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Immobile rurale in area vincolata trasformato in abitazione senza lavori, quali regole seguire

Immobile rurale in area vincolata trasformato in abitazione senza lavori, quali regole seguire

Il Tar Lazio risolve il caso di un cambio d’uso senza permesso: l’intervento è assimilabile a una manutenzione straordinaria depotenziata e si può sanare

Cambio di destinazione d’uso senza opere - Foto: clodio 123RF.com
Cambio di destinazione d’uso senza opere - Foto: clodio 123RF.com
di Paola Mammarella
07/03/2024 - Il cambio di destinazione d’uso senza opere, realizzato senza permessi in un’area vincolata, è un abuso minore o aumenta il carico urbanistico e non può essere sanato?
 
La risposta a questo interrogativo, che ha causato un contenzioso con il Comune, è arrivata dal Tar Lazio con la sentenza 4370/2024.
 

Il caso del cambio di destinazione d’uso senza opere

I giudici si sono pronunciati sul ricorso contro il diniego di una richiesta di condono, riguardante il cambio di destinazione d’uso senza opere di un immobile rurale, trasformato in abitazione residenziale.
 
L’immobile si trova in un’area gravata da vincolo paesistico e compresa nel perimetro di un parco. Il Comune ha respinto la domanda di condono, spiegando che in queste aree si possono sanare solo gli abusi minori.
 
Il responsabile dell’intervento di cambio di destinazione d’uso senza opere ha quindi presentato ricorso, lamentando che il Comune ha deciso sulla base di motivazioni generiche e illogiche, senza condurre una adeguata istruttoria.
 


Quando è consentito il cambio di destinazione d’uso senza opere

Il Tar ha rilevato che la domanda di condono si riferisce al cambio di destinazione d’uso senza opere di una casa agricola in casa a uso abitazione.
 
Secondo il Tar, la motivazione del Comune è stereotipata e non prende in considerazione una serie di elementi:
- l’immobile si trova a ridosso di un’area completamente urbanizzata;
- al momento della richiesta del condono l’immobile risulta già regolarmente esistente;
- l’immobile non è stato sottoposto né a interventi edilizi né a lavori di ampliamento volumetrico.
 
Sulla base di queste valutazioni, i giudici hanno concluso che il cambio di destinazione d’uso senza opere non ha provocato un aggravio del carico urbanistico.
 
A detta del Tar, il cambio di destinazione d’uso senza opere è assimilabile ad una fattispecie depotenziata di manutenzione straordinaria o di risanamento conservativo. Si tratta di un “mero riadattamento funzionale”, quindi di un intervento minore che può essere sanato.
 
Il Tar ha quindi accolto il ricorso e ha annullato l’atto con cui il Comune ha rigettato la domanda di condono edilizio.
 
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