Add Impression
Network
Pubblica i tuoi prodotti
Rigenerazione urbana, sarà la volta buona?

Rigenerazione urbana, sarà la volta buona?

La maggioranza ripresenta un testo già bocciato dalla Ragioneria dello Stato e dagli operatori ma in Parlamento ci sono altri 6 ddl con incentivi al riuso edilizio

Vedi Aggiornamento del 22/11/2023
Rigenerazione urbana - Foto: Moiz husein123RF.com
Rigenerazione urbana - Foto: Moiz husein123RF.com
di Paola Mammarella
25/07/2023 - A che punto è il confronto per riscrivere la normativa sulla rigenerazione urbana e il consumo di suolo? Negli anni ci sono state molte iniziative e altrettante battute d’arresto. Nei giorni scorsi, le dichiarazioni del Senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, hanno riacceso il faro sulla rigenerazione urbana.
 
Gasparri ha presentato un disegno di legge che, sorprendentemente, ricalca quasi del tutto i contenuti dell’ultimo ddl sulla rigenerazione urbana, decaduto perché, ostacolato sia dagli operatori del settore sia dalla Ragioneria dello Stato, è incappato nella tagliola della fine della scorsa legislatura.
 
In realtà, l’attività normativa in materia di rigenerazione urbana non si è mai fermata, anche se per il momento non è mai andata a buon fine.
 
In Parlamento, oltre al ddl presentato da Gasparri, ci sono altri sei disegni di legge sulla rigenerazione urbana, presentati sia dalla maggioranza sia dall’opposizione. Di questi, quattro risultano assegnati alle Commissioni competenti, ma l’esame non è ancora iniziato, mentre due non risultano assegnati.
 

Il ddl sulla rigenerazione urbana che ripropone le norme bocciate

Iniziamo dal disegno di legge sulla rigenerazione urbana più recente, quello presentato dal Senatore FI Gasparri, che ricalca i contenuti del ddl arenato.
 
Facendo capo ad un esponente della maggioranza e riprendendo contenuti su cui il confronto politico era a buon punto, con i dovuti aggiustamenti questo ddl sulla rigenerazione urbana è quello che potrebbe avere più chances di iniziare il suo iter in Parlamento.
 
 
Il nuovo testo punta a ridurre il consumo di suolo favorendo la densificazione, prevede detrazioni fiscali per incoraggiare i privati ad avviare interventi sugli immobili di proprietà, l’utilizzo del concorso di progettazione per garantire la qualità della progettazione e l’obbligo per le Regioni di approvare norme per la semplificazione degli interventi di rigenerazione urbana, introducendo deroghe in materia di distanze, modifiche alla sagoma e alle destinazioni d’uso.
 
Sono inoltre previsti l’istituzione di un Fondo da 3,5 miliardi di euro fino al 2036 e la detrazione del 50% dell'Iva pagata per l’acquisto delle case oggetto di interventi di rigenerazione urbana.
 
Se l’idea è quella di rendere convenienti gli interventi di rigenerazione urbana, bisogna però considerare che i contenuti del vecchio ddl “quasi gemello” l’anno scorso sono stati bocciati dalla Ragioneria dello Stato per la presenza di incentivi e semplificazioni che avrebbero rischiato di generare costi aggiuntivi.
 
La Ragioneria dello Stato non si è trovata d’accordo su una serie di argomenti, tra cui l’alleggerimento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria che, riducendo le entrate degli Enti locali, crea un onere a carico dello Stato, ma anche sull’utilizzo esclusivo dei proventi dei titoli abilitativi e delle sanzioni per la realizzazione delle opere di urbanizzazione, distogliendo tali risorse dalla demolizione delle opere abusive.
 
Il vecchio disegno di legge sulla rigenerazione urbana non piaceva neanche agli operatori del settore né agli Enti locali.
 
Secondo le associazioni imprenditoriali, il ddl prevedeva regole troppo rigide e non sarebbe stato in grado di valorizzare il ruolo del privato.
 
L’Istituto nazionale di urbanistica (INU) riteneva invece che si dovesse semplificare il sistema del finanziamento, che contava 13 passaggi, e che non si dovesse attribuire alle Regioni il potere di riconoscere gli ampliamenti volumetrici.
 
L’Associazione nazionale Comuni italiani (Anci) aveva chiesto di ripensare completamente il ddl, che faceva confusione tra rigenerazione urbana e interventi qualificabili come riqualificazione e recupero.
 
Con questi presupposti, c’è quindi da capire quali speranze di riuscita possa avere il nuovo analogo disegno di legge.
 
 

Gli altri ddl sulla rigenerazione urbana e il consumo di suolo

Come già accennato, in Parlamento ci sono altri disegni di legge sulla rigenerazione urbana presentati da diversi mesi.
 
