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Codice Appalti, Architetti: ostacola opere di qualità e obiettivi del PNRR

Codice Appalti, Architetti: ostacola opere di qualità e obiettivi del PNRR

Ance esprime dubbi sulla concorrenza, Unionsoa, Filca Cisl e Assistal avrebbero voluto un periodo transitorio più lungo, Federcostruzioni chiede modifiche sulla revisione dei prezzi, Ingegneri delusi, Anima contenta per la tutela del Made in Italy

Vedi Aggiornamento del 15/02/2024
Codice Appalti - 123RF
Codice Appalti - 123RF
di Paola Mammarella
30/03/2023 - Il Codice Appalti è stato approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri e gli esponenti del settore costruzione e dei professionisti tecnici stanno iniziando a rilasciare commenti sulle nuove regole che, dopo l’entrata in vigore del 1° aprile, diventeranno efficaci il 1° luglio 2023.
 
Se gli Architetti, da una parte, bocciano il nuovo Codice Appalti per il ruolo marginale riconosciuto alla progettazione, e gli Ingegneri si dicono delusi, il mondo imprenditoriale e sindacale esprime un generale apprezzamento e qualche dubbio su concorrenza, durata del periodo transitorio e meccanismo per la compensazione dei prezzi, mentre Anima Confindustria è sodisfatta dalle misure per la tutela del made in Italy.
 

Gli Architetti bocciano il nuovo Codice Appalti

Una bocciatura arriva dal Consiglio nazionale degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. Il presidente, Francesco Miceli, ha affermato che “il nuovo Codice dei contratti non è in grado di consentire il raggiungimento degli obiettivi del PNRR”.
 
“Sottovalutando il concorso di progettazione e compiendo, in questo modo, un passo indietro rispetto alla normativa precedente, si preclude la possibilità di realizzare opere pubbliche di qualità. Le criticità, sollevate dal mondo delle professioni tecniche, riguardo a pianificazione, programmazione e progettazione ci allontanano dal raggiungimento degli obiettivi posti dall’Europa”.
 
Il Cnappc ha espresso forti criticità sull’uso estensivo dell’appalto integrato, che a suo avviso andrebbe usato “per progetti in cui sia prevalente l’aspetto tecnologico dove, sul fronte dell’innovazione, il contributo dell’impresa può essere utile, altrimenti, sacrificando la progettazione, si sacrifica la qualità dell’opera”. “Eppure - sottolinea -  bastava far riferimento alle passate esperienze per verificare come l’appalto integrato abbia prodotto, nella gran parte dei casi, enormi conteziosi tra imprese e stazioni appaltanti, opere incompiute e risultati del tutto deludenti”.
 
 
 

Codice Appalti, Ance perplessa sulla concorrenza

La presidente dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), Federica Brancaccio, ha affermato che, dato il poco tempo a disposizione, sono stati fatti molti passi avanti.
 
Ance ha affermato di apprezzare le norme sull’illecito professionale e la revisione dei prezzi. Queste ultime dovrebbero a suo avviso essere perfezionate per diventare davvero automatiche ed efficaci.
 
Ance ha espresso “perplessità sulla concorrenza, in particolare nei settori speciali che di fatto potrebbero sottrarre al mercato il 36% del volume dei lavori pubblici”.
 
Ricordiamo che il nuovo Codice Appalti ha introdotto una significativa liberalizzazione: sarà obbligatorio bandire gare solo per lavori di importo superiore a 5,3 milioni di euro. Fino a 150mila euro (140mila per la progettazione e i servizi di ingegneria e architettura) è consentito l’affidamento diretto, mentre per gli importi superiori si deve attivare la procedura negoziata senza bando.
 

Codice Appalti, Filca Cisl: ‘periodo di rodaggio più lungo’

Enzo Pelle, segretario generale della Filca-Cisl nazionale, ha affermato che il nuovo Codice avrebbe avuto bisogno di un “periodo di rodaggio più lungo”.
 
Il riferimento, anche in questo caso, è al lasso di tempo intercorrente tra l’entrata in vigore e il momento in cui le norme diventeranno efficaci e dovranno essere utilizzate nelle gare.
 
Pelle ha anche chiesto di “estendere le regole del subappalto anche alle subforniture e alla subcontrattazione, dove sovente riscontriamo irregolarità e violazioni contrattuali”. 
 
Ricordiamo che il nuovo Codice Appalti ha introdotto il subappalto “a cascata”, eliminando i limiti che sono costati all’Italia una procedura di infrazione, ma prevede una serie di regole e controlli affinchè il subappalto avvenga nel rispetto dei princìpi della trasparenza e concorrenza.
 
