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Infrastrutture, nel Decreto Coesione tracce di perequazione per il Sud

Infrastrutture, nel Decreto Coesione tracce di perequazione per il Sud

Ance chiede di rifinanziare il Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno e di accelerare i cantieri PNRR

Decreto Coesione e perequazione infrastrutturale per il Sud - Foto: finkelsen 123rf.com
Decreto Coesione e perequazione infrastrutturale per il Sud - Foto: finkelsen 123rf.com
di Rossella Calabrese
23/05/2024 - La perequazione infrastrutturale del Mezzogiorno torna nell’agenda del Governo che la inserisce nel Decreto Coesione come strumento necessario per recuperare il divario infrastrutturale tra le regioni del Sud e le altre aree geografiche del Paese e per garantire analoghi livelli essenziali di infrastrutturazione e dei relativi servizi.
 
Con il Decreto Coesione, attualmente in Senato per la conversione in legge, il Governo riprende in mano il Fondo perequativo infrastrutturale, istituito dalla Legge 42/2009 sul federalismo fiscale per dotare anche i territori del Sud di quelle opere pubbliche che nei decenni scorsi lo Stato ha regolarmente realizzato nel Centro-Nord. Ricordiamo che il Fondo per la perequazione infrastrutturale aveva una dotazione di 4,6 miliardi di euro, prima che la Legge di Bilancio 2024 ne togliesse 3,5 miliardi.
 
Il Decreto Coesione, in primis, rinomina il Fondo perequativo infrastrutturale in Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno e lo destina al finanziamento della progettazione e della costruzione - in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna - di infrastrutture stradali, autostradali, ferroviarie, portuali, aeroportuali e idriche e di strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche coerenti con le priorità indicate nel Piano strategico della ZES Unica Mezzogiorno, che dovrà essere approvato entro il 31 luglio 2024.
 
Il Decreto però non indica a quanto ammonta la dotazione nel nuovo Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno ma prevede che un DPCM definirà l’entità delle risorse assegnate per la realizzazione degli interventi in ciascuna delle regioni del Mezzogiorno, l’amministrazione statale o regionale responsabile della selezione degli interventi, i criteri di priorità da utilizzare nella selezione degli interventi e le modalità di monitoraggio procedurale e finanziario.
 
Per determinare l’entità delle risorse si terrà conto di: specificità insulare, delle zone di montagna e delle aree interne; densità della popolazione e delle unità produttive; assenza o grave carenza di collegamenti infrastrutturali con le reti nazionali su gomma e su ferro; entità dei finanziamenti PNRR assegnati.

Tra i criteri di priorità ci sono: lo stato di avanzamento progettuale dell’intervento e la sua cantierabilità; la capacità dell’intervento di migliorare la mobilità dell’utenza o la qualità dei servizi; l’indisponibilità di altri finanziamenti nazionali o europei.
 


Al Sud il 40% delle risorse ordinarie in conto capitale

Con il Decreto Coesione viene elevata al 40% la quota delle risorse ordinarie in conto capitale che le amministrazioni centrali dello Stato devono destinare agli interventi da realizzare nelle regioni del Mezzogiorno; il nuovo criterio del 40% dovrà essere applicato alle risorse dei programmi di spesa in conto capitale per gli investimenti da assegnare sull’intero territorio nazionale che non abbiano criteri o indicatori di attribuzione già individuati o che non rientrino in una programmazione settoriale vincolante alll’8 maggio 2024 (data di entrata in vigore del Decreto Coesione).
 
La clausola del 40% si applica anche alle risorse dei Fondi per gli investimenti delle amministrazioni centrali anche al fine di realizzare nelle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Sardegna gli interventi prioritari per la perequazione infrastrutturale selezionati dalle amministrazioni responsabili.
 

Ance: ‘al Sud servono le infrastrutture funzionali agli investimenti

Sul Decreto Coesione sono stati auditi i soggetti economici interessati, tra cui l’Ance che sottolinea come il provvedimento “correttamente, richiama più volte l’esigenza di coerenza tra la programmazione dei fondi strutturali 2021-2027 e il Piano strategico della ZES Unica Mezzogiorno” che sarà approvato entro luglio.
 
