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Affidamenti sottosoglia, OICE: ‘positiva l’apertura alla concorrenza del MIT’

Affidamenti sottosoglia, OICE: ‘positiva l’apertura alla concorrenza del MIT’

Però, secondo le Società di progettazione, va corretto il Codice Appalti, anche per i requisiti troppo restrittivi

Vedi Aggiornamento del 12/02/2024
Affidamenti sottosoglia - Foto: itchaznong 123rf.com
Affidamenti sottosoglia - Foto: itchaznong 123rf.com
di Rossella Calabrese
06/12/2023 - L’apertura alla concorrenza sugli affidamenti sottosoglia, manifestata dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT), è positiva, ma va corretto il Codice Appalti, anche per i requisiti troppo restrittivi.
 
È questa la presa di posizione dell’Associazione delle società di ingegneria e di architettura italiane (OICE) rispetto alla Circolare del 20 novembre 2023 del MIT che ha consentito alle stazioni appaltanti di ricorrere, per gli affidamenti sotto la soglia UE, anche alle procedure ordinarie e ristrette oltre che alle negoziate e agli affidamenti diretti.
 
L’intervento dell’OICE segue quello del Consiglio Nazionale Ingegneri, che esprime perplessità perchè la Circolare “nasce da buoni propositi ma rischia di generare confusione e rallentamento delle procedure”, e dell’ANAC che ha evidenziato la marcia indietro del Governo sui contratti sottosoglia e la necessità di chiarire la questione con una legge.
 
Per Giorgio Lupoi, Presidente dell’Oice, “la Circolare del Ministero, prendendo atto anche della posizione europea sulla quarta rata del Pnrr e confermando le perplessità dell’Anac, sancisce un principio generale secondo il quale l’apertura al mercato e alla concorrenza è cosa buona e giusta, oltre che coerente con i principi dello stesso d.lgs. 36/2023”, il nuovo Codice Appalti.
 
“È corretto - prosegue Lupoi - che le stazioni appaltanti siano libere di utilizzare procedure concorrenziali, aperte o ristrette; d’altro canto sono mesi che vediamo diverse stazioni appaltanti pubblicare avvisi e manifestazioni di interesse non soltanto per affidamenti fra 140.000 e 225.000 euro, ma anche al di sotto dei 140.000 euro. Tutto ciò dimostra che il dettato dell’articolo 50 del decreto 36 - da alcuni ritenuto imperativo - viene nei fatti disatteso”.
 

“La stessa cosa accade con le richieste dei requisiti eccessivamente restrittivi per l’accesso alle gare di ingegneria e architettura: pur in presenza di un vincolo a chiederli su tre anni: un’amministrazione su due li chiede su 5 o 10 anni, anche in questo caso applicando i principi pro-concorrenziali europei. Confermiamo che per noi più concorrenza uguale più qualità”.
 
Si tratta di una prassi già denunciata dall’Oice negli scorsi mesi: a settembre, in 66 gare di progettazione sopra i 140.000 euro, oltre il 50% dei requisiti tecnico-professionali richiesti erano riferiti o al quinquennio o al decennio precedente, nonostante il nuovo Codice Appalti abbia ridotto da 10 a 3 anni l’arco temporale di riferimento.
 
Il problema per Lupoi, semmai, è un altro: “quanto affermato dal Ministero è corretto, ma sarebbe meglio provvedere con una modifica di legge che replicasse la clausola presente nel precedente Codice autorizzando espressamente ad utilizzare le procedure ordinarie. Sarebbe l’occasione per sanare anche la clamorosa cancellazione delle norme di dettaglio per gli affidamenti di servizi di ingegneria, realizzata con il mancato inserimento delle linee guida Anac 1/2016 negli allegati al codice. Ribadiamo quindi con forza la necessità di sanare questa anomalia al più presto con un intervento correttivo sul Dlgs 36/2023”.
 
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