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L’impresa non realizza alcuni lavori Superbonus? Non le si può sequestrare tutto il cassetto fiscale

L’impresa non realizza alcuni lavori Superbonus? Non le si può sequestrare tutto il cassetto fiscale

La Cassazione spiega che il sequestro può riguardare solo i crediti correlati al comportamento fraudolento

Sequestro crediti Superbonus - Foto: alfexe 123RF.com
Sequestro crediti Superbonus - Foto: alfexe 123RF.com
di Paola Mammarella
22/02/2024 - Il sequestro dei crediti Superbonus deve essere motivato dalla correlazione tra importi congelati e frodi commesse.
 
Lo ha affermato la Cassazione che, con la sentenza 7021/2024, ha analizzato il caso in cui le segnalazioni di irregolarità riguardano solo una parte dei crediti del cassetto fiscale.
 

Sequestro crediti Superbonus, il caso

La vicenda che ha dato luogo al sequestro crediti Superbonus inizia in prossimità della scadenza del 30 settembre 2022 entro cui realizzare almeno il 30% dell’intervento complessivo e usufruire del Superbonus villette al 110% fino al 31 dicembre 2022.
 
Per centrare l’obiettivo, i tecnici hanno asseverato il completamento del 30% dell’intervento complessivo entro il 30 settembre 2022. L’intervento complessivo consisteva nell’efficientamento energetico di un complesso di villette.
 
Dagli accertamenti però è emerso che al 30 settembre 2022 è stato realizzato meno del 30% dell’intervento complessivo di efficientamento energetico.
 
Il credito relativo agli interventi è stato ceduto alla società che ha realizzato i lavori ma i giudici per le indagini preliminari hanno posto sotto sequestro l’intero cassetto fiscale, pari a 4,3 milioni di euro.
 

Sequestro crediti Superbons, deve esserci correlazione con la frode

Nel cassetto fiscale, però, non ci sono solo i crediti potenzialmente falsi, ma anche quelli corrispondenti alle lavorazioni realizzate. La società ha quindi presentato ricorso contro l’ordine di sequestro e il contenzioso è arrivato in Cassazione.
 
La Cassazione ha spiegato che i giudici per le indagini preliminari avrebbero dovuto fornire spiegazioni sul nesso di pertinenzialità tra i crediti sequestrati e le condotte fraudolente. Dalle argomentazioni dei giudici per le indagini preliminari non emerge la correlazione tra la frode e tutti i crediti presenti nel cassetto fiscale.
 
Nel cassetto fiscale ci sono infatti alcuni crediti correlati alle operazioni false, che devono quindi essere posti sotto sequestro in attesa dei relativi accertamenti, ma anche crediti correlati ad operazioni lecite e a lavori realmente ultimati. Secondo la Cassazione, i giudici per le indagini preliminari non avrebbero dovuto presupporre la falsità di tutte le operazioni risultanti nel cassetto fiscale.
 
Sulla base di questi motivi, la Cassazione ha annullato l’ordinanza di sequestro e ha chiesto il riesame di tutti i crediti presenti nel cassetto fiscale. Per ogni credito sarà appurata la legittimità o la falsità e quest’ultima dovrà essere motivata.
 
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