Sempre dal lato della maggioranza, l’On. della Lega, Alessandro Manuel Benvenuto, a ottobre 2022 ha presentato un ddl per la realizzazione di interventi di rigenerazione urbana e ambientale. Il ddl consente di derogare agli standard urbanistici e alle norme sulle distanze e le altezze degli edifici.
 
Il ddl della Lega prevede inoltre di rivedere i bonus volumetrici e quelli per l’efficientamento energetico, la messa in sicurezza antisismica, il risanamento acustico e l’eliminazione dei materiali nocivi a seconda delle zone da ristrutturare.
 
Sul fronte dell’opposizione, ci sono poi tre ddl presentati dal Partito Democratico. Due di questi si trovano in Senato e, come primi firmatari, hanno il Senatore Franco Mirabelli e la Senatrice Anna Rossomando.
 
Il ddl Mirabelli prevede il riuso di aree già urbanizzate e produttive, la salvaguardia dei centri storici, l’utilizzo dei concorsi di progettazione e incentivi come le detrazioni fiscali del 65% per gli interventi di ristrutturazione e riqualificazione energetica e del 50% per l’acquisto di case in classe energetica A o B.
 
Il ddl Rossomando punta ad una riduzione progressiva del consumo di suolo per la tutela delle attività agricole e del paesaggio: i suoli edificabili perderanno gradualmente la loro capacità edificatoria, sarà incentivato il riuso del patrimonio edilizio ed elevato il contributo di costruzione per i permessi di costruire relativi a nuove costruzioni che consumano nuovo suolo.
 
 
Anche se la discussione non è iniziata, si può facilmente prevedere che quest’ultimo ddl incontrerà un deciso sbarramento non solo per l’impatto che potrebbe avere sul mondo imprenditoriale, ma anche perché, trattandosi di un testo dell’opposizione, non potrà contare sul sostegno del Governo.
 
C’è poi da segnalare un altro ddl, presentato dall’on. PD, Mauro Antonio Donato Laus, contenente sia disposizioni in materia di rigenerazione urbana, sia la delega al Governo per l’adozione del nuovo Testo unico dell’edilizia.
 
Si tratta di due temi caldi. Per quanto riguarda la rigenerazione urbana, il ddl prevede il riuso del patrimonio edilizio e sostiene la qualità della progettazione attraverso il ricorso al concorso di progettazione e di idee. Sono inoltre previsti incentivi per invogliare la realizzazione degli interventi, come la riduzione del contributo di costruzione e degli oneri di urbanizzazione. Anche in questo caso, bisogna capire cosa ne penserebbe la Ragioneria dello Stato perché se un Ente locale incamera contributi inferiori, pesa poi sulle Casse dello Stato.
 
Dal punto di vista della delega al Governo per riscrivere il Testo unico dell’edilizia, gli aspetti da considerare sono ancora più complessi. In primo luogo è improbabile che le forze di maggioranza facciano passare una delega al Governo scritta dall’opposizione.
 
In secondo luogo, bisogna considerare che sulla riforma del Testo Unico dell’edilizia ci sono state diverse iniziative senza seguito. Nei giorni scorsi, il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha annunciato l’arrivo del nuovo Testo Unico dell’edilizia per metà luglio. Al momento la norma sembra in ritardo.
 

Rigenerazione urbana, i tentativi non riusciti 

Fatta questa carrellata, è il caso di sottolineare che da anni si tenta di adottare nuove norme in materia di rigenerazione urbana.

L'anno scorso l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) ha rilevato che la legge urbanistica 1150/1942 ha accompagnato l’espansione urbana e il boom economico, ma oggi non risponde più alle esigenze di trasformazione del territorio.

Nonostante il bisogno di rivedere con urgenza una legge ormai obsoleta, in 26 anni ci sono stati 76 tentativi di modifica che non sono andati a buon fine. 

Qualcosa sembrava essersi mosso durante la passata legislatura, cioè con il ddl che poi ha ricevuto la bocciatura della Ragioneria dello Stato. Anche allora in Parlamento c’erano diversi ddl in materia di rigenerazione urbana. A marzo 2021, i testi dei ddl sulla rigenerazione urbana sono stati unificati e la discussione è proseguita. A causa di uno stallo nel confronto, a novembre 2021 il Ministero per le Infrastrutture e la mobilità sostenibili (Mims, oggi Mit), ha presentato delle proposte di integrazione al ddl finalizzate a favorire gli interventi privati di rigenerazione urbana e a consentire agli Enti locali di introdurre semplificazioni e incentivi. 

Bisogna ora attendere l'evoluzione del dibattito parlamentare ed eventuali iniziative del Governo.
 

Le più lette