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Ecco perché l’Italia è a rischio siccità pur essendo più piovosa della Germania

Ecco perché l’Italia è a rischio siccità pur essendo più piovosa della Germania

Report ‘Water Economy in Italy’ di Proger: mancano le infrastrutture idriche per gestire e utilizzare l’acqua quando e dove serve

Vedi Aggiornamento del 24/05/2023
Perché l’Italia è a rischio siccità
di Rossella Calabrese
22/03/2023 - L’Italia è più piovosa di Olanda o Germania, eppure è a rischio siccità a causa della carenza di infrastrutture idriche per gestire e utilizzare l’acqua quando e dove serve ed è caratterizzata da una rete colabrodo: oltre il 40% dell’acqua potabile prelevata non arriva ai rubinetti.
 
È quanto emerge da ‘Water Economy in Italy’, il primo rapporto sulla risorsa idrica in Italia, redatto da Proger, società di Ingegneria generale che opera in diversi settori della progettazione, con la collaborazione della Fondazione Earth and Water Agenda, e presentato in Senato, in un evento realizzato in collaborazione con l’Associazione Italiadecide tenutosi ieri, alla vigilia del World Water Day che ricorre oggi 22 marzo.
 
‘Water Economy in Italy’ è il primo studio a fornire un quadro completo e dettagliato della risorsa idrica in Italia - quantità, prelievi, utilizzi, infrastrutture e fabbisogni, esaminati in funzione del necessario adattamento al cambiamento climatico - e pone l’accento sull’assoluta priorità della salvaguardia delle acque nelle scelte strategiche del Paese. 
 
La ricerca ha confermato che l’Italia convive con la minaccia idrogeologica e con una sofferenza idrica importante, nonostante non difetti delle condizioni naturali per mantenere l’equilibrio tra la domanda e la disponibilità idrica. 
 
Infatti, la piovosità in Italia è abbondante: su scala nazionale registra 301 miliardi di mc di pioggia in media, ma solo l’11% delle precipitazioni è prelevata per tutti gli usi. Il nostro paese si colloca al 5° posto in Europa per quantità di precipitazioni medie, Milano è l’area metropolitana più piovosa d’Europa e Roma è più piovosa di Londra. 
 
Considerando le precipitazioni e il patrimonio idrico italiano - spiega Proger -, la media annua dell’acqua teoricamente utilizzabile risulta 5 volte il livello medio dei prelievi annui per tutti gli usi (civile, agricolo industriale). Il problema è che naturalmente le precipitazioni non sono ripartite uniformemente sul territorio e nel corso dell’anno, e così capita che le stesse aree che sono vittime di ondate di maltempo e alluvioni poi si trovano a fare i conti con la mancanza d’acqua nei mesi più caldi.
 
Un fenomeno che ha un comune denominatore: la carenza di infrastrutture idriche per gestire e utilizzare l’acqua quando e dove serve. L’Italia, infatti, è sostanzialmente ferma alle stesse capacità di invaso di mezzo secolo fa, ma con necessità e consumi aumentati enormemente.
 
Ci sono 531 grandi dighe la cui capacità d’invaso sarebbe di 13,652 miliardi di mc, ma i volumi reali sono inferiori del 35% (per ritardi nelle procedure di collaudo tecnico-funzionale, per interramento progressivo per mancato drenaggio e per carenza di nuovi investimenti).
  


Perché l’Italia è a rischio siccità

4,8 milioni di italiani vivono in territori a rischio piena con codice rosso. Siamo un Paese fragile: del totale delle frane registrate sul territorio europeo oltre l’80% riguardano l’Italia.
 
Dopo le alluvioni, la siccità è il secondo rischio naturale più oneroso. Tra il 2000 e il 2022 l’Italia è stata colpita da gravi periodi di siccità con danni complessivi tra agricoltura, alimentare, industriale, energetico, pari a 20 miliardi di euro. 
 
E la rete idrica è un colabrodo: oltre il 40% dell’acqua potabile prelevata non arriva ai rubinetti. A peggiorare il quadro, manca un segnale di prezzo: abbiamo la tariffa media più bassa d’Europa (176,16 euro di consumi medi per una famiglia di 3 persone) che non disincentiva l’iperconsumo.
 
L’Italia versa 165mila euro al giorno come sanzione all’UE (circa 60 milioni l’anno) per effetto di diverse infrazioni in materia di infrastrutture idriche. In particolare, la mancanza dei sistemi di depurazione e filtraggio delle acque reflue, sia in ambito agricolo che industriale, e il loro riuso, anche in ambito civile.
 
Inoltre, il bilancio idrico dell’Italia andrebbe considerato anche da una prospettiva storica: siamo il Paese inventore degli acquedotti e dei sistemi irrigui, siamo grandi realizzatori di bonifiche e vantiamo l’eccellenza di imprese nazionali specializzate nel disinterramento di dighe e invasi, che però lavorano quasi esclusivamente all’estero, dove sono altamente apprezzate.
 
In conclusione, il Rapporto presentato da Proger mostra come sia necessaria una ripresa degli investimenti (pubblici e privati), modifiche legislative e di governance ed uno sforzo tecnico, progettuale ed imprenditoriale per:
- il potenziamento della capacità di stoccaggio;
- la sostituzione e la rigenerazione di reti ed impianti;
- la realizzazione di nuove infrastrutture;
- il riuso delle acque reflue;
- la ricarica programmata delle falde idriche;
- la desalinizzazione e l’utilizzo dell’acqua di mare;
- l’applicazione di tecnologie innovative e basate sull’intelligenza artificiale che assicurino il risparmio ed il controllo della risorsa.
 
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