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Efficientamento entro il 2050, come potrebbe cambiare la Direttiva Case Green

Efficientamento entro il 2050, come potrebbe cambiare la Direttiva Case Green

Nella prossima riunione, prevista per dicembre, si potrebbe eliminare l’APE armonizzato a livello europeo

Aggiornato al 16/10/2023 Vedi Aggiornamento del 20/05/2024
Direttiva Case Green - Foto: adrianhancu 123RF.com
Direttiva Case Green - Foto: adrianhancu 123RF.com
di Paola Mammarella 13/10/2023
Vedi Aggiornamento del 20/05/2024
13/10/2023 - Sulle case green, i Paesi membri dell’Unione Europea potrebbero ottenere maggiore flessibilità, ma saranno necessari ulteriori negoziati.
 
Durante il trilogo a oltranza di ieri, 12 ottobre, non è stato raggiunto l’accordo sul testo della Direttiva Case Green approvato a marzo, ma sembra farsi strada l’ipotesi di maggiori aperture.
 

La Direttiva Case Green potrebbe cambiare, maggiore flessibilità per i Paesi UE

Secondo quanto diffuso dall’Ansa, i Paesi membri dell’Unione Europea potrebbero avere molto margine per l’applicazione della Direttiva. I Paesi membri potrebbero elaborare un piano entro il 2050 con target di riduzione dei consumi di energia. Si tratta di un’impostazione molto più permissiva, dato che attualmente la Direttiva Case Green fissa il 2030 come traguardo.
 
Dovrebbe essere rimossa l’armonizzazione delle certificazioni energetiche a livello europeo.
 
Sarebbero ancora da definire altri punti, come i mutui green e l’obbligo di installare i pannelli solari sugli edifici pubblici e non residenziali.
 
Sarebbero stati cancellati gli obblighi per l’installazione di colonnine di ricarica nei parcheggi per gli edifici residenziali esistenti.
 
La prossima riunione si svolgerà molto probabilmente a dicembre.
 
 

I punti critici della Direttiva Case Green

La necessità di trovare un punto di incontro è stata sottolineata anche dalla parlamentare europea Isabella Tovaglieri, relatore ombra nel dibattito per l’approvazione della Direttiva Case Green.
 
Tovaglieri, prima della riunione, ha spiegato che il Parlamento Europeo ha una posizione più rigida rispetto al Consiglio. Quest’ultimo è disposto ad allungare al 2050 i termini per il raggiungimento degli obiettivi di efficientamento energetico e a concentrare le risorse sugli edifici più energivori.
 
Tovaglieri ha elencato gli altri punti critici della direttiva:
- il tema finanziario, cioè chi dovrebbe pagare le spese per l’efficientamento di un numero considerevole di edifici, stimate da Ance in 48 miliardi di euro all’anno;
- il tema dei mutui, perché sarebbero incentivati solo quelli per l’acquisto di case in classe energetica elevata, mentre le altre sarebbero deprezzate e non avrebbero più mercato.
 

Cosa prevede la Direttiva Case Green

Ricordiamo che, secondo la Direttiva Case Green, nella versione approvata dal Parlamento Europeo a marzo, gli edifici residenziali dovranno raggiungere, come minimo, la classe di prestazione energetica E entro il 2030, e D entro il 2033, mentre per gli edifici non residenziali e quelli pubblici il raggiungimento delle stesse classi dovrà avvenire rispettivamente entro il 2027 (E) e il 2030 (D).
 
Per tenere conto delle differenti situazioni di partenza in cui si trovano i parchi immobiliari nazionali, nella classificazione di efficienza energetica, che va dalla lettera A alla lettera G, la classe G dovrà corrispondere al 15% degli edifici con le prestazioni energetiche peggiori in ogni Stato membro.
 
La Direttiva Case Green prevede che i Paesi membri possano escludere dagli obblighi di efficientamento alcuni edifici come monumenti e luoghi di culto, ma anche adeguare gli obiettivi in base alla fattibilità economica e tecnica delle ristrutturazioni e alla disponibilità di manodopera qualificata.
 
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