L’Ance evidenzia la necessità che il Piano individui, accanto alle filiere prioritarie per lo sviluppo, le infrastrutture funzionali alla localizzazione degli investimenti. La realizzazione delle infrastrutture per l’accessibilità delle aree industriali è, secondo i costruttori, un presupposto essenziale per attrarre investimenti nel Mezzogiorno.
 
Un importante contributo in tal senso - aggiunge - arriverà dalla realizzazione del PNRR che, come noto, ha come obiettivo strategico il superamento dei divari territoriali Nord-Sud e destina a tale finalità il 40% degli investimenti ripartibili a livello territoriale.
 
Tuttavia, da un recente studio dell’Ance sull’attuazione degli investimenti del PNRR di interesse per il settore delle costruzioni, emergono alcune difficoltà nell’avvio dei cantieri per le regioni del Mezzogiorno: dall’analisi basata su dati delle Casse Edili (CNCE) risulta aperto o concluso il cantiere di circa il 35% dei progetti PNRR (CIG), pubblicati a partire dal 1° novembre 2021 e fino a marzo 2024, di importo pari o superiore a 40.000 euro. L’apertura dei cantieri procede in modo differenziato a livello territoriale: nel Mezzogiorno, solo il 29% dei cantieri è stato avviato, un dato inferiore rispetto al 40% del Nord e al 36% del Centro.
 
Tale andamento che, spiega l’Ance, è in parte dovuto alla maggiore presenza al Sud di lavori di importo elevato riferiti a nuovi progetti che richiedono tempi di attivazione più lunghi, “appare preoccupante ai fini del raggiungimento degli obiettivi di riequilibrio territoriale del PNRR.
 

A ciò si aggiungano gli effetti della revisione del Piano, approvata dalla Commissione Europea l’8 dicembre, che rischiano di alterare il bilanciamento territoriale originariamente previsto. Infatti, circa il 45% delle riduzioni dei fondi PNRR rischia di colpire le regioni del Mezzogiorno. È innegabile che i tempi di realizzazione di queste opere si allungheranno perché perderanno la priorità che i tempi stringenti del Piano impongono”.
 
Su questo tema si è pronunciato la scorsa settimana il Vicepresidente di Ance con delega al Mezzogiorno, Giovan Battista Perciaccante: “È necessario concentrare le attenzioni della Pubblica Amministrazione sulla velocizzazione delle procedure e sulla necessità di rimuovere gli eventuali blocchi che ancora frenano l’esecuzione dei lavori di interesse per il settore delle costruzioni a valere sui fondi PNRR. Solo così si può centrare l’obiettivo posto dal Piano di riuscire a ridurre il divario tra il Nord e il Sud del Paese”.
 
“Il Mezzogiorno non può permettersi di perdere l’opportunità unica del Pnrr che consente di intervenire su tanti nodi storici del ritardo infrastrutturale di questa area del Paese, favorendo lo sviluppo sociale e la competitività economica, e accelerando i processi di transizione ecologica e digitale”.
 

Ance: ‘rifinanziare il Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno’

Ma Ance interviene anche sul Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno, definendolo “un ulteriore canale per il recupero del gap infrastrutturale del Mezzogiorno”, destinato alla progettazione e realizzazione di infrastrutture essenziali quali strade, ferrovie, porti, aeroporti, infrastrutture idriche, e strutture sanitarie, assistenziali e scolastiche nelle regioni del Mezzogiorno.
 
L’ Ance apprezza l’attenzione che il Governo ha posto al riequilibrio delle dotazioni infrastrutturali, attraverso la promozione di misure per una maggiore equità tra il Nord e il Sud del Paese. Tuttavia - aggiunge -, tale obiettivo dovrà essere accompagnato da adeguate risorse finanziarie su un orizzonte temporale di lungo periodo che superi le scadenze del PNRR e dei Fondi Strutturali.
 
Secondo i costruttori, è pertanto opportuno un rifinanziamento del Fondo perequativo infrastrutturale per il Mezzogiorno che, quantomeno, consenta di recuperare il taglio di 3,5 miliardi di euro disposto con l’ultima Legge di bilancio.
 
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