 classi energetiche e del 46,4% per un salto di 3 classi.
 
 

Le prospettive per la riqualificazione del patrimonio immobiliare

Se da un lato il superbonus 110% ha indubbiamente prodotto effetti collaterali e distorsivi, quali tempi brevi di messa a terra e un aumento dei prezzi che si è riflesso sulla finanza pubblica, Nomisma sottolinea che vanno attentamente pesati i benefici diretti e indiretti sull’economia nazionale.
 
Preservare l’equilibrio del bilancio dello Stato è certamente una priorità assoluta - continua - ma, alla luce delle evidenze prodotte anche da questi studi di approfondimento, certamente vale la pena trovare una modalità abilitante che consenta di salvare la parte buona di un meccanismo sano seppur non sempre usato in modo corretto.
 
Questo - secondo Nomisma - è oltremodo importante in Italia dove il 68% degli immobili residenziali è in classe energetica D o inferiore, dato che si scontra con una domanda abitativa, rilevata da Nomisma, che vede al vertice delle preferenze degli italiani un’abitazione ad elevata efficienza energetica (nel 40% dei casi).
 
La disponibilità del Governo - osserva Nomisma - dimostra consapevolezza di fronte agli obblighi attesi dalla Direttiva UE Case Green (classe minima D entro il 2033) e agli impegni sulla neutralità carbonica (emissioni zero al 2050).
 
Tuttavia - prosegue Nomisma -, per sostenere la domanda di famiglie eterogenee sotto il profilo reddituale e fiscale, il meccanismo della cessione dei crediti con sconto in fattura sarà insostituibile specialmente per interventi sui condomini, che rappresentano una quota significativa degli immobili meritevoli di ristrutturazione ed efficientamento energetico.
 
“Il superbonus ha avuto l’indubbio merito di contribuire al rilancio della nostra economia in una situazione drammatica come quella pandemica - commenta Luca Dondi, Amministratore Delegato di Nomisma -. La misura emergenziale andava, tuttavia, corretta per attenuarne l’eccessiva onerosità, oltre agli evidenti tratti di iniquità e alle conseguenze distorsive che ha generato sul costo dei fattori di produzione”.
 
“La mancata adozione di modifiche sostanziali ha portato alle drastiche conseguenze degli ultimi giorni, con l’adozione di misure di salvaguardia che, se non emendate, rischiano di decretare l’epilogo di iniziative imprescindibili per il rinnovamento del patrimonio immobiliare italiano. La strategia dei bonus, e con essa la possibilità di cessione dei crediti, non va archiviata ma solo ripensata e per farlo occorrono competenze ed equilibrio. Occorre fare tesoro di un’esperienza straordinaria per definire una politica di rinnovamento che non abbia il fiato corto dell’emergenza” - ha concluso Dondi.
 
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