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Decreto Salva Casa, imprese: sia il primo passo verso un Codice unico dell’edilizia

Decreto Salva Casa, imprese: sia il primo passo verso un Codice unico dell’edilizia

Cna, Confartigianato e Ance sollecitano una disciplina organica che superi le modifiche puntuali con decretazione d’urgenza

Vedi Aggiornamento del 19/06/2024
Decreto Salva Casa e codice unico dell’edilizia - Foto: andriano 123rf.com
Decreto Salva Casa e codice unico dell’edilizia - Foto: andriano 123rf.com
di Paola Mammarella
Vedi Aggiornamento del 19/06/2024
14/06/2024 - Il Decreto Salva Casa è un inizio, ma serve una disciplina organica e definizioni chiare, che diano certezza alle norme.
 
A formulare questa richiesta sono stati l’Associazione nazionale costruttori edili (Ance), la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa (Cna) e Confartigianato, auditi mercoledì pomeriggio in Commissione Ambiente della Camera sul disegno di legge di conversione del Decreto Salva Casa.
 

Salva Casa e Codice unico dell’edilizia

Secondo Cna e Confartigianato, il Decreto Salva Casa è un passo nella giusta direzione, ma è necessario procedere a una riforma organica del sistema edilizio e urbanistico.
 
Cna e Confartigianato pensano infatti che un Codice unico dell’edilizia offrirebbe una soluzione sostenibile a lungo termine per la semplificazione delle procedure e la creazione di un panorama normativo certo.
 
Ance ha lamentato che il Decreto Salva Casa interviene nuovamente con modifiche puntuali al Testo unico dell’edilizia, proseguendo la strada intrapresa da ormai 14 anni che ha visto la normativa edilizia oggetto di numerose modifiche attraverso l’utilizzo dello strumento della decretazione d’urgenza.
 
Secondo i costruttori edili, questo mostra come sia importante ed urgente arrivare ad una revisione della disciplina edilizia in un’ottica “organica” e in una visione “integrata” che tenga conto della necessità di superare e modificare tutte le normative obsolete e anacronistiche su cui si regge la complessiva materia edilizia e urbanistica.
 
Per farlo, sostiene l’Ance, bisognerebbe scardinare tutti quei meccanismi normativi che impediscono di fatto l’attuazione degli interventi di trasformazione urbana, primo fra tutti il DM 1444/68 sulle distanze minime e le altezze massime, sino ad arrivare ad una riforma dei principi su cui si regge la legge urbanistica ferma al 1942 e alla definizione di una legge sulla rigenerazione urbana.
 
Ance ritiene inoltre che sarebbe necessario riattualizzare il decreto del 1975 sui requisiti igienico-sanitari per garantire che le norme possano adattarsi meglio alle nuove esigenze e all’evoluzione dei contesti abitativi.
 
 

Certezza delle norme edilizie e urbanistiche

Oltre alla necessità di una visione integrata delle norme edilizie e urbanistiche, i costruttori edili hanno segnalato il tema della certezza delle regole.
 
“È quanto emerso - ha affermato l’Ance - nell’ambito di alcune vicende che stanno interessando la città di Milano che, proprio per l’assenza di un sistema di regole che dia garanzie a cittadini, operatori ed investitori del settore, sta bloccando la città”.
“Da un lato - ha spiegato Ance - la presenza di norme nazionali contenute ancora nella Legge del 1942 e nel DM 1444/68 pensate per far “sviluppare” ex novo un territorio ancora non urbanizzato e che dovrebbero esse “riadattate” ad oggi, dove l’esigenza è quella di favorire la rigenerazione urbana. Dall’altro gli strumenti edilizi contenuti nel DPR 380/2001 che da più di 10 anni cercano di spingere le azioni verso questa direzione ma che di fatto si scontrano con “letture” interpretative divergenti”.
 
“Il richiamo - ha illustrato l’Ance - è al tema della demolizione e ricostruzione che ha visto nel 2002 una sua inclusione nell’ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia con l’esplicita eliminazione del concetto di successiva e fedele ricostruzione”.
 
“Successivamente - ha continuato - a seguito di ulteriori interpretazioni normative contrastanti, il legislatore è intervenuto nel 2013 (DL 69/2013) ampliando la nozione di demolizione e ricostruzione eliminando il rispetto della sagoma”.
 
“Per poi arrivare nel 2020 (DL 76/2020) con la previsione di ulteriori modifiche con cui il legislatore ha espressamente indicato i requisiti che possono essere variati nell’edificio da ricostruire: gli interventi di ristrutturazione ricostruttiva possono prevedere che l’edificio da riedificare presenti sagoma, prospetti, sedime e caratteristiche planivolumetriche e tipologiche differenti rispetto a quello originario”.
 
“A distanza di 4 anni - ha concluso Ance - siamo di nuovo al punto di partenza e si ritorna a discutere di questo tema e della certezza del diritto che troppe volte è assente in questo ordinamento determinando una grave instabilità su cui auspichiamo si trovi una soluzione equilibrata”.
 

A che punto è la revisione del Testo unico dell’edilizia

L’esigenza di revisionare il Testo unico dell’edilizia, per renderlo più aderente alla realtà ed evitare dubbi interpretativi, è stata manifestata già da tempo, ma il percorso di modifica organica si sta rivelando lungo.
 
Il primo tavolo di lavoro è stato costituito nel 2018 e in quella sede è stata espressa l’intenzione di dar vita ad uno strumento normativo certo e non di operare un semplice cambiamento delle norme.
 
Nel 2020 la Rete delle Professioni Tecniche ha formulato delle proposte al Ministero delle Infrastrutture, tra cui la semplificazione delle demolizioni e ricostruzioni e la riduzione del contributo di costruzione.
 
A giugno 2020, il tavolo tecnico ha annunciato la messa a punto di un testo che, tra i suoi punti forti, contava la riduzione dei titoli abilitativi, l’eliminazione dell’autorizzazione sismica preventiva, l’istituzione del fascicolo del fabbricato.
 
A dicembre 2020 ha preso forma la ‘Disciplina delle costruzioni’ per garantire la resistenza, la stabilità, la sostenibilità e l’accessibilità delle costruzioni. Nel 2021, l’allora senatore del M5S, Gianni Pietro Girotto, ha chiesto di avviarne la discussione in Parlamento.
 
L’iter del testo si è sovrapposto con un disegno di legge delega per il riordino normativo in materia di costruzioni, presentato nel 2020 su iniziativa dell’allora senatore M5S, Agostino Santillo. Il ddl ha iniziato un anno dopo il suo iter ma a giugno 2022 il testo era fermo in Commissione Lavori Pubblici del Senato. 
 
Nel 2023 il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha ripetutamente annunciato l’arrivo del nuovo Testo unico dell’edilizia, da elaborare in parallelo con il nuovo Piano Casa.
 
Adesso, però, il Governo ha nuovamente optato per modifiche spot anziché per una revisione organica della materia.
 
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