Network
Pubblica i tuoi prodotti
Costruzioni verso un calo del 7,4% nel 2024, complice lo stop al superbonus

Costruzioni verso un calo del 7,4% nel 2024, complice lo stop al superbonus

Ance intravede opportunità nel mercato della riqualificazione energetica e rischi nelle norme urbanistiche e nella rimodulazione del PNRR

Costruzioni 2024 - Foto: X - @ancenazionale
Costruzioni 2024 - Foto: X - @ancenazionale
di Paola Mammarella
20/06/2024 - L’andamento del mercato delle costruzioni nel 2024 subirà un calo. Colpa dello stop al Superbonus, di una normativa urbanistica non aggiornata, dei ritardi nei pagamenti e del caro materiali. Lo scenario lascia comunque intravedere molte opportunità da cogliere.
 
È quanto emerso durante l’Assemblea dell’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), che si è svolta martedì scorso a Roma.
 

Costruzioni 2024, calo atteso del 7,4%

Le previsioni dell’Ance, dopo un 2023 positivo, stimano un calo degli investimenti in costruzioni del 7,4%.
 
La perdita maggiore sarà registrata nel mercato della riqualificazione, che perderà il 27%, mentre l’andamento del mercato delle nuove abitazioni segnerà un -4,7% e quello del non residenziale un -1%.
 
Gli investimenti in opere pubbliche cresceranno invece del 20%.
 

Costruzioni 2024, cantieri Superbonus fermi per 7,2 miliardi di euro

Ance rileva che il Superbonus ha contribuito alla crescita del Pil del 12,3% nel 2021 e 2022, superiore all’11,3% della Cina, sta ora mettendo in difficoltà imprese e cittadini. Ance stima infatti che ci sono lavori da completare per 7,2 miliardi di euro.
 
Secondo i dati Ance, grazie al Superbonus l’Italia non parte da zero nell’iter per il raggiungimento degli obiettivi della Direttiva Case Green, in base alla quale il consumo medio di energia primaria, rispetto al 2020, deve diminuire di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035.
 
Oltre agli interventi realizzati usufruendo del Superbonus, Ance sostiene che per raggiungere l’obiettivo della Direttiva Case Green occorrerà comunque ristrutturare circa 1 milione di edifici dal 2024 al 2030 e circa altri 450mila dal 2031 al 2035.
 
Secondo la presidente dell’Ance, Federica Brancaccio, se la stagione del Superbonus è finita, quella della riqualificazione energetica è appena iniziata. A suo avviso, per cogliere le opportunità della Direttiva Case Green non esiste una ricetta unica, ma serve un ventaglio di strumenti e soluzioni. Lo Stato, ha spiegato nel suo intervento, dovrebbe sostenere la spesa delle famiglie, mentre le banche e operatori dovranno immaginare strumenti finanziari innovativi.
 

La trappola normativa della rigenerazione urbana per le costruzioni 2024

Sulle costruzioni pesano diversi fattori problematici. Tra questi, Ance sottolinea che la legge urbanistica è ferma al 1942 e quella sugli standard al 1968. Nel frattempo, le Regioni hanno provato a colmare il vuoto normativo, ma solo negli ultimi 3 anni sono state impugnate 22 leggi regionali e 17 sono state dichiarate incostituzionali.
 
In Parlamento sono falliti 76 tentativi in 26 anni di varare una nuova legge urbanistica. Secondo la presidente Brancaccio è urgente dotare il Paese di una legge con una chiara governance per la rigenerazione urbana e un Fondo unico con stanziamenti adeguati e stabili nel tempo.
 
Brancaccio ritiene inoltre che le risorse delle sanatorie, che saranno incamerate grazie al Decreto Salva Casa, dovrebbero essere utilizzate per finanziare interventi per la casa e la rigenerazione urbana.
 

Caro materiali e ritardo pagamenti

Un altro problema che investe il settore delle costruzioni è quello del rincaro dei prezzi dei materiali edili, del ritardo con cui arrivano le risorse per le compensazioni e del ritardo nei pagamenti alle imprese edili.
 
Ance stima che i mancati ristori contro il caro materiali ammontano a 2 miliardi di euro. Le imprese sono ancora in attesa delle risorse relative al primo semestre 2022.
 
“Ci viene il dubbio che quei soldi non ci siano più. E per il 2024 pare siano già finiti. Così si rischia la paralisi” ha commentato Brancaccio.
 
La situazione è aggravata dai ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione alle imprese, che raggiungono punte di 2 anni.
 

Il pericolo della riprogrammazione PNRR per le costruzioni 2024

Un altro fattore di rischio è la riprogrammazione del PNRR, che secondo Brancaccio contiene elementi di buon senso, ma anche di preoccupazione.
 
Dal PNRR, ha illustrato, sono fuorusciti circa 15 miliardi: quasi la metà riguarda il Mezzogiorno. “Una scelta dovuta all’inevitabile ritardo di molti progetti del Sud, ma che sa poco di prospettiva e che rischia di renderlo sempre più zavorra. Se non facciamo nulla per ridurre ora il divario tra i territori, pensiamo a cosa accadrà quando dovremo attuare la riforma dell’autonomia differenziata”. La legge sull'autonomia differenziata è stata approvata definitivamente proprio il giorno successivo rispetto all'intervento della Presidente Brancaccio.
 
“Il Pnrr - ha affermato - deve rappresentare una spinta e non l’ultima spiaggia”.
 
Le più lette