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Rinnovabili, pronti i criteri per scegliere le aree idonee
di Redazione Edilportale

Rinnovabili, pronti i criteri per scegliere le aree idonee

Via libera delle Regioni al decreto con le regole per l’individuazione delle zone su cui poter installare gli impianti

Aggiornato al 11/06/2024
Decreto aree idonee rinnovabili - Foto: zhaojiankangphoto 123rf.com
Decreto aree idonee rinnovabili - Foto: zhaojiankangphoto 123rf.com
di Redazione Edilportale 10/06/2024
10/06/2024 - Ultimi step per il Decreto aree idonee, che contiene le regole per l’individuazione di superfici e aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. 

Venerdì 7 giugno il testo del Decreto Aree idonee ha ottenuto il via libera della Conferenza Unificata, dopo un confronto serrato e una serie di modifiche introdotte per andare incontro alle richieste delle Regioni, Sardegna in primis.
 

Ok delle Regioni al Decreto aree idonee

Il via libera della Conferenza Unificata sul testo del Decreto aree idonee (vedi bozza) è arrivato grazie alle novità introdotte nel testo.
 
Le prime bozze prevedevano che le superfici e le aree ricomprese nel perimetro dei beni sottoposti a tutela possono essere considerate non idonee. Le Regioni hanno invece ottenuto che tali aree devono essere considerate non idonee.
 
La bozza del Decreto aree idonee approvata stabilisce che le Regioni possono stabilire una fascia di rispetto dal perimetro dei beni sottoposti a tutela di ampiezza differenziata a seconda della tipologia di impianto, proporzionata al bene oggetto di tutela, fino a un massimo di 7 chilometri. Questi vincoli non si applicano agli impianti già esistenti e ai loro rifacimenti.
 
Su pressione della Regione Sardegna, la bozza definitiva del Decreto aree idonee introduce un nuovo metodo di calcolo del raggiungimento degli obiettivi di burden sharing. Si terrà in considerazione il 100% della potenza prodotta dai nuovi impianti offshore entrati in esercizio dal 1° gennaio 2021. Le prime bozze prevedevano di includere nel calcolo solo il 40% della potenza prodotta, ma in questo modo il raggiungimento degli obiettivi sarebbe risultato più difficile.
 
Il Decreto aree idonee, infatti, fissa per ogni Regione un obiettivo di potenza da raggiungere nell’arco di tempo compreso tra il 2021 e il 2030 e prevede che il Governo possa intervenire esercitando i suoi poteri sostitutivi nel caso in cui le Regioni non si adeguino.
 
 

Cosa prevede il Decreto aree idonee

La bozza definitiva del Decreto riconosce alle Regioni il potere di individuare le aree idonee all’installazione degli impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Le Regioni dovranno coinvolgere i Comuni e tenere presenti i limiti introdotti dal nuovo Decreto Agricoltura, ma anche l’esigenza di massimizzare le aree su cui installare gli impianti.
 
Per massimizzare le aree idonee, il Decreto invita le Regioni a privilegiare l’uso di superfici edificate, come capannoni, parcheggi, aree a destinazione industriale, artigianale, per servizi e logistica, ma anche a verificare l’idoneità di altre aree non utilizzabili per altri scopi, "ivi incluse le superfici agricole non utilizzabili, compatibilmente con le caratteristiche e le disponibilità delle risorse rinnovabili, delle infrastrutture di rete e della domanda elettrica, nonché tenendo in considerazione la dislocazione della domanda, gli eventuali vincoli di rete e il potenziale di sviluppo della rete stessa".
 
Il testo del Decreto aree idonee approvato dalla Conferenza Unificata riconosce una potenza nominale aggiuntiva agli impianti geotermoelettrici e idroelettrici “pari alla potenza di ogni fonte rinnovabile per il relativo parametro di equiparazione”. I parametri saranno definiti dal Gestore del Servizi Energetici (GSE).
 

Decreto aree idonee rinnovabili, il commento del Mase

“Accogliamo con grande soddisfazione l’accordo in Conferenza Unificata, è un obiettivo raggiunto. Abbiamo sbloccato un decreto lungamente atteso, un nuovo tassello verso la decarbonizzazione”. Così Gilberto Pichetto, Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica.
 
“Il Ministero - ha aggiunto Pichetto - ha sempre promosso la via del confronto con le amministrazioni regionali e gli enti locali: solo con la piena condivisione, infatti, si potranno raggiungere gli 80 gigawatt aggiuntivi di rinnovabili, contemperando con pragmatismo lo sviluppo energetico, la difesa dell’ambiente e le esigenze di tutela del paesaggio”.
 
“Grazie al lavoro di mediazione svolto, oggi abbiamo un quadro chiaro di responsabilità per arrivare a un nuovo modello energetico al 2030, coerente con gli obiettivi PNIEC e con i tanti strumenti, penso al Decreto FER 2 ma anche al Decreto CER e a quello sull’agrivoltaico, costruiti per incentivare lo sviluppo delle rinnovabili” - ha concluso il Ministro.
 
 

Le dichiarazioni della Presidente della Sardegna sul Decreto aree idonee

“La Sardegna ha risposto alla speculazione energetica e ha mandato un messaggio chiaro: non accetteremo più di essere calpestati o considerati come una Regione di serie B”, ha commentato la Presidente della Regione Sardegna, Alessandra Todde.
 
“Abbiamo ottenuto - continua - che sia la Sardegna a definire come fare le autorizzazioni e come dislocare gli impianti eolici e fotovoltaici nel nostro territorio per ottemperare alla quota di 6,2 GW, senza subire le decisioni di altri e del Governo nazionale. Abbiamo inoltre ottenuto il riconoscimento del fatto che qualsiasi campo eolico offshore venga posto al largo delle coste della nostra isola, incida sulla Sardegna in quanto ne impatta l'economia, la pesca, il turismo. L’impegno della Sardegna verrà quindi considerato interamente”.

“La Sardegna infine - conclude - potrà decidere quale dovrà essere il suo destino energetico: non ci saranno più autorizzazioni che passeranno sopra la nostra testa. Qualsiasi autorizzazione verrà decisa e data dagli uffici della Regione, chiaramente interpellando i Comuni, i territori e i cittadini”.
 

I commenti degli operatori sul Decreto aree idonee

Secondo l’Associazione nazionale energia del vento (Anev) il Decreto aree idonee “rende di fatto impossibile conseguire gli obiettivi della transizione ecologica che lo stesso testo pone”.
 
Anev ritiene che la possibilità di considerare non idonee le aree comprese nel perimetro dei beni tutelati e di individuare delle fasce di rispetto renderà vano il provvedimento.
 
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