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Superbonus e bonus edilizi, la cessione del credito senza limiti crea debito pubblico

Superbonus e bonus edilizi, la cessione del credito senza limiti crea debito pubblico

Arriva l’analisi di Eurostat: se il trasferimento del credito è limitato, è meno probabile l’impatto sulla casse pubbliche

Aggiornato al 03/02/2023 Vedi Aggiornamento del 12/04/2024
Cessione del credito: l’impatto sulla finanza pubblica valutazione Eurostat
Cessione del credito: l’impatto sulla finanza pubblica valutazione Eurostat
di Paola Mammarella
02/02/2023 - L'Eurostat, l’Ufficio statistico dell’Unione Europea, ha affermato che la cessione del credito relativa al Superbonus e ai bonus edilizi crea debito pubblico se consentita senza limiti. Ponendo dei limiti, invece, provoca una riduzione delle entrate fiscali e non comporta una spesa. La spiegazione è contenuta nell’aggiornamento del documento “Manual on Government deficit and debt”.
 
Le valutazioni di Eurostat sulla cessione del credito e l'impatto per la finanza pubblica erano molto attese perché determinano le sorti dei bonus edilizi, soprattutto del Superbonus, che si regge sulla cessione del credito e sullo sconto in fattura.
 
Non è invece chiaro se sarà possibile smaltire i crediti fiscali bloccati compensandoli con le somme relative agli F24.
 

Cessione del credito, l’impatto sulla finanza pubblica

Secondo Eurostat, per quanto riguarda gli aiuti erogati sotto forma di credito di imposta, il costo a carico delle casse pubbliche deve essere rilevato all’inizio, cioè al momento dell’investimento che fa maturare il credito di imposta.
 
Eurostat spiega che il credito di imposta è considerato esigibile quando è altamente probabile che venga utilizzato per intero. Nel momento in cui il contribuente utilizza il credito di imposta, lo Stato perde delle risorse pari al credito utilizzato.
 
Se, aggiunge Eurostat, il credito viene trasferito a terzi, questo deve essere considerato un’attività del contribuente e una passività per lo Stato. In altre parole, se il credito di imposta è trasferibile, senza limiti, a qualunque soggetto, è quasi certo che sarà utilizzato e questo provocherà un costo per le casse pubbliche.

 
Se, invece, il trasferimento del credito di imposta è soggetto a limiti, c’è la possibilità che tale credito di imposta rimanga inutilizzato. Questo significa che, in presenza di paletti specifici, è più probabile che i crediti maturati non vengano utilizzati dai contribuenti e non creino debito pubblico.
 
Queste considerazioni erano attese dal giugno 2021, quando Eurostat, di fronte alla domanda se la cessione del credito crea debito pubblico, ha ritenuto di dover condurre ulteriori approfondimenti.
 
Al momento, la cessione del credito ha cinque passaggi e segue questo meccanismo:
- prima cessione libera;
- 3 cessioni a favore di banche, intermediari finanziari, società appartenenti a un gruppo bancario e imprese di assicurazione autorizzate ad operare in Italia;
- una cessione dalle banche ai clienti con Partita Iva, che dopo aver acquistato il credito non potranno cederlo a loro volta.
 
Il Governo e il Ministero delle Finanze dovranno ora valutare se mantenere questo meccanismo o modificarlo ancora sulla base delle indicazioni ricevute.
 

Crediti bloccati, la compensazione con F24

Oltre alle sorti delle cessioni future, bisogna risolvere il problema delle operazioni effettuate e dei crediti fermi nei cassetti fiscali, per cui sono state avanzate diverse ipotesi, come i prestiti garantiti da SACE.
 
La proposta di utilizzare gli F24 per risolvere il blocco dei crediti fiscali è stata avanzata dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) e dall’Associazione bancaria italiana (Abi), che hanno chiesto un meccanismo straordinario e temporaneo di compensazione dei crediti d’imposta fermi nei cassetti fiscali delle banche, derivanti da interventi già eseguiti nel 2021 e 2022 o in corso di ultimazione, con le somme relative agli F24 della clientela, che le banche stesse sono tenute a versare all’Erario.
 
Il meccanismo dovrebbe essere circoscritto ai periodi di imposta 2023-2027 e riguardare al massimo l’1% degli importi risultanti dagli F24.
 
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