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Superbonus, Bankitalia: i benefici ambientali si ripagano in 40 anni

Superbonus, Bankitalia: i benefici ambientali si ripagano in 40 anni

Studio della Banca d’Italia sul rapporto tra i costi finanziari del Superbonus 110% e le minori emissioni di gas serra

Vedi Aggiornamento del 12/04/2024
Superbonus, Bankitalia: i benefici ambientali si ripagano in 40 anni - Ph. Mister No CC BY 3.0
Superbonus, Bankitalia: i benefici ambientali si ripagano in 40 anni - Ph. Mister No CC BY 3.0
di Rossella Calabrese
03/04/2023 - I benefici ambientali del superbonus ripagherebbero i costi finanziari in circa 40 anni.
 
Lo ha calcolato la Banca d’Italia nell’ambito dell’indagine conoscitiva sugli effetti macroeconomici e di finanza pubblica derivanti dagli incentivi fiscali in materia edilizia, condotta dalla Commissione Bilancio della Camera.
 
A fine 2022 - spiega Bankitalia - il valore aggiunto nelle costruzioni, che rappresenta circa il 5% del valore aggiunto totale, era cresciuto in termini reali di quasi 30 punti percentuali rispetto al livello medio del biennio pre-crisi 2018-19, contro 2 punti dei servizi e una lieve riduzione nell’industria in senso stretto.
 
A fine 2022, sempre rispetto al livello medio del 2018-19, gli investimenti in costruzioni residenziali sono risultati più elevati di quasi il 40%, quelli in altre costruzioni sono stati più alti di poco più del 30%, quelli totali di oltre il 20 e quelli in impianti e macchinari e in prodotti della proprietà intellettuale rispettivamente di poco più e di circa il 10%.
 
In questi ultimi anni, una spinta molto forte è arrivata dal superbonus e dagli altri bonus edilizi: nel biennio 2021-22 la spesa aggiuntiva dovuta al potenziamento dei bonus è stata pari a poco meno della metà del valore degli investimenti che hanno goduto delle agevolazioni. Accanto alla spesa addizionale, vi è infatti una quota di spesa che le famiglie avrebbero effettuato anche in assenza di agevolazioni.
 

Superbonus, i benefici ambientali si ripagano in 40 anni

Il superbonus e gli altri bonus edilizi con finalità di efficientamento energetico hanno determinato la riduzione dei consumi energetici degli edifici residenziali, contribuendo al raggiungimento dell’obiettivo comunitario di emissioni nette nulle entro il 2050. Ma a che prezzo?
 
I fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) destinati al Superbonus (13,95 miliardi di euro) avrebbero dovuto consentire di ristrutturare 100.000 edifici entro il 2026, con una riduzione delle emissioni attesa a regime di 667 migliaia di tonnellate di CO2 all’anno. Ad oggi - avverte la Banca d’Italia -, non è disponibile una valutazione ufficiale dell’impatto sulle emissioni del Superbonus nella sua interezza.
 

L’analisi costi-benefici di una politica climatica può essere condotta - prosegue il documento - mettendo a confronto il suo costo con il valore monetario attualizzato della riduzione attesa delle emissioni di gas serra, calcolato in termini di minori danni futuri legati al cambiamento climatico in tutto il pianeta (ad esempio danni causati da calamità naturali, minore produttività agricola, etc.13); tale valore è noto come Social Cost of Carbon.
 
Le stime del Social Cost of Carbon reperibili in letteratura variano tra una decina e svariate centinaia di euro per tonnellata di CO2. L’ampio spettro dei valori riflette le diverse ipotesi sul tasso di sconto utilizzato per attualizzare i danni futuri e il peso relativo da assegnare a quelli che si verificheranno nei paesi a basso reddito, i più esposti agli effetti del cambiamento climatico.
 
Adottando un tasso di sconto di poco inferiore al 2% - ipotizza Bankitalia -, in linea con alcuni contributi recenti nella letteratura sul tema, e assegnando un peso relativamente maggiore ai danni che si verificheranno nei paesi a basso reddito, i benefici ambientali del Superbonus ripagherebbero i costi finanziari in circa 40 anni.
 
Adottando tassi di sconto più alti o ponderando i danni in modo uniforme fra i diversi paesi, il valore monetario dei benefici ambientali risulterebbe invece inferiore ai costi.
 
Quanto all’impatto complessivo del Superbonus sui conti pubblici, la stima è variata nel tempo sia a causa delle modifiche normative, sia per effetto di una richiesta di incentivi più marcata di quanto inizialmente preventivato.
 
Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, il costo inizialmente atteso (al lordo degli effetti indotti sulle entrate) del superbonus era nell’ordine dei 35 miliardi di euro. Secondo il Dipartimento delle finanze, nel tempo tale stima è stata significativamente rivista al rialzo: a novembre 2022 si attestava sui 61 miliardi di euro, e non era esclusa un’ulteriore revisione al rialzo.
 
Superata questa fase di discussione e ripensamento del Superbonus e delle altre agevolazioni per l’edilizia, Bankitalia sottolinea che andrà fatto uno sforzo per disegnare incentivi in materia di efficienza energetica stabili nel lungo periodo e sostenibili per le finanze pubbliche; efficienti ed efficaci, cioè in grado da un lato di massimizzare la quota di investimenti “aggiuntivi” e dall’altro di avere un impatto significativo su una quota ampia del patrimonio immobiliare; equi, cioè tali da concentrare le risorse sulle famiglie più bisognose (a beneficio anche della loro efficienza).
 
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