Per il resto, Pelle ha espresso parere positivo sull’applicazione obbligatoria del contratto nazionale maggiormente rappresentativo a tutta la filiera, compreso il subappalto, sulla digitalizzazione, sull’obbligo di Durc di congruità.
 

Codice Appalti, Unionsoa: ‘luglio è troppo presto per l’entrata in vigore’

Tiziana Carpinello, presidente di Unionsoa, teme uno “shock normativo che potrebbe paralizzare tutto il settore”.
 
Per Unionsoa sarebbe stato necessario uno slittamento generale dell’entrata in vigore per dare tempo alle imprese di adeguarsi.  “Con rammarico, però - afferma la presidente Carpinello - si prende atto che gli unici passaggi che entreranno in vigore con il prossimo anno sono proprio quelli legati alla digitalizzazione.
 
Unionsoa è comunque ottimista: “Vedere che il fascicolo virtuale dell'operatore economico, le piattaforme di approvvigionamento digitale, e l'utilizzo di procedure automatizzate nel ciclo di vita dei contratti pubblici sono pilastri di questo nuovo documento ci fa ben sperare perché solo il reale raggiungimento del principio del once-only ci permetterà di essere davvero efficaci e trasparenti”.
 

Codice Appalti, Assistal critica su entrata in vigore e concorrenza

Anche Angelo Carlini, Presidente di Assistal, l’Associazione, aderente a Confindustria, che rappresenta le imprese di costruzione e manutenzione di impianti tecnologici, ESCo, servizi di efficienza energetica e facility management, ha ribadito che sarebbe stato necessario lo slittamento dell'entrata in vigore del nuovo Codice Appalti.

Prendendo atto che le scadenze sono dettate dal rispetto degli impegni presi con l'Unione Europea, Assistal chiede alcune modifiche, dicendosi preoccupata dalle soglie previste per gli affidamenti diretti e le procedure negoziate: “significa sottrarre al mercato ed alla trasparenza circa il 90% delle gare per le piccole e medie imprese”.

Assistal è critica anche sul “subappalto a cascata, concetto che riapre la strada a subappalti che oggettivamente sfuggono al controllo della stazione appaltante, con danni riferibili alla qualità dei lavori e dei servizi, ai lavoratori in termini di sicurezza e retribuzioni, alle imprese “sane” in termini di crollo verticale del principio di concorrenza”.
 

Codice Appalti, Federcostruzioni chiede correzioni al meccanismo di revisione dei prezzi

Positivo il commento di Paola Marone, Presidente Federcostruzioni, sulla razionalizzazione e semplificazione delle cause di esclusione e sulla digitalizzazione, grazie alla quale “grazie a cui per fare una gara si risparmieranno dai 6 ai 12 mesi”.
 
Sulla revisione dei prezzi, Marone ritiene “positivo il fatto che sia stato introdotto un meccanismo a regime ma è necessario un ulteriore passaggio per avere uno strumento davvero soddisfacente”.
 

Ingegneri delusi dal Codice Appalti

Il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) ha espresso delusione sul testo del nuovo Codice Appalti.
 
Il presidente del CNI, Domenico Perrini, ritiene che la norma sui requisiti economici, pur avendo esteso il lasso temporale a tre anni, risulti peggiorativa rispetto al Codice del 2016, che valutava i requisiti economici sui migliori tre anni degli ultimi 5 e dava anche la possibilità di sostituirli con una polizza assicurativa.
 
Secondo Perrini, “questo elemento, unito alla possibilità di ricorrere in maniera illimitata al subappalto per quanto riguarda l’opera intellettuale del professionista, determinerà una forte chiusura del mercato”.
 
“Come se non bastasse - continua - non è stata esclusa con chiarezza la prestazione gratuita dei professionisti in quanto pur limitandola a casi eccezionali, non si è provveduto a declinare i contorni dell’eccezionalità”.
 
“E’ stato poi confermato - conclude - l’appalto integrato anche se, per fortuna, è stata almeno recepita la nostra richiesta di non presentare il progetto esecutivo in sede di gara, cosa che avrebbe comportato uno spreco incredibile di lavoro professionale da parte di concorrenti che non avrebbero poi avuto risultati tangibili”.
 

Anima Confindustria plaude alla tutela del made in Italy

Marco Nocivelli, presidente di Anima Confindustria, ritiene che la tutela del Made in Italy sia un grande traguardo. “Il nuovo articolo 170 permetterà di stimolare maggiormente il mercato interno, innescando un circolo virtuoso che garantirà un’alta affidabilità dei materiali e delle tecnologie utilizzate nelle opere di riqualificazione delle nostre infrastrutture rendendo, di fatto, le imprese italiane più competitive e consentendo una gestione ottimale dei fondi europei”.
 
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